mercoledì 10 giugno 2026

IGORT...

 


Passo passo

     Percorrere quelle strade alla velocità di una camminata
aiuta a conoscere.
     Fuori dai grandi centri abitati le cose scorrono più len-
tamente. Non c'è fretta, si può vivere senza affanno, ascol-
tando il ritmo delle stagioni. Forse per questo, penso, gli
antichi maestri volevano immergersi nella natura a passo
lento. Intraprendendo viaggi che duravano mesi.
     Dai diari di Sora si apprende che viaggiavano a una
media di quindici chilometri al giorno. Alcuni giorni,
quando Basho era provato, si fermavano. C'erano altri
giorni in cui percorrevano anche cinquanta chilometri. 
Ma era raro.

IGORT - A cavallo con i poeti
Einaudi editore - 2026
 

sabato 6 giugno 2026

DENISE LEVERTOV... CIBO 18 di 20...




Denise Levertov  1923-1997

 

La discepola

 

L’ampia cucina è quasi al buio.

Sul piano di luce diffusa, uniforme,

le padelle di rame sul muro e il geranio alla finestra

accendono altri fuochi.

Appese alle travi dondolano erbe di muschio spagnolo.

 

Al tavolo, mani infarinate

che impastano, piedi ben

piantati su lastre di pietra,

una donna riflette sul pane-che-verrà.

Lievito e farina, acqua e sale,

si mescolano nella grande ciotola.

 

Non è

Il pane cotto e raffreddato e tagliato

che ha in mente

ma  il modo in cui

l’impasto cresce e prende vita,

 

non è il forno che ha in mente

ma il modo in cui

l’odore acre diventa

fragranza.

 

Vuole mettere

Una rosa d’argento o una campanella di diamanti;

in ogni pane

vuole

infornare una maledizione in una pagnotta,

e in un'altra le parole per rompere

il malocchio e restituire

a sé stessi gli eroi trasformati;

vuole fare

un pane che è più del pane.


martedì 2 giugno 2026

DARIO FO... Muoiono i poeti

 


                                                                                  - Muoiono i poeti -

Ohé sunt chi!
Ohe sunt chi,
vegnù giò con la piena
vegnù gio chi a Milan
chi a Milan
mi g'avevi tri an
furs du an apena
ohè sunt chi
ma quand sunt arivà chi
mi el terun
tegnù su cum un fagot
dal papà
cuntrapès d'una valisa de carton
po ho vist i ca
tant ca
ses pian
i fiulit a giugà
tacà drè i tram su i respingent
dent pee dent ho volu saltà su cun lur
e dai respingent come la giostra
mi go vist vulà via la gent
l'era un grand scapar l'era un grand scapar
da ca de nivul di felicità.
Ohe sunt chi
vegnù giò con la piena
vegnù giò a Luret com un falchet
si el su l'è un rebelot la città de fa rid
l'è un casot
ma anca inscì
la me piase, anca inscì
perché la città ghe l'u denter indi occ
da quand'seri un fiulin
e lu vista dal tram
tacà su i respingent
com la giostra a vular
propr insciì ve la veli cantar
ohè sunt chi.

(Scritta per uno spettacolo di Enzo Jannacci, 1967)  

lunedì 25 maggio 2026

MARCO AIME / FEDERICO FALOPPA...

 

...la sensazione è che quelle vittime non siano neppure mai esistite, che siano un rumore di fondo (fastidioso, perché annunciato dai tg all'ora dei pasti), che quei morti non ci sconvolgono perché non appartengono davvero al nostro mondo


da "I morti degli altri"  di Marco Aime e Federico Faloppa
Einaudi editore - 2025

venerdì 22 maggio 2026

martedì 19 maggio 2026

SUSAN SONTAG...

 



nell'ottobre del 1991 ero qui, nella quiete del mio appartamento, quando i serbi invasero la Croazia, e ricordo che quando i telegiornali della sera mostrarono la distruzione di Vukovar, a soli trecento chilometri da qui, pensai "è terribile", ma poi cambiai subito canale. Come posso avercela con chi, in Francia, in Germania, in Italia, vede i massacri giornalieri qui a Sarajevo nei telegiornali, dicendo tra sé e sé "è terribile", e poi cambiando canale? Non è normale? Ovunque la gente si sente sicura c'è e ci sarà sempre indifferenza.

Susan Sontag  da "Davanti al dolore degli altri"
Nottetempo editore - 2003