Denise Levertov 1923-1997
La discepola
L’ampia cucina è quasi al buio.
Sul piano di luce diffusa, uniforme,
le padelle di rame sul muro e il geranio alla finestra
accendono altri fuochi.
Appese alle travi dondolano erbe di muschio spagnolo.
Al tavolo, mani infarinate
che impastano, piedi ben
piantati su lastre di pietra,
una donna riflette sul pane-che-verrà.
Lievito e farina, acqua e sale,
si mescolano nella grande ciotola.
Non è
Il pane cotto e raffreddato e tagliato
che ha in mente
ma il modo in cui
l’impasto cresce e prende vita,
non è il forno che ha in mente
ma il modo in cui
l’odore acre diventa
fragranza.
Vuole mettere
Una rosa d’argento o una campanella di diamanti;
in ogni pane
vuole
infornare una maledizione in una pagnotta,
e in un'altra le parole per rompere
il malocchio e restituire
a sé stessi gli eroi trasformati;
vuole fare
un pane che è più del pane.

