- Muoiono i poeti -
...In Fondo al Sacco...
Una volta una signora mi ha detto: "Ma questo Dadaismo, questo Surrealismo non avrà un cattivo effetto sui giovani?" Le ho risposto: "Signora, ho fatto molti quadri in vita mia e sto ancora cercando di fare un quadro alla cui vista certe persone cadono morte, ma non ci sono ancora riuscito." - Man Ray -
domenica 26 luglio 2026
martedì 21 luglio 2026
MARGHERITA IANELLI... Archivio diaristico nazionale...
Margherita Ianelli "Ricordi di altri tempi"
"C'era silenzio, non si vedeva anima viva. Dopo un pò di tempo passo un uomo sui quarant'anni, si fermò e disse: "Sono tutti là in quella piazza, ad applaudire il Duce e tu comè che sei qui". Risposi: "Ma veramente, io non ci capisco niente di quelle parole, in più con un caldo opprimente, preferisco il silenzio e tanta ombra attorno a me". Lui disse: "Ragazzina mia, capisci di più tu che dici di non capire, che quelli là, che applaudono credendo di capire".
estate 1937, paese dell'Appennino audizione in piazza di un discorso radiofonico di Mussolini
Archivio diaristico nazionale
sabato 18 luglio 2026
mercoledì 15 luglio 2026
BORIS PASTERNAK... Muoiono i poeti
- Muoiono i poeti -
Boris Pasternak
Morte di un poeta 1930
Non ci credevano, pensavano: fandonie,
ma lo apprendevano da due, da tre, da tutti.
Si mettevano a fianco nella riga
del tuo tempo fermatosi di botto
case di mogli di impiegati e di mercanti,
cortili ed alberi sui quali
i corvi, nel fumo d'un sole rovente,
urlavano eccitati contro le cornacchie,
perché le stolte d'ora innanzi non ficcassero
il naso nel peccato, alla malora.
Ma c'era sui volti un umido spostamento
come fra le pieghe d'una strappata vangaiola.
Era un giorno, un innocuo giorno, più innocuo
d'una decina di precedenti giorni tuoi.
Si affollavano, allineandosi nell'anticamera,
come se lo sparo li avesse allineati.
Come se avesse, schiacciandoli, schizzati da una chiavica
lucci e scardove una deflagrazione
di petardi riposti fra i biodi.
Come un sospiro di strati micidiali.
Tu dormivi, spianato il letto sulla maldicenza,
dormivi e, cessato ogni palpito, eri placido,-
bello, ventiduenne,
come aveva predetto il tuo tetrattico.
Tu dormivi, stringendo al cuscino la guancia,
dormivi a piene gambe, a pieni malleoli,
inserendoti ancora una volta di colpo
nella schiera delle leggende giovani.
Tu ti inseristi in esse più sensibilmente,
perché le avevi raggiunte d'un balzo.
Il tuo sparo fu simile a un Etna
in un pianoro di codardi e di codarde.
sabato 11 luglio 2026
DOLORES PRATO...
Qualche volta però arrivava una povera donna supplichevole: "Don Domé, me la incatenate?", e gli mostrava una pignatta come si mostra un bimbo malato a un medico. Lui non diceva mai di no. Anche le pignatte rotte diventavano una meraviglia in quella grande cucina luminosa; perché, lì, appena aveva un pò di tempo, l'incatenava. Incatenava la miseria. Una pignatta è poca cosa, ma per i poveri di allora era un capitale. Adoperarla incrinata significava poterla spezzare al più piccolo urto, una volta spezzata bisognava ricomprarla e con che se non c'era neppure l'olio per condire la polenta? Ma c'era Don Domé che stringeva un fil di ferro sotto l'orlo della pignatta, ne tagliava tanti pezzi uguali, li agganciava a quel cerchio e, mani, pinze, tenaglie, li tirava, li torceva, li annodava, stringendo una rete di elegante maglia di ferro intorno alla pignatta incrinata, assicurata oramai per l'eternità. Ammazzando la miseria sorrideva, scherzava, cantava.
pag.78 da "Giù la piazza non c'è nessuno" di Dolores Prato 1892-1983
Ed. Quodlibet - 2016 -
martedì 7 luglio 2026
ABU'L-'ALA al MA'ARRi...
La menzogna ha corrotto fino all'osso
gli abitanti della terra.
Fraternità è parola vuota,
in un umanità divisa in sette.
Il segno dell'origine comune
è l'odio impresso a fuoco nella natura umana.
Così non fosse, un solo tempio avremmo,
e non moschee, né sinagoghe o chiese.
Abu'l -'Ala al Ma'arri Siria 973-1058
venerdì 3 luglio 2026
BORIS PASTERNAK... Muoiono i poeti
- Muoiono i poeti -
Boris Pasternak 2 giugno 1960
Sopra il villaggio di dacie degli scrittori, il cielo era di un azzurro abbagliante. Apparvero le prime dacie. Camminavano, camminavano. E non erano più una catena di persone, ma un intera colonna, un enorme folla in fermento. Cominciavo a capire che stavo partecipando non a un evento letterario, ma politico. Non era un addio a un poeta morto, ma una dimostrazione funebre. La figlia di Olga Ivinskaja scrisse che "è stata una festa funebre".
dal racconto di una testimone oculare
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