Tutti sanno che gli "sfruttatori" quando ( attraverso gli "sfruttati" ) producono merce producono in realtà umanità ( rapporti sociali ).
Gli "sfruttatori" della seconda rivoluzione industriale ( chiamata altrimenti consumismo: cioé grande quantità, beni superflui, funzione edonistica ) producono nuova merce: sicchè producono nuova umanità ( nuovi rapporti sociali ).....
Ma se la seconda rivoluzione industriale - attraverso le nuove immense possibilità che si è data - producesse da ora in poi dei "rapporti sociali" immodificabili?...
Da questo punto di vista le prospettive del capitale appaiono rosee.
I bisogni indotti dal vecchio capitalismo erano in fondo molto simili ai bisogni primari.
I bisogni invece che il nuovo capitalismo può indurre sono totalmente e perfettamente inutili e artificiali.
Ecco perchè attraverso essi, il nuovo capitalismo non si limiterebbe a cambiare storicamente un tipo d'uomo: ma l'umanità stessa.
Va aggiunto che il consumismo può creare dei "rapporti sociali immodificabili", sia creando, nel caso peggiore, al posto del vecchio clerico-fascismo un nuovo tecno-fascismo sia, come ormai più probabile, creando come contesto alla propria ideologia edonistica un contesto di falsa tolleranza e di falso laicismo: di falsa realizzazione, cioè, dei diritti civili.
In ambedue i casi lo spazio per una reale alterità rivoluzionaria verrebbe ristretto all'utopia o al ricordo: riducendo quindi la funzione dei partiti marxisti ad una funzione social-democratica, sia pure, dal punto di vista storico, completamente nuova.
Pier Paolo Pasolini da "Lettere luterane"
Una volta una signora mi ha detto: "Ma questo Dadaismo, questo Surrealismo non avrà un cattivo effetto sui giovani?" Le ho risposto: "Signora, ho fatto molti quadri in vita mia e sto ancora cercando di fare un quadro alla cui vista certe persone cadono morte, ma non ci sono ancora riuscito." - Man Ray -
venerdì 26 dicembre 2014
martedì 16 dicembre 2014
Attilio Lolini..........martedi'
Incisivo
I vecchi vanno
in su e in giu'
con la patente
per ammazzar
la gente
per monti e valli
un nonno prudente
s'appoggia
ad un bastone d'osso
lungo e tagliente
ma e' solo
un lungo dente
che gli esce di bocca
abbatte chi trova vivo
con l'incisivo.
I vecchi vanno
in su e in giu'
con la patente
per ammazzar
la gente
per monti e valli
un nonno prudente
s'appoggia
ad un bastone d'osso
lungo e tagliente
ma e' solo
un lungo dente
che gli esce di bocca
abbatte chi trova vivo
con l'incisivo.
Attilio Lolini..........martedi'
Yogurt
Dicono che sono depresso
mi metto sotto un cipresso
poi faccio colazione
con uno yogurt
alla depressione
alla radio parlano
di guerra in Palestina
succhio una gelatina
poi un sorbetto
incerto se stare in piedi
o rimettermi a letto.
Dicono che sono depresso
mi metto sotto un cipresso
poi faccio colazione
con uno yogurt
alla depressione
alla radio parlano
di guerra in Palestina
succhio una gelatina
poi un sorbetto
incerto se stare in piedi
o rimettermi a letto.
mercoledì 10 dicembre 2014
Vittorio Sereni....
Saba
Berretto pipa bastone, gli spenti
oggetti di un ricordo.
Ma io li vidi animati indosso a uno
ramingo in un'Italia di macerie e polvere.
Sempre di sé parlava ma come lui nessuno
ho conosciuto che di sé parlando
e ad altri vita chiedendo nel parlare
altrettanta e tanta più ne desse a chi stava ad ascoltarlo.
E un giorno, un giorno o due dopo il 18 aprile,
lo vidi errare da una piazza all'altra
dall'uno all'altro caffè di Milano
inseguito dalla radio.
"Porca - vociferando - porca". Lo guardava
stupefatta la gente.
Lo diceva all'Italia. Di schianto, come a una donna
che ignara o no a morte ci ha ferito.
da " Gli strumenti umani ".
Berretto pipa bastone, gli spenti
oggetti di un ricordo.
Ma io li vidi animati indosso a uno
ramingo in un'Italia di macerie e polvere.
Sempre di sé parlava ma come lui nessuno
ho conosciuto che di sé parlando
e ad altri vita chiedendo nel parlare
altrettanta e tanta più ne desse a chi stava ad ascoltarlo.
E un giorno, un giorno o due dopo il 18 aprile,
lo vidi errare da una piazza all'altra
dall'uno all'altro caffè di Milano
inseguito dalla radio.
"Porca - vociferando - porca". Lo guardava
stupefatta la gente.
Lo diceva all'Italia. Di schianto, come a una donna
che ignara o no a morte ci ha ferito.
da " Gli strumenti umani ".
mercoledì 26 novembre 2014
Ferruccio Brugnaro.....
Bravi
Bravo presidente
bravi ministri
bravi segretari
partiti
sindacati
bravi bravi
tutti quanti.
Mano nella mano
cantate
gli operai sono
tramortiti di botte
gli operai lavorano
e tacciono
abbiamo trovato
gli alleati giusti.
Evviva evviva
siamo gli unici
in libertà
intelligenti
intelligenti.
Bravo governo
bravi ministri
bravi bravi
tutti quanti
evviva evviva
i ladri sono stati
premiati
gli operai hanno avuto
una lezione
severa
evviva evviva
cantate
bravo
il nostro presidente
del consiglio
bravi
i nostri ministri
i nostri tecnici
bravi bravi
cantate
più forte
più forte
cantate
evviva
evviva.
Bravo presidente
bravi ministri
bravi segretari
partiti
sindacati
bravi bravi
tutti quanti.
Mano nella mano
cantate
gli operai sono
tramortiti di botte
gli operai lavorano
e tacciono
abbiamo trovato
gli alleati giusti.
Evviva evviva
siamo gli unici
in libertà
intelligenti
intelligenti.
Bravo governo
bravi ministri
bravi bravi
tutti quanti
evviva evviva
i ladri sono stati
premiati
gli operai hanno avuto
una lezione
severa
evviva evviva
cantate
bravo
il nostro presidente
del consiglio
bravi
i nostri ministri
i nostri tecnici
bravi bravi
cantate
più forte
più forte
cantate
evviva
evviva.
lunedì 17 novembre 2014
Antonio Delfini.........1959/1960
Sega gli alberi
Sega gli alberi signor podestà
signor sindaco signor baccalà.
Firma gli atti signor prefetto
governatore questore triletto.
Da il voto di sì signor deputato
scuote la testa il buon governato.
L'eterno inferno è il governo
in Italia per sempre è l'inverno.
C'è una frana in Sicilia
il ministro aggrotta la ciglia
e dichiara: "Si faccia la bara
pel poveretto che impara".
In Lucania c'è l'alluvione
di morte si vuole un veglione.
E' una festa antica che ha più di mill'anni:
in Italia a Rovigo a Catania a Livorno a Trento a Trieste
decimati per via militare per terremoto fame e pellagra
per crolli per strozzo di banca c'è sempre stata la peste.
Il povero deve morire per frusta veleno o fucile.
"Il nipote sia degno degli avi" ha detto un padrone a Milano.
"Il capitale sia nostro e privato, non si muti lo stile,
si ammoderni la frusta, si appesantisca la mano".
Sega gli alberi signor podestà
signor sindaco signor baccalà.
Firma gli atti signor prefetto
governatore questore triletto.
Da il voto di sì signor deputato
scuote la testa il buon governato.
L'eterno inferno è il governo
in Italia per sempre è l'inverno.
C'è una frana in Sicilia
il ministro aggrotta la ciglia
e dichiara: "Si faccia la bara
pel poveretto che impara".
In Lucania c'è l'alluvione
di morte si vuole un veglione.
E' una festa antica che ha più di mill'anni:
in Italia a Rovigo a Catania a Livorno a Trento a Trieste
decimati per via militare per terremoto fame e pellagra
per crolli per strozzo di banca c'è sempre stata la peste.
Il povero deve morire per frusta veleno o fucile.
"Il nipote sia degno degli avi" ha detto un padrone a Milano.
"Il capitale sia nostro e privato, non si muti lo stile,
si ammoderni la frusta, si appesantisca la mano".
domenica 16 novembre 2014
Banksy...per... Michel Timofeevic Kalasnikov
mercoledì 12 novembre 2014
Andrea Zanzotto....mercoledi'
Il nome di Maria Fresu
E il nome di Maria Fresu
continua a scoppiare
all'ora dei pranzi
in ogni casseruola
in ogni pentola
in ogni boccone
in ogni
rutto - scoppiato e
disseminato -
in milioni di
dimenticanze, di comi, bburp.
E il nome di Maria Fresu
continua a scoppiare
all'ora dei pranzi
in ogni casseruola
in ogni pentola
in ogni boccone
in ogni
rutto - scoppiato e
disseminato -
in milioni di
dimenticanze, di comi, bburp.
martedì 11 novembre 2014
martedì 4 novembre 2014
Andrea Zanzotto........martedi'
Rivolgersi agli ossari.
Rivolgersi agli ossari. Non occorre biglietto.
Rivolgersi ai cippi. Con il più disperato rispetto.
Rivolgersi alle osterie. Dove elementi paradisiaci aspettano.
Rivolgersi alle case. Dove l’infinitudine del desìo
(vedila ad ogni chiusa finestra) sta in affitto.
E la radura ha accettato più d’un frondoso colloquio
ormai, dove, ahi,
si esibì la più varia mostra dei sangui
il più mistico circo dei sangui. Oh quanti numeri, e rancio speciale. Urrah.
Vorrei bucarmi di ogni chimica rovina
per accogliere tutti, in anteprima,
nello specchio medicato d’infinitudini e desii
di quel circo i fermenti gli enzimi
dentro i succhi più sublimi dell’alba, dell’azione, in piena diana. E si va.
E si va per ossari. Essi attendono
gremiti di mortalità lievi ormai, quai gemme di primavera,
gremiti di bravura e di paura. A ruota libera, e si va.
Buoni, ossari – tante morti fuori del qualitativo divario
onde si sale a sicurezze di cippo,
fuori del gran bidone (e la patria bidonista,
che promette casetta e campicello
e non li diede mai, qui santità mendica, acquista).
Hanno come un fervore di fabbrica gli ossari.
Vi si ricevono ordini, ordinazioni eterne. Vi si smista.
All’asilo, certi pazzi-di-guerra, ancora vivi
allevano maiali; traffici con gli ossari.
Mi avete investito, lordato tutto, eternizzato tutto, un fiotto di sangue.
Arteria aperta il Piave, né calmo né placido
ma soltanto gaiamente sollecito oltre i beni i mali e simili
e tutto solletichìo di argenti, nei suoi intenti, a dismisura.
Padre e madre, in quel nume forse uniti
tra quell’incoercibile sanguinare
ed il verde e l’argenteizzare altrettanto incoercibili,
in quel grandore dove tutti i silenzi sono possibili
voi mi combinaste, sotto quelle caterve di
os-ossa, ben catalogate, nemmeno geroglifici, ostie
rivomitate ma come in un più alto, in un aldilà d’erbe e d’enzimi
erbosi assunte,
in un fuori-luogo che su me s’inclina e domina
un poco creandomi, facendomi assurgere a
Così che suono a parlamento
per le balbuzie e le più ardue rime,
quelle si addestrano e rincorrono a vicenda,
io mi avvicendo, vado per ossari, e cari stinchi e teschi
mi trascino dietro dolcissimamente, senza o con flauto magico
Sempre più con essi, dolcissimamente, nella brughiera
io mi avvicendo a me, tra pezzi di guerra sporgenti da terra,
si avvicenda un fiore a un cielo
dentro le primavere delle ossa in sfacelo,
si avvicenda un sì a un no, ma di poco
differenziati, nel fioco
negli steli esili di questa pioggia, da circo, da gioco.
Rivolgersi ai cippi. Con il più disperato rispetto.
Rivolgersi alle osterie. Dove elementi paradisiaci aspettano.
Rivolgersi alle case. Dove l’infinitudine del desìo
(vedila ad ogni chiusa finestra) sta in affitto.
E la radura ha accettato più d’un frondoso colloquio
ormai, dove, ahi,
si esibì la più varia mostra dei sangui
il più mistico circo dei sangui. Oh quanti numeri, e rancio speciale. Urrah.
Vorrei bucarmi di ogni chimica rovina
per accogliere tutti, in anteprima,
nello specchio medicato d’infinitudini e desii
di quel circo i fermenti gli enzimi
dentro i succhi più sublimi dell’alba, dell’azione, in piena diana. E si va.
E si va per ossari. Essi attendono
gremiti di mortalità lievi ormai, quai gemme di primavera,
gremiti di bravura e di paura. A ruota libera, e si va.
Buoni, ossari – tante morti fuori del qualitativo divario
onde si sale a sicurezze di cippo,
fuori del gran bidone (e la patria bidonista,
che promette casetta e campicello
e non li diede mai, qui santità mendica, acquista).
Hanno come un fervore di fabbrica gli ossari.
Vi si ricevono ordini, ordinazioni eterne. Vi si smista.
All’asilo, certi pazzi-di-guerra, ancora vivi
allevano maiali; traffici con gli ossari.
Mi avete investito, lordato tutto, eternizzato tutto, un fiotto di sangue.
Arteria aperta il Piave, né calmo né placido
ma soltanto gaiamente sollecito oltre i beni i mali e simili
e tutto solletichìo di argenti, nei suoi intenti, a dismisura.
Padre e madre, in quel nume forse uniti
tra quell’incoercibile sanguinare
ed il verde e l’argenteizzare altrettanto incoercibili,
in quel grandore dove tutti i silenzi sono possibili
voi mi combinaste, sotto quelle caterve di
os-ossa, ben catalogate, nemmeno geroglifici, ostie
rivomitate ma come in un più alto, in un aldilà d’erbe e d’enzimi
erbosi assunte,
in un fuori-luogo che su me s’inclina e domina
un poco creandomi, facendomi assurgere a
Così che suono a parlamento
per le balbuzie e le più ardue rime,
quelle si addestrano e rincorrono a vicenda,
io mi avvicendo, vado per ossari, e cari stinchi e teschi
mi trascino dietro dolcissimamente, senza o con flauto magico
Sempre più con essi, dolcissimamente, nella brughiera
io mi avvicendo a me, tra pezzi di guerra sporgenti da terra,
si avvicenda un fiore a un cielo
dentro le primavere delle ossa in sfacelo,
si avvicenda un sì a un no, ma di poco
differenziati, nel fioco
negli steli esili di questa pioggia, da circo, da gioco.
lunedì 20 ottobre 2014
Stanley Kubrick...
Per un osservatore sito nella nebulosa di Andromeda,
il segno della nostra estinzione non sarebbe piu' appariscente
di un fiammifero che si accende per un secondo nel cielo.
giovedì 16 ottobre 2014
Attilio Lolini...........giovedi'
Per i poveri non c'è nessuna storia
chi distratto ci degno'
di uno sguardo
è sepolto da tempo
ci tirarono le orecchie
vomitandoci addosso
le nuove morali
preziose carte d' identita' la morte
distratta
non ci riconosce
mica sa quello che fa
ci trascura
ci fa dispetti
è al serviziodal senatore amintore
perche' ti ho rivista stanotte
dopo dieci anni cinque un secolo che ne so
gobba come allora
cacciata dai polfer
dalla sala d'attesa di seconda classe
tua residenza
oh civilta' costituzione
neppure il freddo ci stende secchi
siamo eterni
mister rumor
onorevole de martino
santo padre dei borghesi paolo
da " Negativo parziale " 1974
chi distratto ci degno'
di uno sguardo
è sepolto da tempo
ci tirarono le orecchie
vomitandoci addosso
le nuove morali
preziose carte d' identita' la morte
distratta
non ci riconosce
mica sa quello che fa
ci trascura
ci fa dispetti
è al serviziodal senatore amintore
perche' ti ho rivista stanotte
dopo dieci anni cinque un secolo che ne so
gobba come allora
cacciata dai polfer
dalla sala d'attesa di seconda classe
tua residenza
oh civilta' costituzione
neppure il freddo ci stende secchi
siamo eterni
mister rumor
onorevole de martino
santo padre dei borghesi paolo
da " Negativo parziale " 1974
venerdì 3 ottobre 2014
lunedì 25 agosto 2014
Roberto Roversi...
Quali e quante simmetrie per i nuovi padroni
Non posso parlare dei giovani perchè non so
ma posso cercare di capire
per capirli
perchè la mia giornata ormai sull'orlo
non si consumi soltanto in piccoli fuochi
" il sorgere della cattiva luna "
porta a cattivi pensieri
ma il giorno di sole brucia (brucia, ragazzo, brucia,)
non dormire, ti rubano il futuro
le gole d'oro le mani di neve e alla notte
corrono a frugare cancellano gli anni
ti preparano ai capelli bianchi ai cavalli azzoppati
VOGLIONO LISCIARE LA TERRA LASCIARLA DESERTA
ma tu cresci sulle onde alzati leggero e tocca i fumi
con gli occhi si può ferire il nemico
la ribellione del cuore si presta a cento travestimenti
contro
i falsi gabbadei i colli torti
i cagasotto della nostra età.
I CHIODI ARRUGGINITI
GLI ULTIMI ALBERI
le fabbriche come cattedrali spiritate
senza rumore suono senza voce
l'uomo lì muore come nella foresta
LO SPARTIVENTO
n. 9 - maggio 1988
Non posso parlare dei giovani perchè non so
ma posso cercare di capire
per capirli
perchè la mia giornata ormai sull'orlo
non si consumi soltanto in piccoli fuochi
" il sorgere della cattiva luna "
porta a cattivi pensieri
ma il giorno di sole brucia (brucia, ragazzo, brucia,)
non dormire, ti rubano il futuro
le gole d'oro le mani di neve e alla notte
corrono a frugare cancellano gli anni
ti preparano ai capelli bianchi ai cavalli azzoppati
VOGLIONO LISCIARE LA TERRA LASCIARLA DESERTA
ma tu cresci sulle onde alzati leggero e tocca i fumi
con gli occhi si può ferire il nemico
la ribellione del cuore si presta a cento travestimenti
contro
i falsi gabbadei i colli torti
i cagasotto della nostra età.
I CHIODI ARRUGGINITI
GLI ULTIMI ALBERI
le fabbriche come cattedrali spiritate
senza rumore suono senza voce
l'uomo lì muore come nella foresta
LO SPARTIVENTO
n. 9 - maggio 1988
giovedì 24 luglio 2014
Constantinos Kavafis...
Per quanto sta in te
E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole e in un viavai frenetico.
Non sciuparla portandola in giro
in balia del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea.
martedì 15 luglio 2014
Boris Pasternak...
Tu
mi stai accanto, lontananza del socialismo.
Dici
d’esser vicina? Frammezzo alle angustie,
in nome della vita, in cui ci siamo legati,
trasportaci, ma solo tu.
in nome della vita, in cui ci siamo legati,
trasportaci, ma solo tu.
Tu
mandi fumo tra una nebbia di teorie,
terra fuori di ciarle e di calunnie,
come una porta sul mondo e una porta sul mare,
e una porta sulla Georgia da Mleti.
terra fuori di ciarle e di calunnie,
come una porta sul mondo e una porta sul mare,
e una porta sulla Georgia da Mleti.
Tu
sei il paese ove le donne di Putivl’
non piangono prima del tempo come i cuculi,
e con tutta la verità io le rendo felici,
e ad essa non occorre distoglierne lo sguardo.
non piangono prima del tempo come i cuculi,
e con tutta la verità io le rendo felici,
e ad essa non occorre distoglierne lo sguardo.
Dove
respirano l’una accanto all’altra,
e i ganci della passione non scricchiano
e non danno un residuo di frazioni
per sventura delle madri e dei bambini.
e i ganci della passione non scricchiano
e non danno un residuo di frazioni
per sventura delle madri e dei bambini.
Dove
io non ricevo alcun resto
in vita spicciola dall’esistenza,
ma segno solo ciò che spendo
e spendo tutto quello che conosco.
in vita spicciola dall’esistenza,
ma segno solo ciò che spendo
e spendo tutto quello che conosco.
Dove
la voce, mandata a rincorrere
una novità indistruttibile,
con l’esultanza del mio bambino
mi fa eco dall’avvenire.
una novità indistruttibile,
con l’esultanza del mio bambino
mi fa eco dall’avvenire.
Qui
sarà tutto: ciò che ho vissuto
nei presagi e nella realtà,
e coloro di cui non sono degno,
e ciò per cui fra di essi ho un nome.
nei presagi e nella realtà,
e coloro di cui non sono degno,
e ciò per cui fra di essi ho un nome.
Tu
sei ancora qui, e mi hanno detto
ove sei adesso e ove sarai alle cinque.
Io ti potrei trovare nel Kursaal,
piuttosto che ciarlare invano.
ove sei adesso e ove sarai alle cinque.
Io ti potrei trovare nel Kursaal,
piuttosto che ciarlare invano.
Tu
ascolteresti ritornando giovane,
grande, libera, audace,
dell’uomo giunto al limite
da una formica che è cresciuta troppo.
grande, libera, audace,
dell’uomo giunto al limite
da una formica che è cresciuta troppo.
Vi
sono nell’esperienza dei grandi poeti
tali tratti di naturalezza
che non si può, dopo averli conosciuti,
non finire con una mutezza completa.
tali tratti di naturalezza
che non si può, dopo averli conosciuti,
non finire con una mutezza completa.
Imparentati
a tutto ciò che esiste, convincendosi
e frequentando il futuro nella vita di ogni giorno,
non si può non incorrere alla fine, come in un’eresia,
in un’incredibile semplicità.
e frequentando il futuro nella vita di ogni giorno,
non si può non incorrere alla fine, come in un’eresia,
in un’incredibile semplicità.
Ma
noi non saremo risparmiati,
se non sapremo tenerla segreta.
Più d’ogni cosa è necessaria agli uomini,
ma essi intendono meglio tutto ciò che è complesso…
B. Pasternak, Le onde, 1931
se non sapremo tenerla segreta.
Più d’ogni cosa è necessaria agli uomini,
ma essi intendono meglio tutto ciò che è complesso…
B. Pasternak, Le onde, 1931
martedì 17 giugno 2014
Luigi Di Ruscio...Epigramma...1982
I peli della poesia vengono divisi in mille parti
le balle che ci racconta il potere
invece spudoratamente ce le beviamo tutte
anche in questo caso è preferibile il contrario
beviamoci spudoratamente tutte le balle delle poesie
e le balle che ci racconta il potere
dividiamole in mille parti con tutte
le infinite metodologie critiche
le balle che ci racconta il potere
invece spudoratamente ce le beviamo tutte
anche in questo caso è preferibile il contrario
beviamoci spudoratamente tutte le balle delle poesie
e le balle che ci racconta il potere
dividiamole in mille parti con tutte
le infinite metodologie critiche
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