Una volta una signora mi ha detto: "Ma questo Dadaismo, questo Surrealismo non avrà un cattivo effetto sui giovani?" Le ho risposto: "Signora, ho fatto molti quadri in vita mia e sto ancora cercando di fare un quadro alla cui vista certe persone cadono morte, ma non ci sono ancora riuscito." - Man Ray -
martedì 28 febbraio 2023
venerdì 24 febbraio 2023
I Molti/Animali piante persone migranti...Michelangelo Setola/Stefano Ricci
54/Beccacino, Allinago Paraguaiae, conosciuto
anche come Beccacino del Paraguay, è un uccello carat-
terizzato da un becco che ricorda un ago. Fa parte della
famiglia degli uccelli acquatici, ma con questi ultimi ha
poco da spartire per quanto riguarda la migrazione. Il
Beccacino è l'uccello dei record: non esistono altri uccelli
migratori in grado di coprire una distanza di 11.000 chilo-
metri senza fermarsi. Questo animale è in grado di volare
dall'Alaska alla Nuova Zelanda, motivo per cui durante i
mesi precedenti alla migrazione guadagna molto peso
per poter affrontare il lungo percorso. In pratica, riesce a
volare senza interruzioni per una settimana.
I Molti/Animali piante persone migranti
Squadro Edizioni Grafiche/Collana Sigaretten
- 2021 -
lunedì 20 febbraio 2023
I Molti/Animali piante persone migranti...Michelangelo Setola/Stefano Ricci
31/Queste piante, la falsa Ninfea, il Tribolo o Casta-
gno acquatico, comuni negli stagni, nei fossati, nelle poz-
zanghere delle torbiere, non sono visibili durante l'inverno
poiché riposano nel fango. Il loro gambo allungato, sottile,
strascicante, è guarnito di foglie ridotte a filamenti rami-
ficati. Nel punto in cui hanno inizio queste foglie così tra-
sformate, si nota una specie di piccola borsa a forma di
pera, la cui estremità superiore è acuminata e munita di
una apertura. Quest'apertura è chiusa da una valvola che
si può aprire solo dal di fuori verso l'interno e i cui bordi
sono muniti di peli ramificati; la parte interna della borsa è
tappezzata di altri piccoli peli secretori che le danno l'a-
spetto del velluto. Quando giunge il momento della fioritu-
ra, i piccoli otri si riempiono d'aria, e più l'aria tende a sfug-
gire più si chiude la valvola. Tutto ciò dà alla pianta una
grande leggerezza specifica che la porta alla superficie
dell'acqua; allora soltanto sbocciano quei graziosi fiorelli-
ni gialli che sembrano piccoli strani musetti con le labbra
rigonfie, bocche il cui palato è striato di linee arancioni o
color ferro. Durante i mesi di giugno, luglio e agosto esse
mostrano i loro freschi colori fra i detriti vegetali e si alza-
no graziosamente sull'acqua torba. Ma quando la feconda-
zione ha avuto luogo, il frutto si sviluppa e le parti si inver-
tono; l'acqua pesa sulla valvola degli otricoli, la spinge, si
precipita nella cavità, appesantisce la pianta e la costringe a
ridiscendere nella melma.
Non possiamo lasciare le piante acquatiche senza ricor-
dare brevemente la vita della più romantica di esse: la
leggendaria Vallisneria, una Idrocaridea le cui nozze rap-
presentano l'episodio più tragico della storia amorosa e
migratoria dei fiori. La Vallisneria è una pianta insignifican-
te che non ha niente della grazia singolare delle ninfee o
di alcune alghe acquatiche; ma sembra che la natura si
sia divertita a porre in questa pianta una bella idea. Tutta la
sua esistenza trascorre in fondo all'acqua, in una specie di
dormiveglia, fino all'ora nuziale in cui essa aspira ad una
nuova vita. Allora, il fiore femmina svolge lentamente la
lunga spirale del suo peduncolo, sale, emerge e si schiu-
de alla superficie dello stagno.
Da un ceppo vicino, i fiori maschi, che la intravedono at-
traverso la luminosità dell'acqua, si alzano a loro volta,
verso la pianticella che galleggia, l'attendono e la chiama-
no in un magico mondo; ma i fiori maschi, giunti a mezza
strada, sono bruscamente frenati: il loro gambo, sorgente
della loro stessa vita, è troppo corto ed essi non potranno
mai raggiungere quel mondo di luce, il solo on cui possa
compiersi l'unione degli stami col pistillo. Ma i fiori maschi
hanno racchiusa dentro di loro una bolla d'acqua. Sembra
quasi che esitino un istante; poi, con uno sforzo magnifico
- il più soprannaturale che io conosca nei fasti degli in-
setti e dei fiori - spezzano deliberatamente i legami che li
attaccano all'esistenza, per slanciarsi incontro alla felicità.
Si strappano dal loro peduncolo e con uno slancio incom-
parabile i loro petali infrangono la superficie dell'acqua.
Feriti a morte, i fiori maschi galleggiano un attimo accanto
alle loro inconsapevoli fidanzate; l'unione si compie, dopo
di che i sacrificati vanno a morire alla deriva, mentre la
sposa, già madre, chiude la corolla dove vive il loro ultimo
respiro, riavvolge lo stelo a sperale e ridiscende nelle pro-
fondità per maturarvi il frutto del primo e ultimo bacio.
I Molti/Animali piante persone migranti
Squadro Edizioni Grafiche/Collana Sigaretten
- 2021 -
mercoledì 15 febbraio 2023
I Molti/Animali piante persone migranti... Michelangelo Setola/Stefano Ricci
08/ Fuori dalla tenda del campo profughi di Rass
Baalbek, nel nord del Libano, a dieci chilometri dalla
frontiera siriana, una bambina impila piccoli pezzi di
stoffa, e un'altra attraversa grossi pneumatici bagnati,
che brillano in una macchia di luce. Un bambino porta un
sasso all'orecchio, telefona a un ragazzino seduto che
ride. E' quasi buio.
09/Scendiamo verso Hermel. Tre ragazzini, sul
confine del campo, fanno rotolare pneumatici più grandi di
loro. Tra le corsie della strada che attraversa la valle della
Bekaa appaiono i grandi ritratti dei martiri di Hezbollah,
protetto da piccole tettoie di tegole. All'ultimo piano di una
casa in costruzione due ragazzi si nascondono qualcosa
sotto il maglione, ridono e spostandosi scompaiono dietro
una parabolica rossa di ruggine.
Arriviamo al campo. Tutte le famiglie che sono qui sono arri-
vate insieme dalla Siria, dice Hassan, sono venuti in Libano
passando dal valico, lì non c'è confine. Il proprietario li aiuta,
ha dato loro la terra da coltivare, da pascolare le vacche, ma
il loro problema è che non hanno più niente, non hanno sol-
di, attrezzi, animali, e non possono farci niente.
Sul sentiero sterrato grandi cisterne d'acqua, e una piccola
fabbrica di mattoni. Cinque famiglie siriane sono arrivate qui
da sei anni, dice Hassan, il proprietario paga gli uomini quat-
tro dollari al giorno, le donne due. Gli ha dato un po' di terra
all'uscita della fabbrica, e hanno costruito alcune case di
mattoni, grandi come ripostigli, come piccoli garage.
10/La sera prima di partire, in un bar di Zahle vicino
al confine siriano, li ho ascoltati raccontare di un uomo, un
cercatore d'acqua, un italiano che lavora nei progetti della
cooperazione internazionale e si sposta continuamente,
da un progetto all'altro, cambia i paesi, i continenti. Cerca
l'acqua, la trova e riparte. Era stato lì qualche settimana
prima, e sembrava che lo conoscessero tutti. Ognuno
aggiungeva un racconto, tutte storie con l'acqua, acqua
che lui ha trovato in posti dove sembrava impossibile
farlo. E qualcuno ha detto di averlo sentito parlare di un
rabdomante.
Ha detto che non si sente poi così diverso da questo
rabdomante che ha conosciuto - facciamo cose simili -
ha detto. Guardo anch'io certe piante, guardo se ci sono
certe rocce, studio la conformazione del territorio. Anche i
rabdomanti lo fanno. Loro tengono tra le mani un legno a
tre punte, io altre cose, ma quello che facciamo, in fondo
si somiglia.
I Molti/Animali piante persone migranti
Squadro Edizioni Grafiche/Collana Sigaretten
- 2021 -
venerdì 10 febbraio 2023
lunedì 6 febbraio 2023
giovedì 2 febbraio 2023
BRUNO SEGRE...
Che cosa hai perso con le leggi razziali?
La mia è stata un infanzia abbastanza solitaria. Mi è mancato il mondo dei coetanei. La scuola era a un passo da casa e quando incontravo dei compagni, a quel punto ex,non mi vedevano più. Ero diventato invisibile...Le leggi razziali impedivano che noi ebrei inquinassimo con la nostra presenza le scuole del Regno, vuoi come docenti vuoi come studenti. Però ci concedevano di presentarci come privatisti agli esami terminali dei vari cicli scolastici. Per fare la quarta e la quinta elementare, e poi l'esame di ammissione alle medie, fui affidato a un anziana insegnante in pensione, antifascista e molto valida, che chiamavo "zia Maria", dandole del tu.
dal libro-intervista di Bruno Segre "Che razza di ebreo sono io"
lunedì 30 gennaio 2023
ETTY HILLESUM...
Etty Hillesum
"E ora sembra che gli ebrei non potranno più entrare nei negozi di frutta e verdura, che dovranno consegnare le loro biciclette, che non potranno più salire sui tram né uscir di casa dopo le otto di sera.
dai diari 12 giugno 1942
"La miseria che c'è qui è veramente terribile - eppure, la sera tardi, quando il giorno si è inabissato dietro di noi, mi capita spesso di camminare di buon passo lungo il filo spinato, e allora dal mio cuore si innalza sempre una voce - non ci posso far niente, è così, è di una forza elementare -, e questa voce dice: la vita è una cosa splendida e grande, più tardi dovremo costruire un mondo completamente nuovo"
"Si potrà mai descrivere al mondo esterno quel che è successo qui?"
dalle lettere scritte nel 1943 dal campo di transito di Westerbork , Olanda
Etty Hillesum - Middelburg, Olanda 15 gennaio 1914 - Auschwitz 30 novembre 1943
giovedì 26 gennaio 2023
NUTO REVELLI... 27 gennaio
Nuto Revelli
La mia tradotta abbandona la stazione di Collegno alle ore 3 del 21 luglio 1942. E' una tradotta lunghissima, di 25-30 vagoni, e porta 6 ufficiali, 340 alpini, 90 muli e tante casse di materiale inutile.
...A Milano le donne fasciste, in sahariana bianca, ci fanno festa, distribuiscono acqua e ghiaccio...
Al Brennero incrociamo una tradotta tedesca diretta verso l'Africa Settentrionale...ci guardano dall'alto in basso, ridono dei nostri muli che scalciano contro le pareti di legno dei vagoni...Attraversiamo l'Austria, ancora bella, intatta...In Polonia il paesaggio cambia. Immense distese di terra che si perdono all'orizzonte. Ogni tanto un treno distrutto, capovolto. Per la prima volta sentiamo parlare dei partigiani, che sarebbero attivi e feroci. A Varsavia il primo incontro con gli ebrei. Ci chiediamo chi siano questi civili - donne, uomini, bambini - vestiti di stracci, tutti marchiati con una stella gialla sul petto e sulla schiena, che vagano lungo i nostri binari, con le SS che li controllano con le armi puntate. Tutti gli ebrei hanno un secchio e una scopa. Sono addetti alla pulizia della stazione, devono raccogliere i rifiuti della nostra tradotta, Voglio capire, cerco di capire...A Stolpce, in Ucraina, gli ebrei sono più numerosi...La sosta è più lunga del solito. Giuseppe Grandi mi parla, ci parliamo, preparando il rancio. Questa gente muore di fame. Ne distribuiamo una parte, eludendo la sorveglianza delle SS. Gli alpini sono scesi tutti dalla tradotta, e nella confusione gli ebrei riescono ad avvicinarsi a noi, a raccattare un mestolo di minestrone. Una giovane donna riesce a farsi capire parlando in latino. Dice che poco lontano vi è un campo di sterminio: ogni giorno vi muoiono 300 ebrei. In me è come se si spezzasse qualcosa. Voglio capire bene, voglio capire tutto. E guardo, e fotografo con gli occhi tutto quello che vedo. Comincio a guardare i tedeschi con odio. La mia ignoranza è catastrofica. Non so nulla dei campi di sterminio. Ma mi rendo conto che la guerra dei tedeschi non è la mia guerra. E questo sentimento mi spaventa, mi angoscia. Non avevo capito niente del fascismo; nulla delle leggi razziali del 1938. E chi non capisce nel momento giusto rischia di capire quando è troppo tardi.
da " Le due guerre. Guerra fascista e guerra partigiana "
Einaudi editore - 2003
Nuto Revelli 1919 - 2004
lunedì 23 gennaio 2023
MICHELE SARFATTI... MARX 1938
Anche quei Marx facevano paura al fascismo
Italia 1938, così uscì nei cinema e fu precipitosamente ritirato "Una notte all'opera": storie di censura e odio antisemita contro i geniali comici americani.
E' una storia vera, ma sembra un film e potrebbe essere intitolato La guerra lampo contro
i fratelli Marx. Cinquantaquattro anni or sono, per l'appunto sul finire di ottobre, i fratelli Marx furono i protagonisti a loro insaputa, di un film girato proprio qui in Italia. Quella che
segue è una sintesi della sceneggiatura, rimasta fino a oggi inedita e custodita dall'Archivio
centrale dello Stato. "La guida espertissima del regista Sam Wood sfruttando le capacità
sceniche e l'inesauribile personalissima vis comica delle tre maschere ha realizzato lo
spettacolissimo dell'allegria che farà di Groucho, Chico e Harpo Marx i veri dominatori
della moderna cinematografia comica". Così si chiudeva una gioiosa pubblicità de Una
notte all'Opera, uscita sul "Corriere adriatico" del 25 ottobre 1938 in occasione della
proiezione del film nel cinema Teatro Vittorio Emanuele di Ancona. Ma in quei i "veri
dominatori" dell'Italia, del cinema e della cinematografia erano ben altri. E' così in un'altra
pagina di quel giornale un combattivo rappresentante del fascismo da poco ufficialmente
antisemita e delle forze della depressione dava il via ad una guerra lampo contro i fratelli
Marx destinata a concludersi con la sconfitta dello "spettacolissimo dell'allegria" e dei più
elementari sentimenti umani. Scriveva dunque quel 25 ottobre un non meglio identificato
"K.41": una notte all'Opera è un "film giudaico e per di più brutto". Esso è "prodotto dai
giudei Samuele Goldwyn e Luigi B. Mayer. è diretto dal giudeo Samuele Wood, e inter-
pretato dai tre fratelli giudei Marx. Questi tre ultimi maiali sono quelli stessi che nei circhi
equestri e nei palcoscenici americani accaparrano il dileggio sull'Italia e sul Fascismo"
L'articolista suinomane e depressore non faceva alcun cenno all'imminente proiezione
del film in Ancona e se la prendeva con quella in corso a Roma, protestando perché la Commissione della Censura Cinematografica (con tre maiuscole) l'aveva consentita.
Concludeva chiedendosi "se per caso, tra questi signori della Censura, non si nasconda
qualche Samuele o filo-Samuele sapientemente camuffato" La prosa è ributtante, ma
tutt'altro che inusuale all'epoca. Va detto che la pubblicità del film aveva la forma di un
normale articolo. E così la contradditoria accoppiata dei due articoli ad una pagina di
distanza finì per costituire un'eccellente gag, degna forse di figurare negli stessi film dei
Marx. E non pochi sfottò dovettero piovere sul capo del repressore K.41. Tanto che questi
il giorno dopo - siamo così al 26 - tornò sulla questione precisando che "il corsivo rispec-
chiava e rispecchia l'opinione del nostro giornale" mentre l'altro scritto era "un'inserzione
pubblicitaria che noi purtroppo non possiamo esimerci dal pubblicare, essendo le pubbli-
cità del giornale appaltata". Ricordava poi che appena sei giorni prima il "Corriere adria-
tico" aveva pubblicato un duro pezzo contro gli attori americani impegnati nella soli-
darietà alla Spagna antifranchista. Corsivo che conteneva un bello (il giudizio è mio)
elenco aperto per l'appunto dai fratelli Marx e ricco della presenza di Buster Keaton,
Erroll Flynn, Clark Gable e altri. Concludendo K.41 scriveva: "Non ci resta dunque che
darci appuntamento al cinema per fischiare solennemente questi sporchi pagliacci".
Con questo progetto dal sapore antico - la scoperta di un potentissimo cattivissimo nemico
interno fu allo stesso tempo frutto e causa di un ritorno alle origini squadriste o perlomeno
a una militanza attiva - il fascista antisemita e repressore del "Corriere adriatico" terminò
il suo ruolo. Il comando della guerra lampo venne prontamente preso da tale Marcellini,
alto funzionario (nientepopodimeno) della prefettura di Ancona. Questi, letto il giornale,
all'ora di pranzo di quel 26 ottobre decise di telegrafare al ministero della Cultura popolare
e, per conoscenza , alla Direzione generale della Pubblica sicurezza del ministero dell'in-
terno (perbacco l'affare si faceva grosso). Riepilogati gli avvenimenti e mostrata la propria
diligenza (tramite la citazione del numero e della data del nulla osta concesso al film), Mar-
cellini assicurava di "aver disposto opportuno servizio di vigilanza) nel cinema e pregava "telegrafarmi urgenza se eventualmente per detto film sia intervenuta revoca autoriz-
zazione". Quest'ultima preghiera fuoriusciva nettamente dall'ambito della diligenza e si
caratterizzava a tutto tondo come un vero e proprio programma di azione. E' una perfetta
esemplificazione di come in quei tempi, al contrario di quanto alcuni oggi preferiscono
affermare, centinaia di funzionari statali animati da sacro zelo on solo applicarono dili-
gentemente quanto ordinato da Mussolini e dai vari gerarchi, ma fecero giungere a Roma
infiniti suggerimenti operativi, innumerevoli proposte di indurimento persecutorio. Tale
fu ed è il significato di quell''eventualmente. Nel pomeriggio del 26 l'eventualmente
cominciò a fare il giro delle scrivanie del Minculpop e ben presto fu portato su quella
del ministro in persona, Dino Alfieri, perfetto ufficiale dell'esercito fascista antisemita
e repressore. Dapprima probabilmente egli fece un balzo sulla sedia (quando mai spettava
alla provincia insegnare a Roma il da farsi!), subito però si ricompose e concentrò la sua
attenzione su come eventualizzare quell'eventualmente. Ci pensò un po' (non molto, ma
più di ventiquattro ore), si pentì di non di non aver ancora emanato un provvedimento
generale di espulsione degli ebrei dallo spettacolo, si consultò con l'ufficio addetto alla
censura e la mattina del 28 ottobre, distogliendosi dalle fondamentali celebrazioni della
marcia su Roma, telegrafò a tutti i prefetti e alla Ps la soluzione della questione: Una
notte all'Opera "est richiamato in appello, Proiezione detto film è per conseguenza
vietata fine a nuovo ordine". Con ciò fascismo, antisemitismo e repressione avevano
vinto la loro guerra lampo contro i fratelli Marx. E la popolazione anconetana? Essa esce
da questa vicenda con dignità: nei due giorni di proiezione si recò al Vittorio Emanuele
in quantità tale da non consentire di definire deserta la sala, gustò il film e non raccolse
l'invito fischiaiolo di K.41. Questo perlomeno e ciò che si deduce da quanto afferma e da
quanto tace la relazione inviata (nientepopodimeno) dal prefetto in persona La Via ai due
ministeri interessati ("... non si sono avuti a deplorare incidenti di sorta, né alcuna manife-
stazione ostile o a favore). Sulla copia della relazione pervenuta al ministero dell'Interno
venne apposto nientepopodimeno che il timbro "Visto da S.E. il Capo della polizia", tutte
le carte vennero poi archiviate e lo Stato fascista, antisemita e repressore passò ad arianiz-
zare un altro comparto della società
Michele Sarfatti - L'Unità - 24/ottobre/1994
giovedì 19 gennaio 2023
ALDO NOVE.....................CONTENITORE CAPODANNO
CONTENITORE CAPODANNO
254 Negli autogrill degli ego residuali
Non avendo più potere d'acquisto
acquistiamo la Verità allo stesso
modo stregato che ci era concesso
negli autogrill del tempo che abbiamo visto
finire e ci sentiamo ancora vivi
e accumuliamo le nostre opinioni
come fossero eterne in capannoni
mentali dove i buoni ed i cattivi
vengono ad accumularsi. E questi beni
sono la sola merce che è rimasta
da conservare. Orgogliosi, pieni
di private virtù questo ci basta.
Fantasmi in un fatale andirivieni
di certezze e di sughi per la pasta.
14 agosto 2021
Aldo Nove da "Sonetti del giorno di quarzo"
domenica 15 gennaio 2023
EDOARDO SANGUINETI.....................CONTENITORE CAPODANNO
CONTENITORE CAPODANNO
Decalogo "Dei diritti e dei doveri"
Diritto al lavoro
Diritto all'abitazione
Diritto alla salute
Diritto all'antifascismo
Diritto di collaborare allo sviluppo della società:
Con il proprio lavoro
Con l'organizzazione del luogo abitativo
Con la tutela del proprio formarsi e della propria efficienza
Con l'approfondimento della propria cultura
Con l'impegno antifascista
Edoardo Sanguineti - 2004
martedì 10 gennaio 2023
PATRICK OUREDNIK..................CONTENITORE CAPODANNO
Le predisposizioni di Adolf CONTENITORE CAPODANNO
Adolf era nato il 20 aprile 1889 in una cittadina austriaca, Braunau am Inn, il giorno del
novantasettesimo anniversario della dichiarazione di guerra della Prussia alla Francia.
Secondo la testimonianza dei vicini, sua madre era una donna onesta e devota che si divi-
deva tra la chiesa, le faccende di casa e l'educazione dei figli. Aveva i capelli castani
e gli occhi grigio azzurri. Il padre, un ispettore doganale, era un marito autoritario,
fissato con la disciplina. Picchiava la moglie in media una volta alla settimana, secondo
le consuetudini dell'epoca.
Al giovane Adolf sarebbe piaciuto diventare un pittore. Ha senz'altro delle
predisposizioni, aveva detto di lui il maestro di scuola. Ma era stato respinto all'esame
di ammissione all' Accademia di Belle Arti di Vienna, la capitale. "Tratto maldestro.
Composizione confusa. Immaginazione convenzionale": ecco cosa aveva decretato
l'Accademia di Belle Arti. Poco dopo, Adolf aveva scoperto di avere un altro talento:
una forza di persuasione sul suo entourage. Abile oratore e insegnante eccellente,
era riuscito in poco tempo a costituire un partito politico combattivo, vincere le elezioni,
diventare l'uomo politico più popolare del paese e scatenare una guerra mondiale.
Patrick Ourednik - La fine del mondo sembra non sia arrivata -
2018 - Quodlibet Edizioni
venerdì 6 gennaio 2023
PATRICK OUREDNIK..................CONTENITORE CAPODANNO
Colui che scava CONTENITORE CAPODANNO
Adolf non avrebbe dovuto chiamarsi Hitler, che viene da Hiedl, sorgente d'acqua sotterranea.
Suo padre si chiamava Alois Schicklgruber, nome che indicava Colui-che-scava-un-invaso-per-far-
defluire-il-liquame. Alois, figlio bastardo di Maria Anna Schicklgruber, sposatasi in seguito,
aveva cambiato nome su richiesta dello zio adottivo che voleva farne il suo erede. In sostanza,
Adolf avrebbe dovuto chiamarsi Colui-che-scava-un-fosso-per -fare-evacuare-il-liquame. E, a
dispetto di tutti i suoi talenti oratori, nessuno nella folla avrebbe potuto ragionevolmente
gridare "Viva Colui-che scava-un-fosso-per-fare-evacuare-il-liquame". Con un nome simile,
Adolf sarebbe diventato al massimo un ispettore doganale, e la più mostruosa delle guerre
non avrebbe mai avuto luogo.
Anche se. Bastava tra i suoi conoscenti un propagandista astuto o un qualunque direttore di
marketing per trasformare il liquame in tutto ciò da cui la razza tedesca andata depurata: ebrei,
assassini, ladri, pazzi, storpi, degenerati. E la folla avrebbe gridato " Viva l'evacuatore della Nazione ".
Patrick Ourednik - La fine del mondo sembra non sia arrivata -
2018 - Quodlibet Edizioni
lunedì 2 gennaio 2023
Haiku di capodanno...
Haiku di capodanno
Brace.
Tutto ciò che ricordo
sono poesie.
Murakami Kijo 1865 - 1938
Haiku di capodanno
venerdì 30 dicembre 2022
Numeri... Dicembre 2022
Stati Uniti
Il paese delle armi
Dati 2022 aggiornati al 14 dicembre
Morti per armi da fuoco* 19.199
Feriti 36.962
Mass shooting** 628
* Sono esclusi i suicidi
** Sparatorie con almeno quattro vittime (feriti e morti)
Fonte: Internazionale n. 1491 - 16/12/2022
lunedì 26 dicembre 2022
ROBERTO ROVERSI...
Roberto Roversi
Non offrirti così non sarai comperato.
Questo non è un tempo orribile.
E' un tempo nuovo.
Non è un tempo impossibile.
E' un tempo che non perdona ma in cui ogni sera
si aspetta una notizia vera
da Maratona.
da "Il Libro Paradiso" 1993
mercoledì 21 dicembre 2022
Haiku d'inverno...
Haiku d'inverno
Rumore di sega.
Quanta povertà!
Notte fonda invernale.
Yosa Buson 1716 - 1783
Vento invernale.
Piccola stanza di una prostituta
da ventiquattro mon.
Kobayashi Issa 1763 - 1827
Proprio non me l'aspettavo:
sono nati i pulcini!
Rose d'inverno.
Kawahigashi Hekigodo 1873 - 1933
Haiku d'inverno
domenica 18 dicembre 2022
giovedì 15 dicembre 2022
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