giovedì 15 giugno 2017

Wang Wei... Acqua che corre...


Il ruscello alla casa dei Luan

Folate di vento
              nella pioggia d'autunno;
precipita l'acqua,
              dagli scogli a fiotti si sparge.
Balzano l'onde capricciosamente
              l'una e l'altra in fuga;
l'airone bianco
              spaurito ridiscende.

Wang Wei  699 - 759

martedì 13 giugno 2017

13 Giugno 2017...Oggi...cento anni fa



13 giugno 1917
13 giugno 2017

Il posto dove siamo si chiama il vallone Doberdo' bisognerebbe vedere
quante baracche che ci sono quanti ricoveri quanti lavori di offesa e di
difesa qua si è creato un altro nuovo mondo trasformato tutto dalla
natura di un terreno civile in una natura artificiale bellica poveri omini
tutti i vostri studi come male li ai adoprati! Io sono qui e posso essere
nelle ultime ore di vita ed ai miei bambini cosa li lascierò? altro che
della fame perché tutto ciò che noi, e i nostri padri avevano prodotto
siamo venuti a distruggerli sopra a questi monti quanto siamo in civili!
Si trova dei paesetti che fanno piangere anche i sassi per che non ci e rimasto
un muro che sia alto più di due metri ma poi in che condizioni povere
famiglia che ci abitano e si combatte per la civiltà?
Io non so quale siano le barbarie.

da una lettera di Giuseppe Manetti





sabato 10 giugno 2017

Wang Wei... Acqua che corre...



Le rapide delle bianche rocce

Limpide e non profonde
               sono le rapide del torrente;
le verdi canne
               quasi le puoi toccare.
Quelli delle capanne
               ad est ed ovest dell'acqua,
lavano la seta
               sotto il chiaro di luna.


Wang Wei  699 - 759



mercoledì 7 giugno 2017

7 Giugno 1917...Oggi...Cento anni fa


7 giugno 1917
7 giugno 2017

Anche quei poveri soldati nostri che erano feriti leggermente non potevano venire indietro cera i Carabinieri che li sparavano e ne hanno uccisi tanti Ma anche dei Carabinieri ne abbiamo gettati anche di loro colle gambe pel aria vedeste che cosa fanno.


lettera di un fante sul fronte di Trieste



Karl Blossfeldt

lunedì 5 giugno 2017

Franco Fortini... I cani del Sinai...

                                                                                                                       


"Fare il cane del Sinai" pare sia stata locuzione dialettale dei nomadi che un tempo percorsero il deserto altopiano di El Tih, a nord del monte Sinai. Variamente interpretata dagli studiosi, il suo significato oscilla tra " correre in aiuto del vincitore " , " stare dalla parte dei padroni", "esibire nobili sentimenti". Sul Sinai non ci sono cani.


... I cani del Sinai non sono soltanto quei miei connazionale europei che hanno sfogato il loro odio per il diverso e il contrario (ieri gli ebrei, oggi gli arabi, domani il cinese, il sudamericano, qualunque " rosso") : sono anche metafora ironica dei nostri più vicini e goffi nemici, quelli che latrano in difesa delle tavole d'una legge che nessun dio ha mai dato e che nessuno sa più decifrare, tanto è lorda di vecchia strage...


da "I cani del Sinai"

mercoledì 31 maggio 2017

31 Maggio 1917...Oggi...Cento anni fa

31 maggio 1917
31 maggio 2017

Caro Arturo, quando ero a casa avevo paura veder dei morti, qui invece bisogna camminare sopra, avevo paura caminare di notte, qui si viaggia quasi sempre di notte e si cerca l’impossibile e di andare tra i campi e i boschi per non farsi vedere dal nemico, e sempre curvi si viaggia, ti dico Arturo che la vita che si passa non si può comprenderla se non la si prova, poi quelli che stanno sempre in trincea è più brutta ancora perché quel poco che dormono son sempre per terra, son dolori passare un mese senza poter riposare una notte e per il vito stanno molto male, o parlato anche coi Austriaci quelli che fanno prigionieri e dicono che anche loro stanno malissimo sul vivere e sono molto stanchi anche loro di questa vita di macello, lo dicono anche loro che questa guerra non è per acquistare teritori e terreni e solo una guerra di macello, tanto per distrurre delle persone.


lettera inviata dalla zona di guerra a Rovagnate  





Karl Blossfeldt

lunedì 29 maggio 2017

Il paradosso delle macchine...



Negli Stati Uniti si racconta spesso un aneddoto in cui
Henry Ford II e Walter Reuther, il leggendario dirigente
del sindacato degli United Auto Workers, visitano insieme
una fabbrica automobilistica recentemente automatizzata.
L'amministratore delegato di Ford Motor Company 
punzecchia Reuther: "Walter come riuscirai a fare in modo
che questo robot paghino le quote sindacali?". Il dirigente
ribatte:"E tu, Henry, come riuscirai a fare in modo che
comprino le tue automobili?".

Martin Ford


Ed Emhswiller

venerdì 26 maggio 2017

Massimo Zamboni - Vasco Brondi... Acqua che corre...



...e un salice  piangente gigantesco che esce da un cancello
e piange persino sulla strada...

...l'argine del Po sulla sinistra, qualche ciclista e la casa di qualcuno
che nell'orto si è fatto un minuscolo vigneto di due file...

mercoledì 24 maggio 2017

Mariangela Gualtieri...



Forse si muore oggi - senza morire.
Si spegne il fuoco al centro.
Sanguinano le bandiere. Generale è la resa.
Ciò che nasce ora crescerà in prigionia.
Reggete ancora porte invisibili dell'alleanza
bastioni di sereno. Puntellate il bene
che si sfalda in briciole in cartoni.
Il popolo è disperso. In seno ad ognuno cresce
il debole recinto della paura - la bestia spaventosa.
A chi chiedere aiuto? E' desolato deserto il panorama.
Si faccia avanti chi sa fare il pane.
Si faccia avanti chi sa crescere il grano.
Cominciamo da qui.

venerdì 12 maggio 2017

Rocco Scotellaro...



Terronia


Noi siamo tutti un'anima d'un Dio
siamo gl'innocenti nocivi
e i penitenti ignavi.

E i nostri avi furono latini
che lasciarono i lupi far lamenti
padroni dei boschi recinti.

lunedì 1 maggio 2017

Rocco Scotellaro...



Noi che facciamo?


Ci hanno gridata la croce addosso i padroni
per tutto quello che accade e anche per le frane
che vanno scivolando sulle argille.
Noi che facciamo? All'alba stiamo zitti
nelle piazze per essere comprati,
la sera è il ritorno nelle file
scortati dagli uomini a cavallo,
e sono i nostri compagni la notte
coricati all'addiaccio con le pecore.
Neppure dovremmo ammassarci a cantare,
neppure leggerci i fogli stampati
dove sta scritto bene di noi!
Noi siamo i deboli degli anni lontani
quando i borghi si dettero in fiamme
dal Castello intristito.
Noi siamo i figli dei padri ridotti in catene.
Noi che facciamo?
Ancora ci chiamiamo
fratelli nelle Chiese
ma voi avete la vostra cappella
gentilizia da dove ci guardate.
E smettete quell'occhio
smettete la minaccia,
anche le mandrie fuggono l'addiaccio
per qualche stelo fondo nella neve.
Sentireste la nostra dura parte
in quel giorno che fossimo agguerriti
in quello stesso Castello intristito.
Anche le mandrie rompono gli stabbi
per voi che armate della vostra rabbia.
Noi che facciamo?
Noi pur cantiamo la canzone
della vostra redenzione.
Per dove ci portate
lì c'è l'abisso, lì c'è il ciglione.
Noi siamo le povere
pecore savie dei nostri padroni.

sabato 29 aprile 2017

William Morris... Acqua che corre...



Il vento soffia sui monti e fredda è la notte
E il Tamigi scorre gelido tra i campi e le colline
Ma cara e amica e questa vecchia casa
E il mio cuore è caldo nel mezzo dell'azzardo invernale...

mercoledì 26 aprile 2017

Toti Scialoja...Acqua che corre...



Scende la sera sul Mississippi
e i moscerini si addensano fitti...
I pipistrelli, sempre più vispi,
vengono e vanno, ma credo si strippino.

sabato 22 aprile 2017

Marina I. Cvetaeva...Acqua che corre...



E - il lungo fiume. All'acqua
mi tengo, come a uno spessore compatto.
Giardini di Semiramide
pensili - così siete voi!

All'acqua (sbarra d'acciaio
con sfumature di cadavere)
mi tengo, come al suo spartito
la cantante, all'orlo del muro

il cieco... Non ridai indietro?
No? Mi piego - mi senti?
All'appagatrice di ogni sete
mi tengo, come all'orlo del tetto

il sonnambulo...
                        Ma non viene dal fiume
il tremito - sono nata naiade!
Al fiume tenersi come a una mano,
quando l'amato è a fianco -
e fedele...
              I morti sono fedeli.
Sì, ma non è per tutti una topaia...
La morte a sinistra, a destra
tu.
   Come morto il fianco destro.

Un fascio di luce abbagliante.
Una risata -  come un sonaglio da un soldo.
" Voi ed io dovremmo...
                                    (Un brivido.)
... Saremo coraggiosi? "


Marina I. Cvetaeva   da "Poema della fine"

martedì 18 aprile 2017

Mariangela Gualtieri... Acqua che corre...



La garonna è forte acqua che corre
natura liquefatta che si impenna
pericolosa in gorghi
srotola un cielo deforme
e lo trascina per la campagna.
E' fiume femmina.
Si vede dall'aperto che sprigiona -
da come accoglie.

1951

venerdì 14 aprile 2017

Velimir Chlébnikov... Acqua che corre...



" L'Unico Libro "


Io vidi che le nere Vede,
il Corano e il Vangelo
e i libri dei mongoli
in tabelle di seta,
con polvere di steppe,
con letame fragrante,
come sogliono fare
le calmucche ad ogni alba,
da soli innalzarono un rogo
e vi si posero sopra da soli.
Le bianche vedove in una nube di fumo si nascondevano,
per affrettare l'avvento
dell'Unico Libro,
le cui pagine sono più grandi del mare
e vibrano come le ali d'una farfalla turchina,
ed un filo di seta è il segnalibro,
dove il lettore ha fermato lo sguardo.
Grandi fiumi dal flusso turchino:
-il Volga, ove cantano a Ràzin di notte,
-il Giallo Nilo, ove pregano il sole,
-lo Jangtsekiang, ov'è densa brodaglia di gente,
-e tu, Mississippi, ove gli yankies
portano come calzoni il cielo stellato,
nel cielo stellato avvolgendo le gambe,
-e il Gange, dove uomini scuri sono alberi di intelligenza,
-e il Danubio, ove in bianco bianchi uomini
in bianche camicie stanno sull'acqua,
-e lo Zambezi, ove gli uomini sono più neri d'uno stivale,
-e l'Ob' impetuoso, ove frustano l'idolo
e lo mettono con gli occhi all'angolo,
mentre mangiano dei cibi grassi,
-ed il Tamigi, dov'è grigio tedio.
Il genere umano è il lettore del libro!
E in copertina è la scritta del suo creatore,
il mio nome a caratteri azzurri.
Sì, ma tu leggi con negligenza,
fa più attenzione,
sei troppo distratto ed hai l'aria d'un perdigiorno.
Sono come lezioni di legge divina
queste nere catene e i grandi mari!
presto, presto tu leggerai
quest'Unico Libro!
Nelle sue pagine balza la balena
e l'aquila reale, doppiando la pagina d'angolo,
si adagia sulle onde marine, sui seni dei mari,
per riposare sul letto dell'aquila oceanica.


1920

martedì 11 aprile 2017

Gary Snyder... Acqua che corre...

Alle cascate di Frazier Creek

In piedi, su una roccia alta, corrugata
guardo dall'alto -

Il torrente cade in una valle lontana.
le colline oltre
di fronte, in parte coperte dal bosco, aride,
- cielo limpido
vento forte tra i
ciuffi degli aghi
di pino, duri e splendenti-i tronchi,
corpi rotondi, marroni,
dritti e immobili;
fruscio vibrante di rami e ramoscelli

ascolta.


Questa terra fluente, viva
è tutto ciò che esiste, per sempre

Noi siamo lei
lei canta attraverso noi -

Potremmo vivere su questa Terra
senza vestiti e senza attrezzi!