venerdì 31 maggio 2019

Banksy...UNO



UNO                                     



I graffiti sono uno dei pochi strumenti
in mano a chi non ha quasi niente.
 E anche se non si inventa un'immagine
 in grado di cancellare la miseria umana
 si può sempre riuscire a strappare
 un sorriso a un tizio mentre fa una pisciata.


- Banksy -

mercoledì 29 maggio 2019

Antonio Porta...



capisci adesso che ti avevo ben detto una verità semplice
per dio che i nazi sono qui tra noi che i campi
non ci sono per eccesso di pudore qui da noi ma ci sono
dove servono a far segnali (pinochet è uomo di parola)
possono essere messi su in quattro e quattr'otto coi disegni originali
ben conservati insieme ai manuali delle antiche torture
e le nuove come in un teatro anatomico coi vecchi bisturi ancora
appesi alle pareti ben tenuti da venerare e vi abbraccio forte


Antonio Porta  1935-1989
- 13.4.1976 -

lunedì 27 maggio 2019

Carlo Oliva...


Le grappe


è la grappa italiana proletaria
- forse semplicemente popolare -
fatta con la vinaccia
(al limite un sottoprodotto)
si digerisce male
a volte dà il singhiozzo
e non sopporta il ghiaccio.
il whisky si beve col ghiaccio; il cognac
di solito no, ma si potrebbe, volendo;
addirittura con l'acqua tonica il gin;
il rhum con quasi tutto, ma a berlo restano in pochi.

industrialmente lontane dal vino e dal grano
spiritose acquaviti occidentali
danno alla testa, lasciando lo stomaco in pace
(analisi feuerbachiana
del rapporto tra sfere diverse):
gustate il whisky, bevetelo fin che vi piace,
alto destino vi è dato, lodatene il cielo.

prevale la frutta ad oriente
là tra balcani e danubio, laddove prevale
politicamente (si dice) la classe operaia:
eccellente il barack palinka dell'Ungheria,
profumato e godibile, tanto ghiacciato che no;
in Romania la tzuiga è meglio del rakiul;
ma il capolavoro del genere resta la slivovitza,
meglio della tzuiga perché gli iugoslavi
- è noto - hanno fatto da soli la rivoluzione
non sono stati ad aspettare  (da bamba) l'armata rossa:
a volte mi piace pensare che l'eccellenza del barack
di Béla Kun testimoni, della remota esperienza   
di quei consigli operai, e forse, magari, perché
no? del tentativo del cinquantasei.

le grappe di frutta in Europa attestano sempre
il tentativo, se non la realizzabilità,
anche dove oggi impera il capitalismo avanzato.

kirsch, pera william, framboise, mirabelle, himbeergeist
conservano intatte le potenzialità di una volta:
siamo stati a un passo dalla rivoluzione in Germania,
la Francia ha avuto la sua Comune, lo stemma
austriaco s'orna tuttora (assurdo) di falce e martello.

in fondo il problema è che tu non puoi bere whisky
se non sei calvinista, con tutte le conseguenze
che già il Max Weber additò a colti e profani;
e cos'è, di grazia, il cognac, se non tentativo
di nobiltà ritrovata, concessa durante l'Impero
a solide borghesie di stampo termidoriano?
ahimè, ché se il rhum ha sentore
acre di colonialismo,
offende il nostro sincero gauchismo
il tradeunionismo del gin, ci allontana
nostro malgrado dal labbro proteso il bicchiere
la lumpentridentinità della grappa.

beviamo, allora compagni, sereni le grappe di frutta,
ovviamente coscienti del fatto che l'ambiguità
della vodka, con cui si fanno perfino i martini,
altro non rappresenta che l'ultima crisi
della credibilità del revisionismo.


Carlo Oliva  1943-2012

giovedì 23 maggio 2019

martedì 21 maggio 2019

Nanni Balestrini...


MARTEDI'                                                



Non è giusto fare questa vita di merda, dicevano gli operai nell'assemblea, nei capannelli alle porte. Tutta la roba, tutta la ricchezza che produciamo è nostra. Ora basta. Non ne possiamo più di essere della roba, della merce venduta anche noi. Vogliamo tutto.
pag.144   

Compagni, io sono di Salerno, ho fatto tutti i lavori nel sud come nel nord e una cosa ho capito. Che l'operaio ha solo due possibilità: un lavoro massacrante quando le cose vanno bene, o la disoccupazione e la fame quando vanno male. Io non so bene quale delle due cose è peggio. Ma tanto non è l'operaio che se la può decidere, è il padrone sempre che gliela decide.
pag.185

da " Vogliamo tutto " - 1971 - 

lunedì 20 maggio 2019

Nanni Balestrini...


LUNEDI'                                                                      


Questi giovani arrivano da un 'altro pianeta ha
commentato

è l'universo dei valori d'uso che si scontra con
la fabbrica e la produzione

e si convincono che non ci sia nessuno strumento
possibile per modificare il loro privato

non fanno che pensare al giorno in cui lasceranno
la Fiat per

per lavorare lavorano ma appena suona la sirena
scappano come lepri se possono si mettono in mutua

nella città disgregata dall'immigrazione resa inu-
mana dai quartieri ghetto dove la qualità della
vita è drammatica

il salario è insufficiente perché l'unica compara-
zione possibile sono i bisogni che emergono

i capi Fiat non hanno mai visto gli operi ridere
e gli viene una rabbia della madonna

non si affezionano al posto come ai tempi del mi-
racolo economico

nel 1979 si è esaurita anche la speranza della fab-
brica come luogo in cui si lotta per il potere

pag.22



mi chiede della legge che cazzo me ne frega della
legge

una donna di cinquant'anni con la borsa della
spesa entra nel negozio dicendo oggi si fa la
spesa gratis

gli scaffali del nuovo supermarket Fedco brilla-
vano bianchi e spogli mentre una poltiglia di al-
cuni centimetri di vari generi alimentari rico-
priva i pavimenti

quando ho lasciato la zona stava bruciando e le
fiamme prendevano quel poco che i saccheggiatori
si erano lasciati indietro

getti d'acqua nera da idranti rotti spazzavano
ciò che rimaneva del saccheggio fino al centro
delle strade

abbiamo intenzione di prenderci ciò che vogliamo
e vogliamo ciò di cui abbiamo bisogno
 
pag.31


da " Blackout " - 1980 - 


giovedì 16 maggio 2019

Bantustan... LOMBARDIA 2019



Bantustan... LOMBARDIA 2019





La parola fu usata per la prima volta nei tardi anni quaranta e deriva da bantu, che significa "gente", "popolo" nelle lingue bantu e -stan, che significa "terra" in persiano. Il termine ufficiale usato dal governo bianco era homeland ("terra natìa" in inglese, corrispondente all'afrikaans tuisland); "bantustan" veniva generalmente usata in senso peggiorativo dai critici dell'apartheid, ed è rimasto come termine più comune.
Negli anni del regime dell'apartheid voluto dal National Party allora al governo, le diverse etnie nere furono costrette a trasferirsi nei bantustan loro assegnati, e le loro possibilità di spostarsi sul territorio sudafricano furono fortemente limitate. I bantustan erano ufficialmente regioni autogovernate, ma di fatto erano dipendenti dall'autorità del governo sudafricano bianco.

lunedì 13 maggio 2019

Derek Walcott...


Il negro rosso che ama il mare



Io sono solamente un negro rosso che ama il mare,
ho avuto una buona istruzione coloniale,
ho in me dell'olandese, del negro e dell'inglese,
sono nessuno, o sono una nazione.

Derek Walcott

martedì 7 maggio 2019

O. Tokarczuk...


WIKIPEDIA


Mi sembra il progetto di conoscenza più onesto che l'uomo abbia mai realizzato. Si limita a ricordare che tutto ciò che sappiamo sul mondo viene fuori direttamente dalla nostra testa,come Atene dalla testa di Zeus. Le persone portano a Wikipedia tutto quello che sanno. Se il progetto avrà successo, questa enciclopedia, in continua crescita, sarà la più grande meraviglia del mondo. In essa troviamo tutto quello che sappiamo, ogni cosa, definizione, avvenimento, problema su cui ha ragionato il nostro cervello; citeremo la fonte e forniremo i link. In questo modo cominceremo a sferruzzare la nostra versione del mondo, a circondare il globo terrestre con il nostro racconto. Infiliamoci dentro tutto. Mettiamoci al lavoro! Che ognuno scriva almeno una frase su ciò che conosce meglio.

Ogni tanto però mi chiedo se la cosa funzionerà. Perché in fondo là ci può stare solo quello che riusciamo ad esprimere a parole. In questo senso una tale enciclopedia non potrà contenere proprio tutto. Per un giusto equilibrio deve quindi esistere un altro tipo di raccolta del sapere: quello che non sappiamo, il suo rovescio - ciò che non può far parte di nessuna lista di contenuti, tale che nessun motore di ricerca può gestire; data la sua enorme grandezza non potrà essere percorsa parola per parola ma si infileranno i piedi tra le parole, in profondità cavernose tra i concetti. A ogni passo scivoleremo e cadremo. Sembra quindi che l'unica possibilità sia quella di muoversi in profondità. Materia e antimateria. Informazione e controinformazione.


Olga Tokarczuk - da "I vagabondi"
Ed. Bompiani - 2019

lunedì 22 aprile 2019

Valerio Magrelli...


POETI. POETI ITALIANI                                                 

XIV

Del mostruoso travaso,
dell'immenso travaso,
del crudele trasporto, porto e parto,
dello strappo e lo stupro fra i nostri continenti,
il commissario vede solo i trucioli,
il residuato del processo industriale
che pialla interi popoli, ossa e sangue.
Conosce solo gli scarti di fabbrica,
gente arenata qui
come ossi di seppia o copertoni.


da "Il commissario Magrelli"
Valerio Magrelli  
Einaudi ed. - 2018


venerdì 19 aprile 2019

Valerio Magrelli...


POETI. POETI ITALIANI                                                       

XXXVIII

La camionetta, a volte,
carica le ragazze ucraine o nigeriane
e se le porta via, pena infinita,
dalla catena di montaggio di un sesso
senza orizzonte. Come in clausura,
una clausura stretta,
nella cella del sesso,
nella condanna alla ripetizione.
Assomiglia alla vendita degli organi,
però col donatore obbligato a assistere.


Valerio Magrelli
da "Il commissario Magrelli"
Einaudi ed. - 2018

mercoledì 17 aprile 2019

Philip K. Dick... 13 di 13



Se questo mondo vi sembra
spietato, dovreste vedere
cosa sono gli altri




Questa donna non mi disse niente che io già non sapessi, ma arrivando indipendentemente alla stessa conclusione mi diede il coraggio di parlare, di raccontare tutto questo, pur sapendo nello stesso tempo che in nessun modo . o perlomeno in nessun modo a me noto - questa tesi può essere verificata. Quello che posso fare, piuttosto, è assumere il ruolo di profeta, degli antichi profeti e degli oracoli come la sibilla di Delfi, e parlare di un meraviglioso giardino, molto simile a quello che si dice abbiano abitato un tempo i nostri antenati e infatti a volte io penso che si tratti proprio de quel mondo restaurato, come se una falsa traiettoria del nostro mondo dovesse essere finalmente corretta e noi dovessimo tornare di nuovo dove un tempo, migliaia di anni fa, vivevamo ed eravamo felici. Durante il breve momento in cui io lo percorsi ebbi la forte impressione che quella era la nostra casa legittima che avevamo in qualche modo perduto. Il tempo che vi passai fu breve - circa sei ore di tempo reale. Ma me lo ricordo bene. Nel romanzo che ho scritto con Roger Zelazny, Deus irae, lo descrivo, verso la fine, nel momento in cui il mondo viene liberto dalla maledizione grazie alla morte e trasfigurazione del Dio dell'ira. Ciò che più mi colpì di questo mondo-giardino, questo Binario C, furono gli elementi non-cristiani su cui era basato; la mia preparazione cristiana non mi aveva affatto preparato a una cosa del genere. Anche quando incominciò a delinearsi, io vidi il cielo; vedevo della terra e dell'acqua azzurra e tranquilla, e sulla riva una bella donna nuda che riconobbi per Afrodite. A questo punto questo mondo migliore si era ridotto a un semplice sfondo oltre una porta dorata; la cornice della porta pulsava di luce laser e diventava sempre più piccola e alla fine ahimè era scomparsa dalla vista, divorando se stessa nel nulla, sigillando duori ciò che v'era dietro. da allora non l'ho più visto, ma ho avuto la ferma impressione chequesto era il prossimo mondo - non dei cristiani - ma l'arcadia del mondo pagano greco-romano, qualcosa di più antico e più bello di ciò che la nostra religione può inventare per adescarci e tener viva la nostra moralità e la nostra fede. Ciò che vidi era molto antico, e molto bello. Cielo, mare, terra e la bella donna, e nient'altro, perché la porta si era chiusa e io ero rimasto chiuso qui fuori. Fu con un amaro senso di perdita che lo vidi andar via - la vidi andar via, per la verità, dal momento che tutto intorno a lei. Afrodite, scoprii leggendo nella mia Enciclopedia Britannica per vedere cosa potevo imparare su di lei, non era solo la dea dell'amore erotico e della bellezza estatica, ma anche l'incarnazione della forza generativa della vita stessa; nè era originariamente greca: all'inizio era stat una divinità semitica, accettata in seguito dai greci, che sapevano riconoscere una cosa buona quando la vedevano. Durante quelle ore preziose ciò che io vidi in lei era una piacevolezza di cui la nostra religione cristiana, almeno in confronto, è priva: una incredibile simmetria, lìarmonia palintona di cui scrisse eraclito: la perfetta tensione e il perfetto equilibrio di forze della lira che è incurvat dalle sue corde tese ma appare perfettamente statica, perfettamente immobile. La lira è un equilibrio dinamico, immobile solo perché le tensioni al suo interno sono in perfetta proporzione. Questa è la formulazione greca della bellezza: perfezione dinamica all'interno e apparente quiete. Contro questa armonia palintona l'universo manifesta l'altro principio estetico incarnato dalla lira greca: l'armonia palintropica, che è l'oscillazione avanti e indietro, delle corde quando vengono suonate. Io non la vidi così, e forse questo, la continua oscillazione avanti e indietro, è il ritmo più profondo e più grande dell'universo, le cose che vengono all'esistenza e poi passano e svaniscono; cambiamento invece di statica durevolezza. Ma per un breve momento io avevo contemplato la pace perfetta, il riposo perfetto, un passato che abbiamo perduto ma che ritorna a noi come attraverso un'oscillazione a lungo termine, disponibile come nostro futuro, in cui tutte le cose perdute saranno restaurate. C'è un passo affascinante nel Vecchio Testamento in cui Dio dice: "Perché io sto creando nuovi cieli e una nuova terra, e il ricordo delle cose passate non entrerà nella mente nè salirà in cuore". Quando leggo queste parole mi dico: Credo di conoscere un grande segreto. Quando il lavoro di ricomposizione e restauro sarà completato, non ricorderemo neanche le tirannidi, la crudele barbarie della terra che abbiamo abitato; "non entrerà nella mente" significa che noi fortunatamente dimenticheremo, e "non salirà al cuore" significa che il vasto corpo di dolore e di pena e di smarrimento e di delusione in noi sarà eliminato come se non ci fosse mai stato. Io credo che questo processo stia avendo luogo adesso, ha sempre avuto luogo adesso. E fortunatamente ci è permesso di dimenticare ciò che era in precedenza. E forse nei miei romanzi e nei miei racconti ho fatto male spingendovi  ricordare. 


                                                                                                  Santa Ana, California, 1977


Fine

      
Philip K. Dick - Se questo mondo vi sembra spietato,
dovreste vedere cosa sono gli altri - Edizioni e/o - 
Piccola biblioteca morale - 1996

lunedì 15 aprile 2019

Philip K. Dick... 12 di 13



Se questo mondo vi sembra
spietato, dovreste vedere
cosa sono gli altri




Una cosa voglio che sappiate: sono cosciente che le mie affermazioni - di aver recuperato ricordi seppelliti do un presente alternativo e di aver percepito l'agente responsabile di aver organizzato quell'alterazione - quelle affermazioni non è possibile provarle né fare in modo che suonino razionali nel senso comune del termine. Mi ci sono voluti più di tre anni per convincermi a raccontare ad altri che non siano i miei più stretti amici l'esperienza incominciata con l'equinozio d'inverno del 1974. una delle ragioni che mi spingono a parlarne finalmente in pubblico, a fare apertamente queste dichiarazioni, è un incontro che ho avuto recentemente, che tra l'altro assomiglia a quello di Hawthorn Abendson nella Svastica sul sole con Juliana Frink. Juliana ha letto il libro di Abendson sul mondo in cui la Germania, il Giappone e l'Italia hanno perso la seconda guerra mondiale e sente che potrebbe dirgli ciò che essa ha compreso del libro. La scena finale della Svastica sul sole credo sia stata la fonte per una scena simile nel mio recente racconto La fede dei nostri padri, in cui una ragazza, Tania Lee, si mostra e rivela al protagonista la sua situazione reale - vale a dire che gran parte del mondo è illusorio, e non per caso. Per parecchi anni ho avuto la sensazione, una sensazione crescente, che un giorno una donna, a me completamente sconosciuta, mi avrebbe contattato e mi avrebbe detto che aveva delle informazioni da darmi, poi sarebbe comparsa alla mia porta, proprio come Juliana alla porta di Abendson, e mi avrebbe detto con la massima serietà esattamente ciò che Juliana dice a Abendson - che il mio libro, come il suo, in un certo senso letterale, reale e fisico non era fiction, ma la verità. questo è proprio quello che mi è capitato recentemente. Parlo di una donna che sistematicamente leggeva tutti i miei romanzi, più di trenta, e molti dei miei racconti. Ed è comparsa; e mi era completamente sconosciuta; e mi ha informato di questo fatto. All'inizio era curiosa di scoprire se io sapevo, o almeno se sospettavo. Le indagini reciproche, i cauti interrogatori, durarono tre settimane. Non mi informò improvvisamente o immediatamente, ma piuttosto gradatamente, osservando attentamente ogni passo del cammino, ogni passo lungo la via della comunicazione e della comprensione, per vedere la mia reazione. Fu davvero una questione importantissima per lei guidare quattrocento miglia per visitare uno scrittore di cui aveva letto molti libri, libri di fiction, frutto dell'immaginazione dello scrittore, per dirgli che vi sono dei mondi sovrapposti in cui viviamo, non un solo mondo, e che lei aveva accertato che lo scrittore in qualche modo era coinvolto con almeno uno di questi altri mondi, cancellato in qualche momento passato, ritessuto e rimpiazzato, e soprattutto per chiedergli se sapeva tutto questo. Fu un momento di tensione, ma molto gioioso, quando lei capì che poteva parlare liberamente; quel momento non arrivò nel nostro incontro finché lei non fu sicura che io potevo affrontarlo. Ma tre anni prima io avevo postulato che, se i miei ricordi recuperati erano veri, era solo un questione di tempo prima che avvenisse un contatto, un cauto tentativo da parte di qualcuno, un approccio da parte di una persona che aveva letto i miei libri e per una ragione o per l'altra aveva dedotto la realtà delle cose - cioè sapeva qual'era l'informazione significativa veicolata dai miei romanzi e racconti. Essa sapeva, grazie ai miei libri, di quale mondo avevo avuto esperienza, quale dei molti; ciò che non poteva capire finché non glielo dissi era che nel febbraio del 1975 ero passato in un terzo presente alternativo, che chiameremo Binario 3, e questo era un giardino o in parco di bellezza e di pace, un mondo superiore al nostro, che veniva alla vita. Potei allora parlarle di tre anziché di due mondi: la nera prigione di ferro che era stata; il nostro mondo intermedio in cui esistono ancora la guerra e l'oppressione, benché siano state molto ridotte; e poi un terzo mondo alternativo che un giorno, quando le variabili giuste saranno state riprogrammate nel nostro passato, si materializzerà e si sovrapporrà a questo... e in cui, svegliandoci, potremo credere di aver sempre vissuto, essendo fortunatamente sradicato dalla nostra memoria il ricordo di questo mondo intermedio, come quello della vecchia e nera prigione di ferro. Potrebbero esserci altre persone come questa donna, che hanno dedotto dalle prove interne ai miei scritti, oltre che dai loro stessi ricordi superstiti, che il panorama che io descrivo come fittizio è o è stato in un certo senso letteralmente reale, e che se una realtà più triste può aver occupato un tempo lo spazio che occupa ora il nostro mondo, è ragionevole supporre che il processo di miglioramento non finisca necessariamente qui; questo non è il migliore dei mondi possibili, esattamente come non è il peggiore.

                                                             12 - continua



Philip K. Dick - Se questo mondo vi sembra spietato,
dovreste vedere cosa sono gli altri - Edizioni e/o - 
Piccola biblioteca morale - 1996

venerdì 12 aprile 2019

Philip K. Dick... 11 di 13



Se questo mondo vi sembra
spietato, dovreste vedere
cosa sono gli altri




Un articolo di giornale su questo discorso potrebbe essere intitolato: Scrittore dichiara di aver visto Dio, ma non è in grado di descrivere ciò che ha visto. Se considero i termini per mezzo dei quali l'ho definito - Programmatore e Riprogrammatore - forse posso estrarne una parziale risposta. Lo chiamo così perché questo è ciò che gli ho visto fare: egli aveva già programmato le nostre vite sulla Terra, ma adesso stava alterando uno dei fattori fondamentali - e questo allo scopo di completare una struttura, un piano. Ragiono seguendo questo filo: uno scienziato che lavora su un computer non altera i risultati dei suoi calcoli, né li influenza o li pregiudica permettendosi di entrare in questi calcoli egli stesso. Un etnologo non si permette di inficiare le proprie scoperte partecipando alla cultura che studia. Questo significa che in certi tipi di situazioni è essenziale che l'osservatore resti estraneo a ciò che osserva. Non c'è niente di male in questo, nessuna sconfitta. E' semplicemente necessario. Se davvero noi siamo, collettivamente, spinti lungo sentieri prestabiliti verso un esito prestabilito, l'entità che ci spinge lungo queste linee, l'entità che non solo desidera quel particolare esito, ma vuole quell'esito, non deve entrarvi esplicitamente o il risultato ne sarà compromesso. Ciò a cui dobbiamo quindi rivolgere la nostra attenzione non è il Programmatore - sono gli eventi programmati. Per quanto nascosto sia il primo. i secondi saranno di fronte a noi; ne siamo coinvolti - di fatto, siamo gli strumenti per mezzo dei quali si realizzano. La mia mente non ha dubbi per quanto riguarda le più vaste finalità storiche della riprogrammazione che riuscì così spettacolarmente e gloriosamente nel 1974. Attualmente sto scrivendo un romanzo su questo fatto; il romanzo si intitola Valis, che sta per  Vast Acting Living Intelligence System (Sistema della grande intelligenza attiva e vivente). Nel romanzo uno scienziato governativo, molto dotato ma un po' matto, formula un'ipotesi secondo la quale, da qualche parte del nostro mondo, esiste un organismo mimico di grande intelligenza; è così abile nell'imitare oggetti e processi naturali che gli umani solitamente non si accorgono di lui. Quando, a causa di cambiamenti o di circostanze eccezionali, un uomo lo percepisce, si limita a chiamarlo Dio e si accontenta diquesto. Ma nel mio romanzo lo scienziato governativo è deciso a trattare quest'entità intelligente eimitativa come uno scienziato tratterebbe qualsiasi cosa prenda in analisi. Il suo problema è però che secondo la sua stessa ipotesi egli non può scoprire l'entità - il che certo rappresenta per lui un'esperienza frustrante. Ma nel mio romanzo racconto anche di un'altra persona, sconosciuta a questo scienziato governativo; questa persona ha avuto esperienze insolite per le quali non ha elaborato alcuna teoria. Egli ha infatti incontrato Valis, che sta per riprogrammarlo. I due personaggi hanno tra di loro l'intera verità: l'ipotesi giusta ma inverificabile da parte di uno, l'esperienza inesplicabile da parte dell'altro. Ed è con quest'altro uomo, con il nonscienziato, che io mi identifico, perché egli come me, sta incominciando a recuperare i ricordi bloccati di un altro mondo, memorie che non può avere. Ma egli non ha nessuna teoria. Assolutamente nessuna. Nel romanzo compaio anch'io come personaggio, col mio vero nome. Io sono uno scrittore di fantascienza che ha accettato un grosso anticipo per un romanzo ancora da scrivere e adesso deve finirlo entro il termine stabilito. Nel libro io conosco entrambi questi uomini, Houston Paige, lo scienziato governativo con la teoria, e Nicolas Brady, che sta vivendo l'inesplicabile esperienza. Incomincio a utilizzare materiale di entrambi. Il mio scopo è semplicemente quello di ottemperare i miei impegni contrattuali. Ma mentre scrivo della teoria di Houston Paige e dell'esperienza di Nicolas Brady, incomincio  capire che tutto si lega. Nel romanzo io sono l'unico a possederesia la chiave che la serratura. Voi capite sicuramente che in Valis è inevitabile che alla fine Houston Paige, e Nicolas Brady si incontrino. Ma questo incontro ha uno strano effetto su Houston Paige, quello con la teoria. In conseguenza della conferma della sua teoria, Paige ha un totale crollo psicologico. Egli poteva immaginarla, ma non crederla. Nella sua testa quest'ingegnosa ipotesi è dissociata dalla realtà. E questa è una mia ferma convinzione: che molti di noi credono in Valis, in Dio o in Brahma, ma se dovessimo davvero incontrarlo semplicemente non lo sopporteremmo. Sarebbe come un bambino reso matto dal Natale. Egli può sopportare l'attesa e la speranza, potrebbe pregare, desiderare, supporre e immaginare e perfino credere; ma la vera manifestazione - questo è troppo per i nostri poveri circuiti. Eppure il bambino cresce e c'è l'uomo. E anche questi circuiti crescono. Ma ricordare un mondo diverso, scartato? E percepire la grande mente pianificatrice che operò quell'abolizione, quella rottura del male?



11 - continua                                       



Philip K. Dick - Se questo mondo vi sembra spietato,
dovreste vedere cosa sono gli altri - Edizioni e/o - 
Piccola biblioteca morale - 1996                                  

giovedì 4 aprile 2019

Philip K. Dick... 10 di 13



Se questo mondo vi sembra
spietato, dovreste vedere
cosa sono gli altri




Caddi vittima di una trappola della polizia, finii nella rete. In questo, che chiamerò Binario 2, ho avuto miglio fortuna. Ma in questo binario abbiamo combattuto contro una tirannide molto più leggera, molto più stupida. O forse siamo stati aiutati: l'anteriore riprogrammazione di una o più variabili storiche ci ha salvato. A volte penso (e questa è naturalmente pura speculazione, una felice fantasia delle mia anima) che a causa di ciò che abbiamo fatto laggiù - o che abbiamo comunque tentato di fare, e molto coraggiosamente - noi che eravamo direttamente coinvolti abbiamo avuto il permesso di vivere qui, oltre il termine che ci ha abbattuto in quell'altro mondo peggiore. E' una sorta di grazia miracolosa. Questo dono serve a rivelare, a me perlomeno, alcuni aspetti del Programmatore. Me lo fa per comprendere per analogia. Credo che noi non possiamo sapere che cosa egli sia, ma possiamo fare esperienza del suo funzionamento, e così chiedere: "A che cosa assomiglia?". Non "Che cos'è?", ma piuttosto: "Com'è". Innanzitutto, cosa più importante, egli controlla gli oggetti, i processi e gli eventi nel nostro mondo spazio-temporale. Questo è per noi l'aspetto primario, anche se intrinsecamente egli può possedere aspetti di maggiore grandezza, ma che ci riguardano meno direttamente. Ho parlato di me stesso come di una variabile riprogrammata e ho parlato di lui come del Programmatore e Riprogrammatore. Durante un breve periodo di tempo, nel marzo del 1974, al momento in cui io venni risintetizzato, fui percettivamente cosciente - cioè cosciente in, maniera esteriore - della sua presenza. A quel tempo non avevo idea di ciò che vedevo. Sembrava energia plasmica. Aveva dei colori. Si muoveva velocemente, concentrandosi e disperdendosi. Ma di ciò che era non sono sicuro neanche adesso, posso soltanto dirvi che egli aveva imitato gli oggetti più comuni e i loro processi copiandoli in maniera così abile da rendersi invisibile in essi. Come dicono gli autori dei Veda, egli era il fuoco nella pietra focaia, la lama nel rasoio. Ricerche successive mi hanno mostrato, che, in termini di esperienza culturale di gruppo, a questa onnipresente entità immanente è stato dato il nome Brahma. Citerò un frammento di una poesia americana, di Emerson, che esprime ciò che io provai:

   Fanno male i loro conti quelli che mi trascurarono;
   quando mi fanno volare io sono l'ala.
   Sono il dubitante e il dubbio
   e l'inno sono che il bramino canta.

Con questo intendo dire che durante quel brave periodo - questione di ore, forse di un giorno - non percepii nulla che non fosse il Programmatore. Tutte le cose del nostro pluriforme mondo erano suoi segmenti, o sottosezioni. Alcune erano ferme, ma molte si muovevano e lo facevano come parti di un organismo vivente che respirava, cresceva, cambiava, evolveva verso uno stato finale che nella sua assoluta saggezza egli aveva scelto per sé. Voglio dire che lo percepii come auto-creantesi, non dipendente da nulla al di fuori di sé semplicemente perché non c'era nulla al di fuori di lui. Nel vedere ciò capii davvero che per tutta la vita ero stato letteralmente cieco; mi ricordo che ripetevo continuamente a mia moglie: "Ho recuperato la vista! Posso vedere di nuovo!". Mi sembrava che fino a quel momento, per quanto riguardava la natura della realtà intorno a me, non avessi fatto che tirare a indovinare. Capivo che non avevo acquisito una nuova facoltà o un nuovo senso, ma piuttosto ne avevo recuperato uno antico. Per un giorno circa vidi come un tempo tutti vedevamo, migliaia di anni fa. Ma come eravamo a perdere quella vista. quest'occhio superiore? La sua morfologia deve essere in noi ancora presente, non solo latente; altrimenti non avrei potuto recuperarla, neppure per breve tempo. Questo mi incuriosisce ancora. Come fu che per quarantasei anni non vidi veramente ma solo indovinai la natura delle cose, e poi per breve tempo vidi, davvero persi quella vista e tornai semi-cieco? Il periodo di tempo in cui vidi davvero fu, evidentemente, quello in cui ii Riprogrammatore stava rilavorandomi. Si era fatto avanti, palpabilmente sensibile e vivo, come sceso al suolo; si era rivelato. Così si dice che il cristianesimo, l'ebraismo e l'islamismo sono religioni rivelate. Il nostro dio è il deus absconditus; il dio nascosto. Ma perché? Perché e necessario che noi ci inganniamo guardando la natura della nostra realtà? Perché si è mascherato in una pluralità di oggetti diversi e ha mascherato i suoi movimenti come una pluralità di processi di cambiamento? Tutti i cambiamenti, tutte le permutazioni della realtà che vediamo sono espressioni del crescere e del dispiegarsi intenzionale di questa unica entelechia; è una pianta, un fiore, una rosa che si apre. E' un ronzante favo di api. E' musica, una sorta di canto. Naturalmente io ho visto il Programmatore come è realmente, come si comporta realmente solo  perché egli si è chinato su di me per darmi nuova forma, per cui dico "so perché l'ho visto", ma non posso dire "so perché non lo vedo adesso, né perché nessun altro lo vede". Forse dimoriamo collettivamente in una specie di ologramma al laser, creature reali in un quasi-mondo artificiale, un palcoscenico all'interno dei cui artefatti e delle cui creature si muove una mente destinata  rimanere sconosciuta?

10 - continua                                  



Philip K. Dick - Se questo mondo vi sembra spietato,
dovreste vedere cosa sono gli altri - Edizioni e/o - 
Piccola biblioteca morale - 1996