Qualche volta però arrivava una povera donna supplichevole: "Don Domé, me la incatenate?", e gli mostrava una pignatta come si mostra un bimbo malato a un medico. Lui non diceva mai di no. Anche le pignatte rotte diventavano una meraviglia in quella grande cucina luminosa; perché, lì, appena aveva un pò di tempo, l'incatenava. Incatenava la miseria. Una pignatta è poca cosa, ma per i poveri di allora era un capitale. Adoperarla incrinata significava poterla spezzare al più piccolo urto, una volta spezzata bisognava ricomprarla e con che se non c'era neppure l'olio per condire la polenta? Ma c'era Don Domé che stringeva un fil di ferro sotto l'orlo della pignatta, ne tagliava tanti pezzi uguali, li agganciava a quel cerchio e, mani, pinze, tenaglie, li tirava, li torceva, li annodava, stringendo una rete di elegante maglia di ferro intorno alla pignatta incrinata, assicurata oramai per l'eternità. Ammazzando la miseria sorrideva, scherzava, cantava.
pag.78 da "Giù la piazza non c'è nessuno" di Dolores Prato 1892-1983
Ed. Quodlibet - 2016 -
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