All'angolo della via
Di notte la zona era praticamente deserta. Di ritrovi pubblici, naturalmente, nemmeno si parlava, oltre a qualche bar-latteria, l'unico di cui avessi notizia era appunto in via Frapolli (o, chissà, nei dintorni immediati): era quello che inseguito si sarebbe chiamato un locale, ma allora era soltanto qualcosa d'indistinto tra un bar e un'osteria. Sul tardi, vi ci si faceva musica: un gruppo di clienti fissi cantava i motivi di un repertorio composito, accompagnandosi con le chitarre, un contrabbasso a una corda fatto in casa e due cucchiai per battere il ritmo. Non era un posto famoso come altri in città, ma era sempre piacevole sedersi da un canto e ascoltare quei buontemponi che si cimentavano con gli acuti della Paloma, azzardando la versione corale di una romanza del Tosti e, infine, mettevano a confronto le strane caratteristiche di una ragazza di Villafranca e di una di Bordighera.
Fu appunto in via Frapolli, una sera di quella prima estate, che li vidi per la prima volta. avevo accompagnato a casa una delle mie amiche (era piccola: non sempre otteneva dai familiari la libera uscita oltre le dieci) e andavo verso la fermata della filovia. Faceva abbastanza caldo: dalle molte finestre aperte rimbombavano i suoni di un programma televisivo. Allora, naturalmente, non c'erano reti private e quasi tutti seguivano il primo programma. Le facciate delle case erano una specie di parete sonora, dalla quale fluivano le voci e le note, che si mescolavano in un gioco continuo di echi e ripetizioni. Quella sera davano un varietà musicale, tra i cui ospiti, a quanto pareva, c'era una cantante lirica: la si sentiva per ogni dove cantare l'habanera della Carmen. Il ritmo cadenzato della celebre aria ( l'Amour, l'Amour...), con quei giambi ripetuti in cui l'anapesto si inserisce atteso e insieme improvviso, dava una strana sensazione d'irrealtà. Era come se alla vita di tutti i giorni fosse stata aggiunta bizzarramente una colonna sonora.
Avevo appena svoltato l'angolo della via ( l'Amour est un ) quando sentii alle mie spalle ( fils de Boheme ) un grido strozzato. Mi volsi ( il n'a jamais connu des lois ) e mi affrettai sui miei passi. In fondo, praticamente in piazza Adigrat, alcuni passanti (si tu ne m'aimes ) erano chini su una donna mezzo sdraiata per terra, evidentemente in preda a una forte emozione. Non c'era bisogno ( pas, je t'aime ) che mi unissi a loro e ripresi la via verso il viale. Ma, forse perchè da quelle parti ( si je t'aime ) avevo preso il vezzo di guardarmi in giro con una certa cautela, colsi con la coda dell'occhio ( oh, si, si je t'aime) un movimento all'angolo di via Caronti.
Erano in tre e si muovevano a passo normale, anche se si capiva che poco prima dovevano essersi affrettati. Non troppo alti, tarchiati, vestiti di nero (pantaloni attillati, maglioncini da marinaio a collo alto, un lungo e inconguo impermeabile di nailon ) in contrasto con il pronunciato pallore del loro volto. Si fermarono presso un portone e uno fece il gesto di estrarre la chiave. Prends garde à toi.
Beh, confesso che non capii assolutamente chi fossero. Non me ne preoccupai nemmeno. I giornali parlavano da un po' di un maniaco attivo in zona (Pompeo non era stato ancora arrestato ), ed era logico supporre che la donna che aveva gridato fosse una sua vittima. La tenuta dei tre era un po' lugubre, ma non più di tanto e nessuno di loro rassomigliava minimamente a Christopher Lee. Con il senno di poi, certo, è facile capire che non c'era motivo perchè dovessero somigliargli. Ma i miti iconici, come tutti gli altri, son duri a morire.
A guardare con attenzione, forse, si sarebbe potuto ravvisare nei loro tratti una qualche affinità con quelli di Bela Lugosi, per lo meno un'aristocratica scintilla di albagia magiara, ma, allora, chi fosse Bela Lugosi proprio non lo sapevo. Ci pascevamo tutti, più o meno, dei remake della Hammer, ma non conoscevamo i classici Universal degli anni '30: la televisione non li trasmetteva di certo e i cineclub, cui pure ero assiduo, erano soprattutto prodighi di film cecoslovacchi sulla figura di tormentati dirigenti di fabbrica, che pur di raggiungere gli obiettivi del piano quinquennale proponevano agli operai un sistema di incentivi materiali e finivano sotto processo per aver negato, sia pure in buona fede. l'etica socialista del lavoro. Io ero stato, in vacanza, un paio di volte in Ungheria e una volta in Transilvania: mi ero trovato bene e, in seguito, m'ero persino azzardato a seguire il lettorato d'ungherese all'Università, ma allora non mi passò affatto per la mente di collegare a quei paesi i tre cupi individui.
...continua...
Una volta una signora mi ha detto: "Ma questo Dadaismo, questo Surrealismo non avrà un cattivo effetto sui giovani?" Le ho risposto: "Signora, ho fatto molti quadri in vita mia e sto ancora cercando di fare un quadro alla cui vista certe persone cadono morte, ma non ci sono ancora riuscito." - Man Ray -
giovedì 29 ottobre 2015
mercoledì 28 ottobre 2015
Carlo Oliva........1 di 4...
All'angolo della via
La
vicenda dei presunti vampiri di viale Argonne è stata riferita a suo
tempo dalla stampa cittadina, ma in modo,diciamo pure, insoddisfacente.
Era inevitabile: verso la metà degli anni’60, la cronaca era
considerata un genere giornalistico in cui una certa
routine
era, non che ammessa, desiderata, specie nei mesi estivi. La storia
di uno o più sconosciuti che, all’imbrunire, avevano aggredito,
nel corso di poche settimane,due o tre signore che rincasavano sole,
cercando goffamente i morderle sul collo, per dileguarsi alla loro
decisa reazione, era una tipica storia da cronaca estiva, nel senso
che non avrebbe avuto alcuna possibilità di essere pubblicata in un
‘altra stagione. Come tale, infatti, era stata trattata: un po’
di blanda ironia, un minimo di colore, la menzione del successo, di
pochi anni prima, dei film con Christopher Lee e il suggerimento che
protagonisti degli strani episodi fossero degli psicopatici esaltati
dalla visione dei medesimi. Di
fatto, entro il mese la pubblica sicurezza mise le mani, dopo le
opportune indagini, su un balordo locale, tale Pompeo (la stampa non
riferì il cognome), che al titolo di psicopatico aveva ampiamente
diritto, e gli contestò tutte le aggressioni. Lui ammise di
frequentare, a volte, il vicino cinema Susa, e non negò di
apprezzare il genere horror, ma respinse con ostinazione ogni
addebito vampiresco. Non gli cedettero, e lo spedirono senza indugi
al neurodeliri. Ne uscì poche mesi dopo. Poi, a quanto ne so, di lui
si persero le tracce. Vuole
il caso che allora, pur abitando in tutt’altro quartiere,
frequentasse con una certa regolarità la zona di viale Argonne.
Avevo, di fatto, una fidanzata in via Amadeo; anzi, per una
concatenazione d’eventi estranea (o quasi) alla mia volontà, ne
avevo un’altra in via Sismondi, e mi capitava spesso di
accompagnare l’una o l’altra a passeggio sotto i platani del
viale, in un paesaggio urbano piacevolissimo in quelle tarde sere di
giugno. Una
volta mentre ero con l’una, mi capitò persino di imbattermi
nell’altra, che si intratteneva su una panchina con un amico
comune, il che, a rigore, non avrebbe dovuto fare (perlomeno, avrebbe
preferito farlo senza che lo si risapesse, perché l’amico era
legato sentimentalmente a una cugina di lei, con cui entrambe le
ragazze erano in una certa intimità) e la situazione s’era
rivelata imbarazzantissima. Con l’eccezione della mia
accompagnatrice, tutti noi altri tre eravamo stati sorpresi in
qualche modo in fallo, e anche lei era turbata, pensando alla cugina
dell’amica e chiedendosi se fosse o meno il caso di metterla al
corrente dell’infedeltà del partner. Lo avrebbe fatto, in
definitiva, provocando qualche passeggera burrasca sentimentale.
Erano
sciocchezze, ma l’età e la cultura corrente ci rendevano sensibili
a questi problemi. I cantanti di successo ne trattavano in versi e in
musica e anche i romanzieri importanti, pur elaborando situazioni più
osé della nostra, vi erano affezionati. L’episodio, in pratica,
non ebbe seguito, ma valse a rendermi molto cauto e attento ogni
volta che percorrevo, solo o accompagnato, quel tratto di strada.
Ora,
come tutti sanno, per raggiungere viale Argonne da via Sismondi, il
miglior partito da prendere è quello di imboccare via Frapolli e
piegare per via Sighele, a meno che da via Frapolli non si preferisca
sboccare direttamente in largo Porto di classe, da dove, per Piazza
Fusina e via Aselli, si può proseguire comodo mante per via Amadeo.
Erano, allora, vie tranquille e piacevoli, fiancheggiate da edifici
dignitosi e vecchiotti, con pochissimo traffico e una certa polverosa
tranquillità: a me piacevano moltissimo. L’ora migliore,
naturalmente, era quella del tramonto estivo, quando l’occhio si
perdeva da un lato lungo la prospettiva, vagamente parigina, degli
alberi che correvano verso piazzale Susa (ma alle ragazze dicevo che
ricordava un po’ l’ensache di Barcellona: faceva più effetto) e,
dall’altro, si fermava con soddisfazione sulla mole torreggiante
della chiesa dei santi Nereo e Achilleo. I pregi di quell’edificio
neo-romanico non sono un gran che, ma a osservarlo nel giusto stato
d’animo faceva il suo effetto, specie se attorno al torrione
circolare si librava il canonico volo di rondini.
...continua...
venerdì 16 ottobre 2015
E. Sottsass......Guerra....A. Gormley
In quella guerra stupida dove sono stato, non ho trovato niente di divertente, niente di eroico, niente di istruttivo. Era una totale perdita di tempo, soprattutto per la Patria della gente.
Il mio corpo giovane, le mie gambe, i miei piedi, il mio sesso pieno di sangue, la mia voce, i miei capelli sel-
vaggi, il mio cervello furioso e curioso erano usati per produrre coglionate, per riempire di orgoglio stronzo
qualcuno al quale normalmente non avrei concesso di pulirmi le scarpe.
Durante questi anni inutili e perduti andavo cercando tra la gente qualcuno che mi consolasse: ragazze, amiche, amanti o nemiche, profughi, ragazzi in fuga, traditori silenziosi, prigionieri, compagni di qualche ora,
altri nemici, anche guerrieri senza colpa.
I paesaggi, le montagne, i fiumi, i boschi, i prati, erano incantati; le albe, i tramonti, le notti erano di una totale
purezza cosmica; anche i villaggi, anche le chiese, anche i cimiteri stavano affondati nei loro interminabili silenzi. Noi chiedevamo ben poco. Chiedevamo che finisse il crepitio metafisico delle mitragliatrici, chiedeva-
mo che l'eco dei cannoni non scendesse giù dal cielo, che le case non fossero distrutte, che tutte le finestre
continuassero a splendere con i loro vetri.
Ma c'era ben poco da chiedere, nessuno avrebbe mai ascoltato.
Noi che dovevamo fare la guerra, chiedevamo soltanto di poter stare seduti a guardare montagne, fiumi, boschi, ragazze, cimiteri, senza dover sempre avere compassione per qualcuno, senza dover sempre aver
vergogna di noi stessi.
Anthony Gormley
martedì 6 ottobre 2015
Haiku d'autunno......
.....................Haiku........d'autunno.......................
Haik......u...........d'....au........t......u.n....n..........o...
.....H........a...i....ku.......d'.....a....u.t......unno.........
Yosa Buson 1716 1783
Fa perdere le tracce:
così viaggia un Maestro!
Tardo autunno.
Haik......u...........d'....au........t......u.n....n..........o...
Kobayashi Issa 1763 1827
Notte d’autunno.
Il viaggiatore
Lavora d’ago.
.....H........a...i....ku.......d'.....a....u.t......unno.........
Ogiwara Seisensui 1884 1976
Le carpe si radunano.
In silenzio, l’autunno avanza
in ogni direzione.
...H...a.i..........k..u.....d'..aut.....un........n......o.......
Sugita Hisajo 1890 1946
Profumo di crisantemi.
Arriva una piccola folla.
E’ un giorno felice.
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#primavera
venerdì 18 settembre 2015
Gregory Bateson......
Eccolo dunque in parole
preciso
e se leggi fra le righe
non troverai nulla
perché questa è la disciplina che chiedo
né più né meno.
Non il mondo com'è
né come dovrebbe essere...
Solo la precisione
lo scheletro della verità
non cerco l'emozione
non insinuo implicazioni
non evoco i fantasmi
di vecchie credenze obliate.
Queste son cose da predicatori
da ipnotisti, terapeuti e missionari.
Essi verranno dopo di me
e useranno quel pò che ho detto
per tendere altre trappole
a quanti non sanno sopportare
il solitario
scheletro della verità.
venerdì 28 agosto 2015
Banksy.....
Lo stile di vita che avete ordinato
è attualmente fuori catalogo.
giovedì 20 agosto 2015
Amiri Baraka............Abdul Rahman Haroun
Cammini nel mare, le conchiglie
prese nei capelli. Ruvide
onde ti stracciano la lingua.
Chiudere gli occhi. E’ così
semplice. Su onde
Amiri Baraka (LeRoi Jones)domenica 9 agosto 2015
Ingeborg Bachmann........
Tutti i giorni
La guerra non viene più dichiarata,
ma proseguita. L'inaudito
è divenuto quotidiano. L'eroe
resta lontano dai combattimenti. Il debole
è trasferito nelle zone del fuoco.
La divisa di oggi è la pazienza,
medaglia la misera stella
della speranza, appuntata sul cuore.
Viene conferita
quando non accade più nulla,
quando il fuoco tambureggiante ammutolisce,
quando il nemico è divenuto invisibile
e l'ombra di eterno riarmo
ricopre il cielo.
Viene conferita
per la diserzione dalle bandiere,
per il valore di fronte all'amico,
per il tradimento di segreti obbrobriosi
e l'inosservanza
di tutti gli ordini.
Anthony Gormley
domenica 2 agosto 2015
mercoledì 22 luglio 2015
mercoledì 15 luglio 2015
Vittorio Sereni.......[ 17 poesie sulla guerra ]
Quei bambini che
giocano
un giorno
perdoneranno
se presto ci
togliamo di mezzo.
Perdoneranno. Un
giorno.
Ma la distorsione
del tempo
il corso della
vita deviato su false piste
l’emoraggia dei
giorni
dal varco del
corrotto intendimento:
questo no, non lo
perdoneranno.
Non si perdona a
una donna un amore bugiardo,
l’ameno
paesaggio d’acque e foglie
che si squarcia
svelando
radici putrefatte,
melma nera.
“D’amore non
esistono peccati,
s’infuriava un
poeta ai tardi anni,
esistono soltanto
peccati contro l’amore”.
E questi no, non
li perdoneranno.
Vittorio Sereni
1913 – 1983
scritta negli anni
’50, durante la guerra Sereni aveva
domenica 12 luglio 2015
Ghiannis Ritsos.....[ 17 poesie sulla guerra ]
Lettera a
Joliot-Curie
Joliot,
era amaro il pane
che assaggiammo
era amaro far
giorno senza che t’importasse lavarti
e guardare il sole
era amaro far sera
e non conoscerti una stella,
era amaro far
notte senza un verso per far la croce
sul tuo guanciale
era amaro volerti
uccidere prima di finire la tua canzone
era amaro che
fosse così bella la vita e tu dover morire
perché ami la
libertà e la pace.
* * *
Abbiamo
disimparato molte cose, Joliot,
disimparato come
guizza il pesce della serenità
nei bassi fondali
del silenzio
come s’intrecciano
azzurre le vene
nelle braccia
della primavera – dimenticato,
imparando certe
cose semplici
molto semplici
molto sicure
che l’universo
incomincia dal pane
che non è giusto
che altri guadagnino il pane
e altri lo mangino
come non è giusto
fabbricare cannoni
mentre mancano
aratri – semplici cose,
può dirle anche
un ragazzo in un armonia a bocca
e un buon soldato
che ha sognato sua madre
può scuotersi dal
sonno e dirle in una tomba
e meglio ancora lo
sanno i nostri morti –
il loro silenzio
le grida ogni notte – semplici cose
- non siamo saggi,
Joliot
diciamo cose
semplici
molto semplici
che vale vivere e
morire
per la libertà e
la pace.
* * *
Joliot,
vorrei ancora
confessarti
che le sere quando
comincia il cielo a ravvisarci
e l’Orsa
Maggiore sta fuori nel cortile del silenzio
rimaniamo per ore
col dito dimenticato nell’isola del dolore
a ragionare del
mondo e dei suoi tormenti
di un libro smesso
di leggere a metà
di una canzone
interrotta a mezzo
di una canzone mai
scritta
di un pettine
rimesto solo nella casa vuota
di una macchinetta
da barba e del sapone sul lavandino
e di colui che non
ha più bisogno di radersi –
Ah, così
teneramente a ragionare del mondo
e ad adirarci
tante e poi tante volte, Joliot,
che non possiamo
più essere adirati
che non possiamo
più odiare chi ci ha fatto del male
- vedi, Joliot,
l’amore vale sempre più dell’odio –
e come ha fame la
nostra mano di stringere una mano –
di stringere anche
la mano del nemico
non perché siamo
stanchi, Joliot,
non perché han
perso i calli le nostre mani
ma perché amiamo,
come te,
la libertà e la
pace.
Ghiannis Ritsos
1909 - 1990
stralci di una più
vasta opera scritta nel 1950
giovedì 9 luglio 2015
Velemir Chlebnikov.......[ 17 poesie sulla guerra ]
Il rifiuto
E’ per me di
gran lunga più gradevole
osservare le
stelle,
che sottoscrivere
una sentenza di morte.
E’ per me di
gran lunga più gradevole
ascoltare le voci
dei fiori,
che bisbigliano:
“è lui!”,
quando passo per
il giardino,
che vedere i
fucili,
che uccidono
quelli che vogliono
uccidere me.
Ecco perché non
sarò mai
e poi mai
un uomo di
governo!
lunedì 6 luglio 2015
Iijima Koichi.....[ 17 poesie sulla guerra ]
Il cielo altrui
Sono tornati agli
uccelli a
beccare nelle
spaccature nere
e asciutte della
terra estiva.
Saltellano sopra
il tetto
nuovo per loro
sconosciuto.
Sento da come si
muovono che
sono stupiti per
la grande novità.
Il cielo si tiene
la testa fra
le mani, come se
avesse ingoiato
delle pietre. E’
in pena.
Il sangue che
ormai non scorre
più per le nostre
strade in
guerra, adesso
circola dentro
il suo corpo
vuoto, con furia,
come se non fosse
più nostro.
Iijima Koichi
1930 - 2013
venerdì 3 luglio 2015
Ts'ao Sung.......[ 17 poesie sulla guerra ]
Protesta nell’anno
sesto di Chien Fu
Le colline e i
ruscelli della pianura
ne avete fatto il
vostro campo di battaglia
La gente che vive
qui come, secondo voi,
potrà fornirsi di
“legna da ardere e fieno”?
Prego,
risparmiatemi le vostre chiacchiere
di nomine e
titoli.
La reputazione di
un solo generale
si chiama:
diecimila cadaveri.
Ts’ao Sung
870 - 920
martedì 30 giugno 2015
Laure.......[ 17 poesie sulla guerra ]
Sponde di città
Sponde di città
terreni incolti
prati bagnati di
cielo
Tutti i fiumi e
tutti i vini
mi girano nella
testa
Manzanarre e
Mockvà
dov’era mai?
La terra si
dischiude.
Ci sono tutti,
quelli che per
miracolo
spartivano con
gioia
e l’odio e la
gioia.
Un fiume di sangue
ha sommerso quei sorrisi di bimbi.
La mitraglia ha
spento quei canti di adolescenti.
Fede speranza
caritate
“ all’inferno
sono andate “.
Al di là delle
atroci sconfitte
delle vittorie
rovesciate
delle libertà
mutilate
la guerra urla a
morte.
Ci sono tutti
giù, nell’abisso
e ridono dei
fratelli
i vivi
questi apostoli di
sventura
che sanno solo
piangere nelle polvere
gemere sul ciglio
di una tomba.
Le mascelle di
scheletro
scrocchiano e si
spalancano
in un unico grande
riso
sardonico
quando il lamento
di quelle ombre in carne
arriva fino a
loro.
Esseri informi,
ibridi
sarebbe dunque
questa la vostra pena
che ci sia un
posto per tutti sotto il sole
e sopravvivere a
ciò che unico appariva
degno di essere
vissuto?
Sarete sempre
fuori gioco:
scendendo a patti
con voi stessi
non vi
abbandonerete mai, abbagliati
occhi radiosi,
bocche riarse, ventre di fuoco
al carnaio
benefico.
Avete troppo da
fare nei cimiteri della storia
avete troppo da
pensare
nella vostra
povera testa pesante
troppo da dire con
le vostre labbra amare
aperte su tutte le
incoerenze.
Avete anche
troppi tesori da
sprecare
in quelle mani
eternamente vuote.
Esseri informi…
ibridi
voi non sapete
ancora
che solo l’attimo
vuol essere vissuto
preferite
allungare i miracoli
che non dovete che
a noi.
Quanto vi resta da
esistere
scorre come la
sabbia tra le dita
e voi lasciate
fare
immobili
oppure affrettate
la rovina
al ritmo scosso di
pupazzi meccanici
oppure insistete
fortemente
con tutto il peso
di una ragione lungimirante
con tutto il peso
di una saggezza pertinente.
Sì le vostre
lacrime chiamano il riso.
Se non sapete fin
d’ora
“ guidare il
carro e l’aratro sopra le ossa
dei morti “
è solo perché
fra poco
il nostro inferno
coprirà l’universo:
fuoco dal cielo
schianti dalla
terra
lava bollente
gemme preziose
vi colpiranno al
cuore
in un caos sonoro,
assurdo e scintillante.
Laure pseudonimo
di Colette Peignot 1903 – 1938
Poema scritto dopo
un viaggio in Catalogna e
sabato 27 giugno 2015
Arthur Rimbaud......[ 17 poesie sulla guerra ]
Il male
Mentre i rossi
sputi dell’assidua mitraglia
rifischiano
nell’infinito azzurro, e accanto
al Re che irride,
scarlatti o verdi, in battaglia
i reggimenti al
fuoco cadono di schianto;
mentre ne stritola
un’orrenda paranoia
centomila
ammucchiandoli in fumanti resti,
- Poveri morti,
nell’erba estiva e la gioia
tua, o Natura, che
in santità li facesti! –
- Vi è un Dio che
ride alle tovaglie damascate
degli altari,
all’incenso, all’oro dell’enorme
calice, e cullato
dagli osanna s’addorme
e si ridesta
quando le madri, angosciate
e lacrimanti nel
vecchio nero berretto,
gli danno un
soldone legato al fazzoletto.
Arthur Rimbaud
1854 - 1891
Monumento ai caduti Orvieto
mercoledì 24 giugno 2015
Giuseppe Ungaretti.......[ 17 poesie sulla guerra ]
Veglia
Cima Quattro il 23
dicembre 1915
Un’intera
nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al
plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene
d’amore
Non sono mai stato
tanto
attaccato alla
vita.
Giuseppe Ungaretti
1888 – 1970
domenica 21 giugno 2015
Vladimir Majakovskij.....[ 17 poesie sulla guerra ]
Dedica a Lilia
8 ottobre
1915
Le date
del tempo,
che ha visto il
rito
della mia
consacrazione a soldato.
“Ascoltate!
Ognuno,
chi è inutile
persino,
deve vivere;
ma non si può,
non si può
nelle tombe delle
trincee e dei ripari
seppellirlo vivo:
assassini!”
Non ascoltano.
Un sottufficiale
di cento chili premette come un torchio.
Da un orecchio
all’altro mi tosarono con cura.
Come bersaglio,
sulla fronte
attaccarono la
croce
di recluta.
Anch’io adesso
dovrò andare a ovest!
Continuerò a
camminare laggiù,
finchè i tuoi
occhi non mi piangeranno
sotto la rubrica
dei “morti”,
composto in corpo
sei.
Vladimir
Majakovskij 1894 – 1930
venerdì 19 giugno 2015
giovedì 18 giugno 2015
Robert Frost.....[ 17 poesie sulla guerra ]
Per loro, non
guerre sante
Gli stati
abbastanza forti per fare il bene
son pochi: pare
che siano solo tre.
Il bene è una
cosa che loro, i grandi, possono fare,
ma i piccoli stati
dappoco appena possono esistere.
Ed esser buoni per
questi significa stare
a guardare una
guerra in nominale alleanza
e, quando sia
finita, la spartizione dei beni
del mondo tra i
vincitori giganti.
Iddio, hai tu
preso atto di questo?
Qual è la tua
divina posizione al riguardo?
Certe nazioni come
Cuba o la Svizzera
mai potranno
sperare in una Missione Globale.
Per loro, non
Guerre Sante: il massimo
che possano mai
darci è un fastidioso bisticcio.
Robert Frost 1874 - 1963
lunedì 15 giugno 2015
Miklòs Radnòti.....[ 17 poesie sulla guerra ]
Cartoline Postali
Rotola il tuono di
grossi cannoni feroci in Bulgaria,
tonfano sulla
cresta delle montagne, esitano, precipitano;
uomini e bestie,
carri e pensieri si ammassano,
e la strada si
impenna annitrendo e fuggono le criniere dei cieli.
E tu sei salda in
me, in questa mobile confusione,
nel fondo della
mia coscienza, perennemente immota
e silenziosa fai
luce come un angelo che si meraviglia dei massacri
o l’insetto che
si seppellisce nell’incavo di un albero tarlato.
Miklòs Radnòti
1909 – 1944
deportato per
motivi politici e razziali
venerdì 12 giugno 2015
Marianne Moore.....[ 17 poesie sulla guerra ]
Al progresso
militare
Usi la tua mente
come una macina
per macinare
strame.
La lucidi, e col
tuo distorto
senso dell’humour,
ridi
del tuo torso,
prostrato
là dove il corvo
s’abbatte
sulle anime
sgomente
che il suo dio gli
ha assegnate,
e chiama, e sbatte
le ali
fino a quando il
tumulto
non fa risuscitare
altre riserve
negre.
Guerra a poco
prezzo.
Gridano eccitati
e si cercano il
premio
che gli spetta,
finchè
il cielo del
tramonto
s’insanguina.
Marianne Moore 1887 - 1972
Marianne Moore 1887 - 1972
martedì 9 giugno 2015
Friedrich Holderlin.....[ 17 poesie sulla guerra ]
La pace
Come se le antiche
acque
in nuova furia
Più
orrenda trasmutate, ancora
Venissero a purificare, perché necessario,
Così ribollì e
crebbe in flutti di anni
Senza posa e
inondò l’angosciato paese
L’inaudita battaglia, chè vasti coprivano
Squallore e tenebra la testa degli uomini.
Forze d’eroi
volavano alte come onde
E poi
sparivano; tu, vendicatrice, ai tuoi esecutori,
Scorciavi
rapida il lavoro
E
riportavi a casa, in pace, i contendenti.
O tu che
inesorabile e mai vinta
A suo tempo
il tracotante colpisci,
Così che
fino nell’ultima generazione
La
sua misera schiatta trema al colpo,
Tu che in mistero
tieni pungolo e redini
Per frenare
ed incitare, o Nemesi,
Punisci
ancora i morti? Essi dormivano
Sotto
i laureti d’Italia,
Imperturbati gli
antichi conquistatori.
E non perdoni
nemmeno agli ozieggianti pastori?
Non
hanno ancora abbastanza
Il
florido sonno espiato i popoli?
Chi cominciò? Chi
portò la maledizione?
Non è da
oggi né da ieri, e quelli che primi
Passarono la misura, i nostri padri,
Non lo sapevano, il loro spirito li spinse.
Da troppo, da
troppo amano i mortali
Di
calpestarsi e contendere per il dominio,
Ciascuno teme il vicino, e non ha
Benedizione l’uomo sul proprio suolo.
Inquieti soffiano
a vortice ancora come nel Caos,
Nella razza in
fermento i desideri,
E
selvaggia e desolata e gelida
Per
le ansie, la vita dei miseri è sempre.
Ma tu, tranquilla,
vai per sicura strada,
O madre terra
nella luce. La tua primavera fiorisce,
Melodiosamente si alternano in te le stagioni
In
germoglio, o tu ricca di vita!
Con la tua gloria
tranquilla, o temperata!
E anche con
le tue leggi non scritte,
Con il
tuo amore vieni a ridonarci
Un
permanere nella vita, un cuore.
O innocente! Sono
più saggi i pargoli,
Quasi, che noi
adulti: la discordia
Non turba
ai buoni l’animo e chiaro
Di
gioia loro si conserva l’occhio.
E come fra gli
altri astanti, con serio sorriso
L’arbitro
guarda la gara dei giovinetti
Dove
infiammati i contendenti e i carri
S’incalzano tra nugoli di polvere,
Così sui nostri
capi Elio sorride,
E il gioioso
dio non è mai solo
Perché
eterna dimora hanno dell’Etere
Le
stelle in fiore, santamente libere.
sabato 6 giugno 2015
Guillaume Apollinaire....[ 17 poesie sulla guerra ]
Guerra
Ramo centrale di
combattimento
Contatto all’ascolto
Si tira nella
direzione “dei rumori uditi”
I giovani
della classe 1915
E quei fili di
ferro elettrizzati
Non piangete
dunque sugli orrori della guerra
Prima di essa non
avevamo che la superficie
Della terra e dei
mari
Dopo avremo gli
abissi
Il sottosuolo e lo
spazio aviatorio
Padroni del timone
Dopo dopo
Prenderemo tutte
le gioie
Dei vincitori che
si abbandonano
Donne Giochi
Officine Commercio
Industria
Agricoltura Metallo
Fuoco Cristallo
Velocità
Voce Sguardo Tatto
a parte
E insieme nel
tatto venuto da lontano
Ancora da più
lontano
Dall’Aldilà di
questa terra
Guillaume
Apollinaire 1880 – 1918
la poesia è stata
scritta nel 1915, e stampata
Monumento ai caduti Ruvo di Puglia - Bari
mercoledì 3 giugno 2015
Wilfred Owen....[ 17 poesie sulla guerra ]
All’addiaccio
Ci duole il
cervello, sotto i gelidi venti d’oriente che
accoltellano senza pietà…
Esausti, restiamo
svegli perché la notte è silenziosa..
Razzi bassi
cadenti confondono il nostro ricordo
del saliente…
Preoccupate dal
silenzio, le sentinelle bisbigliano,
curiose, nervose,
ma
non succede niente.
Vigilando, udiamo
raffiche impazzite dare strattoni al
filo spinato,
come se tra quei
rovi si dibattessero uomini in agonia.
Verso nord,
rintrona senza tregua la guizzante
artiglieria,
lontano, come
l’eco attutita di un'altra guerra.
Che
stiamo a fare qui?
Spunta il
lancinante tormento dell’alba…
Sappiamo solo che
la guerra dura, la pioggia inzuppa
e le nubi calano tempestose.
L’alba che
ammassa ad oriente il suo esercito
malinconico
ritorna schierata
all’attacco di grigie schiere tremanti,
ma
non succede niente.
Improvvisi nugoli
di proiettili striano a più riprese
il silenzio.
Meno micidiali
dell’aria che intirizzisce nera di neve,
fiocchi che
trascorrono obliqui si accalcano, smettono
e riprendono;
li guardiamo
vagare su e giù nella noncuranza del vento,
ma
non succede niente.
Pallidi fiocchi
con dita furtive ci palpano il viso,
rannicchiati in
buche, torniamo a sogni dimenticati,
fissando lo sguardo inebetito
dalla neve,
in fondo a fossati
più erbosi. Così sonnecchiamo,
assopiti dal sole,
cosparsi di petali
che gocciano di là dove il merlo
fa chiasso.
Stiamo forse morendo?
Stanotte, questo
gelo avvinghierà noi e questo fango,
raggrinzendo molte
mani, increspando fronti.
Il drappello dei
seppellitori, impugnando vanghe e
picconi con mano tremante,
esita su volti
appena noti. Hanno occhi di ghiaccio,
ma
non succede niente.
Wilfred Owen
1893 – 1918
volontario nella
prima guerra mondiale, morto in combattimento
Monumento ai caduti Olevano di Lomellina - Pavia
domenica 31 maggio 2015
Saffo.......[ 17 poesie sulla guerra ]
La cosa più bella
Quale la cosa più
bella
sopra la terra
bruna? Uno dice “una torma
di cavalieri”
uno “di fanti” uno “di navi”.
Io “ciò che
s’ama”.
Farlo capire a
tutti è così semplice!
Ecco: la donna più
bella del mondo,
Elena, abbandonò
il marito (era un
prode) e fuggì
verso Troia, per
mare.
E non ebbe un
pensiero per sua figlia,
per i cari
parenti: la travolse
Cipride nella
brama.
Di lei l’amato
incedere, il barbaglio
Del viso chiaro
vorrei scorgere,
più che i carri
dei Lidi e le armi
grevi dei fanti.
Saffo seconda
metà del VII sec.A.C.
giovedì 28 maggio 2015
Bertolt Brecht.......[ 17 poesie sulla guerra ]
I monumenti ai caduti sono sorti in
tutta Europa alla fine della prima guerra mondiale. In Italia la
sofferenza generata dalla guerra si rovesciò nella celebrazione
della vittoria, della nazione, del sacrificio. Nella incrollabile
certezza della pietra e del ferro dei monumenti si intravede
l’embrione dell’incrollabile certezza nel duce. Il dubbio, l’idea
che le cose possano andare diversamente, che dalla guerra l’umanità
si possa emendare resta affidata a molte utopie, a pochi progetti
politici e alla poesia. Nella poesia è insito il sospetto che il
reale possa essere diverso, che tutto possa essere ancora detto, che
all’inevitabilità della guerra possa rispondere il dubbio
che apre altre strade.
quella ridotta in pezzi, che non avrà lettori:
Il pianeta andrà in briciole.
Quelli che ha creato lo annienteranno.
Per vivere insieme, abbiamo saputo inventare solo il
capitalismo.
Ma con la fisica abbiamo inventato qualcosa di più.
Ossia questo: morire insieme.
Bertolt Brecht 1898 - 1956
la stesura è da collocarsi tra il 1945-47
Monumento ai caduti Trieste
domenica 17 maggio 2015
Guy Debord..........1967...
Mentre nella fase primitiva dell'accumulazione capitalistica "l'economia politica non vede nel proletariato che l'operaio", che deve ricevere il minimo indispensabile per la conservazione della sua forza-lavoro, senza mai considerarlo "nel suo tempo libero, nella sua umanità", questa posizione delle idee della classe dominante si rovescia non appena il grado di abbondanza raggiunto nella produzione delle merci impone un ulteriore collaborazione da parte dell'operaio. Il quale, improvvisamente ripulito del disprezzo totale chiaramente espressogli da tutte le modalità di organizzazione e di sorveglianza della produzione, si ritrova ogni giorno, al di fuori di questa, sotto il travestimento del consumatore, trattato apparentemente come una persona di riguardo, con una premurosa cortesia. Allora l'umanismo della merce si prende cura del "tempo libero e dell'umanità" del lavoratore, semplicemente perchè ora l'economia politica può e deve dominare queste sfere in quanto economia politica. Così "la conseguente effettuazione del rinnegamento dell'uomo" si è presa cura della totalità dell'esistenza umana.
da " La società dello spettacolo " punto 43
sabato 9 maggio 2015
Senofane...
Ma i mortali credono che gli dei nascano e che abbiano
vesti, lingua e figura come loro. Ma se i buoi e i cavalli e anche i leoni
avessero mani, e con le mani potessero dipingere e compiere le opere che
compiono gli uomini, i cavalli dipingerebbero immagini di dei simili a cavalli,
e i buoi simili a buoi, e plasmerebbero i corpi degli dei tali quali essi
stessi hanno, ciascuno secondo il proprio aspetto. E gli Etiopi affermano che i
loro dei sono camusi e neri, e i Traci che hanno occhi azzurri e capelli rossi.
Stanno piantati dei bacchi d’abete tutt’attorno alla solida casa. Non è vero
che fin dal principio gli dei hanno svelato tutto ai mortali, ma gli uomini
stessi, cercando, col tempo trovano ciò che è meglio.
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