ITALIA A/Z L'Italia in 26 lettere e 45 parole - orecchioacerbo editore
Una volta una signora mi ha detto: "Ma questo Dadaismo, questo Surrealismo non avrà un cattivo effetto sui giovani?" Le ho risposto: "Signora, ho fatto molti quadri in vita mia e sto ancora cercando di fare un quadro alla cui vista certe persone cadono morte, ma non ci sono ancora riuscito." - Man Ray -
mercoledì 15 marzo 2017
martedì 14 marzo 2017
lunedì 13 marzo 2017
lunedì 6 marzo 2017
Fabio Pusterla...
Crespi d'Adda
Lungo i due lati del viale d'accesso
in doppia fila
si dispongano le tombe dei bambini:
piccole pietre uguali.
Il termine "bambino"
vuole indicare chi non ha raggiunto
l'età idonea al lavoro.
Si evitino
le formule patetiche.
Il grande edificio grigio sullo sfondo
suggerisce compostezza
e abnegazione.
Di fronte al cimitero
la natura ha disposto il suo omaggio:
grano e papaveri.
Ciò sia di sprone a tutti
affinché l'ordine regni in ogni orto.
La geometria perfetta delle strade
non è senza rapporto
col senso del dovere: ricordàtelo:
Un giorno
tutto sarà così.
Se qualcuno
volesse per avventura andare altrove,
faccia pure.
Sappia però di non avere alternative.
giovedì 2 marzo 2017
Lawrence Ferlinghetti...
E ancora La Patria es primera
dovunque questo divide la terra
dove il povero nascerà senza buco del culo
se la merda dovesse mai diventare di valore
da " Carnaval de Maìz " - 1972
lunedì 27 febbraio 2017
Sembra ieri...
A Bologna, durante la peste del 1630, un bando rifiutava ai Rom malati l'accesso al lazzaretto.
Nel 1663, a Milano un decreto lasciava impunito "l'assassinio di zingari e la sottrazione di beni personali" dai loro cadaveri. Il 21 agosto 1910, il Ministero degli Interni emanò una circolare in cui si ordinava la sorveglianza, l'isolamento e la disinfestazione degli zingari nel regno.
Saluti da Follonica
venerdì 24 febbraio 2017
Sylvain Tesson...
...alla sommità di ogni chiave di volta un foro di alcuni centimetri di diametro serviva un tempo
a far passare il cavo dei lampadari. Oggi questi orifizi inutilizzati sono ostruiti da un cilindro di legno.
Spesso stappammo quei cilindri e avvicinammo il viso ai fori per sentir pulsare l'aria calda della chiesa, aspirata per la differenza di temperatura tra la navata e l'ossatura. Odore di sottana umida,
di capelli di vecchia, di ceri e di incenso freddo: l'alito della chiesa.
Piccolo trattato sull'immensità del mondo - Guanda editore
martedì 21 febbraio 2017
Lawrence Ferlinghetti...
Era un volto che il buio poteva uccidere
in un momento
un volto ugualmente offeso
dal riso e dalla luce
" Di notte pensiamo in altro modo "
ella mi disse una volta
stendendosi languidamente
E avrebbe citato Cocteau
" Sento che c'è un angelo in me " avrebbe detto
" che io sorprendo di continuo "
Poi avrebbe sorriso volgendo il profilo
accesa una sigaretta per me
sospirato e allungata
in uno struggimento
la sua dolce anatomia
e lasciato cadere una calza
1955
venerdì 17 febbraio 2017
Allen Ginsberg...
Sfintere
Spero che il mio vecchio buco del culo tenga
Per 60 anni quasi tutto è andato bene
Poi in Bolivia una fistola operata
sopravvissuto all'ospedale d'altiplano -
un pò di sangue, niente polipi, ogni tanto
piccole emorroidi
attivo avido ricettivo al fallo
bottiglia di Coca, candela, carota
banana e dita -
Ora l'AIDS lo fa timido, ma ancora
pronto a servire -
fuori lo stronzo, dentro col condom
l'amico orgasmico -
ancora elastico muscoloso
si spalanca senza vergogna alla gioia
Ma tra 20 anni chissà,
ai vecchi vengono acciacchi dappertutto -
al collo, prostata, stomaco, giunture -
Spero che il vecchio buco resti giovane
fino a morte, rilassati
lunedì 13 febbraio 2017
Fabio Pusterla...
L'annegata
E' un'acqua bassa,
che guadano i cinghiali
nottetempo, lasciando sulle rive
tracce disordinate.
Ma come poteva saperlo,
lei, che veniva da così lontano?
Sarà stata una pozza imprevedibile,
la fatica, un sasso viscido o quella paura
che può cogliere alla fine di un viaggio:
e forse aveva già capito di non avere speranze.
Alcuni anni fa, i giornali diedero notizia della morte di una donna, annegata misteriosamente nelle
acque del torrente Tresa mentre cercava di entrare clandestinamente in territorio elvetico. Proveniva, se ricordo bene, dal Pakistan.
mercoledì 8 febbraio 2017
Lawrence Ferlinghetti..............Manifesto populista...
Manifesto populista
Per i poeti, con amore 1975
Poeti, uscite dai vostri studi,
aprite le vostre finestre, aprite le vostre porte
siete stati ritirati troppo a lungo
nei vostri mondi chiusi.
Scendete, scendete,
dalle vostre Russian Hills e dalle vostre Telegraph Hills
dalle vostre Beacon Hills e dalle vostre Chapel Hills
dalle vostre Brooklyn Heights e dai Montparnasse,
giù dalle vostre basse colline e dalle montagne,
fuori dai vostri tepees e dalle domes.
Gli alberi stanno cadendo ancora
e non andremo più nei boschi.
Non è il momento ora di sedersi tra loro
quando l'uomo incendia la propria casa
per arrostire il maiale.
Non si canta più Hare Krishna
mentre Roma brucia.
San Francisco sta bruciando
la Mosca di Majakovskj sta bruciando
i combustibili fossili della vita.
La Notte & il Cavallo si avvicinano
mangiando luce, calore & potere
e le nuvole hanno i calzoni.
Non è il momento ora di nascondersi per l'artista
sopra, oltre, dietro le scene,
indifferente, tagliandosi le unghie,
purificandosi fuori dall'esistenza.
Non è il momento ora per i nostri piccoli giochi letterari,
non è il momento ora per le nostre paranoie & ipocondrie,
non è il momento ora per la paura & il disgusto,
è il momento solo per la luce & l'amore.
Abbiamo visto le migliori menti della nostra generazione
distrutte dalla noia ai readings di poesia.
La poesia non è una società segreta,
né un tempio.
Le parole & i canti segreti non servono più.
L'ora di emettere l'OM è passata,
viene il momento di cantare un lamento funebre,
un momento per cantare un lamento funebre & per gioire
sulla fine in arrivo
della civiltà industriale
che è nociva per la terra & per l'Uomo.
Il momento ora di esporsi
nella completa posizione del loto
con gli occhi completamente aperti,
il momento ora di aprire le vostre bocche
con un nuovo discorso aperto,
il momento ora di comunicare con tutti gli esseri coscienti,
tutti voi " Poeti delle Città "
appesi nei musei, includendo me stesso,
tutti voi poeti del poeta che scrive la poesia
sulla poesia
tutti voi poeti di poesia da workshop
nel cuore-giungla d'America,
tutti voi addomesticati Ezra Pound,
tutti voi poeti pazzi, sballati, da collage,
tutti voi poeti di Poesia Concrete pre-compressa,
tutti voi poeti da cunnilinguo,
tutti voi poeti da gabinetto a pagamento che vi lamentate con graffiti,
tutti voi ritmatori da metropolitana che non ritmate mai sulle betulle,
tutti voi padroni della segheria haiku
nella Siberia d'America,
tutti voi non realisti senza occhi,
tutti voi supersurrealisti autonascosti,
tutti voi visionari da camera da letto,
ed agitprop dagabinetto,
tutti voi poeti alla Groucho Marxista
e Compagni di ozio di classe
che restano inattivi tutto il giorno
e che parlano del lavoro di classe del proletariato,
tutti voi anarchici Cattolici della poesia,
tutti voi Neri Montanari della poesia,
tutti voi Bramini di Boston e bucolici di Bolinas,
tutte voi baby-sitters della poesia,
tutti voi fratelli zen della poesia,
tutti voi amanti suicidi della poesia,
tutti voi critici di poesia
che bevete il sangue dei poeti,
tutti voi Poliziotti della Poesia -
Dove sono i figli selvaggi di Whitman,
dov'è la grande voce che parla ad alta voce
con un senso di dolcezza & di sublimità,
dov'è la nuova grande visione,
la grande visione del mondo,
l'elevata canzone profetica
dell'immensa terra
e tutto ciò che canta in essa
e il nostro rapporto con essa -
Poeti, scendete
nelle strade del mondo ancora una volta
e aprite le menti & gli occhi
con la vecchia delizia visuale,
schiarite la gola e parlate più forte,
la poesia è morta, lunga vita alla poesia
con occhi terribili e forza di bufalo.
Non aspettate la rivoluzione
o succederà senza di voi.
Smettete di mormorare e parlate ad alta voce
con una nuova poesia completamente aperta
con una nuova comune-sensuale " comprensione-pubblica "
con altri livelli soggettivi
od altri livelli sovversivi,
un diapason nell'orecchio interno
per colpire sotto la superfice.
Del vostro dolce Io che ancora cantate
ancora esprimete " la parola en-masse " -
Poesia il veicolo comune
per il trasporto del pubblico
verso luoghi più alti
di altre ruote che possano portarla.
Poesia che ancora cade dai cieli
dentro le nostre strade ancora aperte.
Loro non hanno ancora innalzato barricate,
le strade animate ancora con visi,
uomini & donne attraenti camminano ancora qui,
dovunque ancora attraenti creature,
negli occhi di tutti il segreto di tutti
qui ancora sepolto,
i selvaggi figli di Whitman qui ancora dormono,
si svegliano e camminano nell'aria aperta.
domenica 5 febbraio 2017
Allen Ginsberg...
Sul lavoro di Burroughs
Il metodo dev'essere purissima carne
e non condimento simbolico,
visioni reali & prigioni reali
come si vedono di quando in quando.
Prigioni e visioni presentate
con rare descrizioni
corrispondenze esatte a quelle
di Alcatraz e Rosa.
Un pranzo nudo è naturale per noi,
noi mangiamo sandwiches di realtà.
Ma le allegorie sono tali lattughe.
Non nascondete la follia.
San José, 1954
giovedì 2 febbraio 2017
Lawrence Ferlinghetti...
Il mondo è un gran bel posto
per nascerci
se non vi dà fastidio che la felicità
non sia sempre
poi tutto 'sto spasso
se non vi dà fastidio un pizzico di inferno
di tanto in tanto
proprio quando tutto fila liscio
perché perfino in paradiso
non stanno sempre lì
a cantare
Il mondo è un gran bel posto
per nascerci
se non vi dà fastidio che la gente muoia
di continuo
o magari stia solo morendo di fame
ogni tanto
il che non è poi così grave
se non si tratta di voi
Oh il mondo è un gran bel posto
per nascerci
se non vi dà fastidio più di tanto
qualche mente morta
tra gli alti papaveri
o un paio di bombe
di tanto in tanto
sui vostri volti all'insù
o altre consimili sconvenienze
di cui la nostra società Marchio Aziendale
è preda
con i suoi uomini distinti
e i suoi uomini estinti
e i suoi preti
e gli altri vigilantes
e le sue svariate segregazioni
e le investigazioni parlamentari
e le altre stitichezze
di cui la nostra carne cogliona
è erede
Sì il mondo è il miglior posto di tutti
per un sacco di cose tipo
prendere parte alla scena divertente
e prendere parte alla scena d'amore
e prendere parte alla scena lacrimosa
e cantare canzoni sommesse e avere ispirazioni
e passeggiare
guardando tutto
e sentendo il profumo dei fiori
e toccando il culo alle statue
e perfino per pensare
e baciare le persone e
per fare bambini e portare i calzoni
e salutare sventolando il cappello e
per ballare
e andare a nuotare nei fiumi
o a fare picnic
in piena estate
e in generale proprio per
"spassarsela
Sì
ma poi proprio sul più bello
arriva sorridente
il becchino
da " Fotografie del mondo andato " - 1955
lunedì 30 gennaio 2017
Primo Levi................Tre giorni dopo...
L'esperienza di Auschwitz è stata tale per me da spazzare qualsiasi resto di educazione religiosa
C'è Auschwitz, quindi non può esserci Dio.
venerdì 27 gennaio 2017
Wlodek Goldkorn.........Giornata della memoria...
Ecco, una delle funzioni della memoria, l'ho imparato da Marek Edelman e non credo si possa immaginare maestro migliore, è questa: fare scandalo. La memoria va usata, strumentalizzata, giocata politicamente: anche la memoria della Shoah. Ma bisogna saperla usare alla maniera giusta. Giusta eticamente, esteticamente, politicamente. La memoria della Shoah serve a difendere gli oppressi, i derelitti, coloro cui il potere toglie perfino la voce. E del resto sarebbe stato Marek a dire e ripetere più tardi, a guerra dei Balcani conclusa e davanti ai barconi dei profughi sul Canale di Sicilia: nessun muro ha mai protetto il ghetto dei ricchi.
Per me la memoria della Shoah significa saper parlare e trasmettere agli altri il linguaggio della ribellione, della radicale contestazione delle verità del potere. Altrimenti quella memoria non esiste: si riduce a un esercizio di vuota retorica, un cerimoniale che non serve a niente; a un rituale ripetere "mai più" che non dice nulla a nessuno e niente può dire.
E noi tutti, noi che non sopportiamo i rom (perché sporchi e sfruttatori di bambini), che non siamo stati capaci di difendere la popolazione musulmana di Srebrenica (massacrata con la complicità delle truppe olandesi che non avevano nessuna voglia di proteggere quegli straccioni di musulmani), noi che voltiamo lo sguardo altrove di fronte allo scandalo dei barconi di clandestini (categoria di subumani, in quanto privi di validi documenti d'identità) che annegano nelle acque del canale di Sicilia; noi tutti versiamo una lacrima pietosa quando pensiamo a quegli ebrei che, se oggi fossero tra di noi, in mezzo alle nostre piazze o all'assalto delle nostre frontiere, li tratteremmo da rom e clandestini e musulmani
Wlodek Goldkorn da " Il bambino nella neve "
Maus - Art Spiegelman
giovedì 26 gennaio 2017
Jorge Semprun.........Giornata della memoria...
Il giorno prima, verso mezzogiorno, una sirena d'allarme era risonata. Feindalarm, Feindalarm ! gridava nel circuito degli altoparlanti una voce rauca,carica di panico.Aspettavamo quel segnale da qualche giorno, da quando la vita nel campo si era paralizzata con l'avvicinarsi delle avanguardie blindate del generale Patton. Niente più partenze, all'alba, verso i kommandos esterni. Ultimo appello generale dei deportati il 3 aprile. Niente più lavoro tranne che nei servizi interni di manutenzione. Un'attesa sorda regnava a Buchenwald. Il comando delle SS aveva rinforzato la sorveglianza, raddoppiato le sentinelle nelle torrette di guardia.Le pattuglie erano sempre più frequenti sul cammino di ronda, oltre la cinta di filo spinato elettrificato.Una settimana passata così, nell'attesa. Col rumore della battaglia che avanzava. A Berlino venne presa la decisione di evacuare il campo, ma l'ordine fu eseguito solo in parte. Il comitato internazionale clandestino organizzò subito una resistenza passiva. I deportati non si presentarono agli appelli destinati a raggrupparli per la partenza. Alcuni reparti delle SS furono quindi lasciati verso le linee di confine del campo, armati fino ai denti ma anche impauriti dall'immensità di Buchenwald. Dalla massa decisa e incontrollabile di decine di migliaia di uomini ancora in forze. Talvolta le SS sparavano delle raffiche alla cieca, per cercare di costringere i deportati a radunarsi sul piazzale dell'appello. Ma come si fa a terrorizzare una folla determinata dalla disperazione, che sta al di là della soglia della morte? Dei cinquantamila detenuti di Buchenwald le SS riuscirono ad evacuarne appena la metà: i più deboli, i più vecchi, i meno organizzati. Oppure quelli, come i polacchi, che avevano preferito collettivamente l'avventura sulle strade dell'evacuazione all'attesa di una battaglia incerta. Di un probabile massacro dell'ultima ora. Sapevamo che alcune squadre di SS armate di lanciafiamme erano giunte a Buchenwald. L'11 aprile, poco prima di mezzogiorno la sirena d'allarme era risonata, come un muggito breve ma ripetuto e lacerante. Feindalarm, Feindalarm! Il nemico era alle porte: la libertà. I gruppi di combattimento si sono allora radunati nei luoghi preventivamente fissati. Alle tre, il comitato militare clandestino ha dato l'ordine di passare all'azione. Alcuni compagni sono venuti fuori improvvisamente, carichi di armi. Fucili automatici, mitragliette, granate, parabellum, bazooka, visto che non c'è un termine francese per quest'arma anticarro. Panzerfaust, in tedesco. Tutte armi rubate nelle caserme delle SS, durante i disordini provocati soprattutto dal bombardamento aereo dell'agosto 1944. Oppure abbandonate nei treni dalle sentinelle che accompagnarono gli ebrei sopravvissuti di Auschwitz, in pieno inverno. O ancora uscite come pezzi di ricambio dalle fabbriche Gustloff e poi montate nelle officine clandestine del campo. Tutte armi pazientemente messe insieme per lunghi anni in vista dell'improbabile giorno: oggi: Il gruppo d'assalto spagnolo era radunato in un'ala del pianterreno del blocco 40, il mio. Nel viale fra questo e il blocco 34, quello dei francesi, apparve Palazon, seguito dai compagni che portavano le armi di corsa. " Grupos, a formar!" Urlava Palazon, responsabile militare degli spagnoli. Eravamo saltati giù dalle finestre aperte, urlando a nostra volta. Ognuno sapeva quale arma gli era destinata, quale strada doveva prendere e quale obiettivo doveva raggiungere. Confusi fra la folla allucinata, affamata e disorientata della domenica pomeriggio, avevamo già privato, senza armi, quei gesti, già percorso quell'itinerario: l'impulso era diventato riflesso. Alle tre e mezza, la torre di controllo e le torrette di guardia erano state occupate. Il comunista tedesco Hans Eiden, uno dei decani di Buchenwald, poteva rivolgersi ai detenuti con gli altoparlanti del campo. Più tardi marciavamo armati su Weimar. Nella notte, i mezzi blindati di Patton ci raccoglievano per strada. I loro equipaggi scoprivano, dapprima stupiti ma, in seguito ai nostri racconti, esultanti, quelle bande armate, quelli strani soldati vestiti di stracci. Ci scambiavamo parole di riconoscenza in tutte le lingue della vecchia Europa, sulla collina dell'Ettersberg. Nessuno di noi avrebbe osato mai fare un simile sogno. Nessuno che fosse ancora abbastanza vivo per sognare, per arrischiarsi a immaginare un avvenire. Sotto la neve degli appelli, allineati a migliaia davanti alle corde per assistere all'impiccagione di un compagno, nessuno di noi avrebbe osato mai fare fino in fondo questo sogno: una notte, armati, marciare su Weimar. Sopravvivere semplicemente, anche nudi, sviliti, svigoriti, già questo sarebbe stato un sogno un pò folle. Nessuno, è vero, avrebbe osato fare un simile sogno. Eppure d'improvviso era come un sogno: era vero.
Jorge Semprun 1923 - 2011
internato a Buchenwald dal 44, per l'appartenenza nella Resistenza francese, fino alla liberazione del campo 11 aprile 1945.
Maus - Art Spiegelman
lunedì 23 gennaio 2017
Reif Larsen................CONTENITORE CAPODANNO
... un mondo intero si nascondeva in quel campo. Potevi distenderti in un punto qualsiasi e sentire
i gambi che ti solleticavano il collo, vedere i lunghissimi fili che si alzavano in alto intrecciandosi sullo sfondo del grande cielo blu, mentre il ranch e tutte le persone che vi abitavano si dissolvevano di colpo, come in un sogno lontano. In quella posizione, sdraiato sulla schiena, avresti potuto essere dovunque. Era una sorta di teletrasporto per i poveri...
venerdì 20 gennaio 2017
Cesare Zavattini..............CONTENITORE CAPODANNO
Diu
Diu al ghé
S'a ghé la figa al ghé.
Sul lo al pudeva invantà
na roba acsé
cla pias a toti a toti
in ogni luogo,
ag pansom anca s'an s'ag pensa mia,
apena ca t'la tochi a cambiòn facia.
Che mument! long o curt al saiòm gnanca.
La fa anc di miracui,
par ciamala
an mot
a ghé turnà la vus.
Ah s'a pudés spiegaram ma
l'è dificil
cme parlà dal nasar e dal murir.
Dio c'è / Se c'è la fica c'è / Solo lui poteva inventare una cosa così / che piace a tutti tutti / in ogni luogo / ci pensiamo anche se non ci pensi / appena tu la tocchi cambi faccia / Che momento lungo o corto non si sa / Fa anche dei miracoli / un muto / per chiamarla / gli è tornata la voce / Ah se potessi spiegarmi ma / è difficile / come parlare del nascere e del morire.
Cesare Zavattini 1902 - 1989
da "Stricarm' in d'na parola" 1973
martedì 17 gennaio 2017
17 Gennaio 1917...Oggi...Cento anni fa
17 gennaio 1917
17 gennaio 2017
Vi scrivo ancora dalla trincea della
prima linea seduto vicino alla feritoia dove guardo attentamente
quella nemica…dico nemico ma oramai anche loro cristiani e
innocenti come noi, solché i barbari e gli assassini sono gl’infatti
Governi colpevoli di tanto massacro umano.
domenica 15 gennaio 2017
Gennaio 1917...Oggi...Cento anni fa
Gennaio 1917
Gennaio 2017
Nevica. Notte e giorno, senza
interruzione. Piste e sentieri, rocce e trincee, reticolati e
ricoveri scompaiono sotto uno strato sempre crescente. La guerra
tace, finalmente. Da una parte e dall’altra, nelle linee austriache
come in quelle italiane, tutti lottano contro la bianca nemica. La
marcia delle colonne si fa sempre più ardua e sempre più necessario
diventa risparmiare al massimo la legna da ardere, i viveri, le
munizioni e i foraggi. Dobbiamo rimandare a valle i nostri muli,
essendo quassù ormai impossibile nutrirli. Migliaia di uomini sono
inchiodati per un lungo inverno su questa montagna. La neve è un
peso che minaccia di stritolarci a ogni passo. Di cima in ci8ma si
ripercuote il rombo delle valanghe che precipitano a valle. Il numero
delle vittime cresce. Ogni giorno, una nuova catastrofe. Nel corso
dell’inverno, la montagna sulla quale ci troviamo costa la vita a
ottomila uomini. Pochissimi cadono per mano del nemico; l’enorme
maggioranza finisce nei crepacci, o ha le membra congelate o muore
assiderata.
giovedì 12 gennaio 2017
Gian Pietro Lucini....................CONTENITORE CAPODANNO
Pagare è il gesto archetipo;
saldar colle monete la ferita alla verginità;
pagar atto di farsa e di bottega,
soluzione pacifica, che abborre dal drama rivoluzionario;
che porge, con malizia il sì ed il no,
sopra l'intrico di un qui pro quo,
coll'intervento del tabellionato.
Ed è qui, che mi attendono al passo
le Pizie pescatrici e prossenete
alla foja de' vecchi; qui, coi prospetti delle obbligazioni,
se cadrò nella ragna ordita ad uccellare
il mio vizio insistente, bagascione emerito e canuto;
se, per un gusto più astruso e più ottuso,
per riodorare un bocciolo più chiuso,
vorrò stimolanti squisiti
di tenerelle bambinette rare,
angiole candide, che s'imbrattan l'ale
a stramazzar nei promiscui cortili;
angiole accolte, in una sera d'orgia,
sul morbido guanciale spiumacciato,
previo un bagno di latte profumato,
olocausto proteso e ubriacato dal facile champagne;
equivoche pulzelle scozzonate
dai taumaturghi di un posticcio imene;
sí che alla burla barbara
più deplorata è l'inutile spesa.
Io sono tutto qui, o Signori, vi esprimo;
fiero protezionista ed uomo d'ordine,
non vado in chiesa e pregio la Santa Religione;
vanto il liberalismo del Corrier della Sera vescovile,
e mi reggo col soldo, colla legge e la truffa;
calo la buffa nelle lotte civili per non farmi conoscere;
uso de' prestanomi in losche società.
Desidero morir, come conviensi
paralitico osceno, salvando la morale,
l'occhio spento, le mani rattratte,
cencio d'uomo sbiancato e miserabile,
a pubblica e lodata edificazione,
colla assistenza estrema dell'estrema unzione
Gian Pietro Lucini 1867 - 1914
da < La canzone del Giovane Signore >
lunedì 9 gennaio 2017
Walt Whitman..............CONTENITORE CAPODANNO
Pensavi che mille acri fossero molto? pensavi che
la terra fosse molto?
Ti sei esercitato tanto per imparare a leggere?
Ti sei sentito così superbo perché intendevi
il senso delle poesie?
Fermati oggi con me, fermati questa notte,
e possederai l'origine di tutte le poesie,
Possederai il bene della terra e del sole
(sono rimasti ancora milioni di soli,)
Non riceverai più le cose di seconda,terza mano,
non dovrai più guardare attraverso gli occhi dei morti,
né nutrirti di spettri nei libri,
Neppure dovrai guardare attraverso gli occhi miei,
né ricever le cose per mezzo mio,
Ascolterai d'ogni parte e filtrerai le sensazioni
attraverso te stesso.
da " Il canto di me stesso "
sabato 7 gennaio 2017
Don Marquis................CONTENITORE CAPODANNO
Don Marquis da " Archy e Mehitabel "
alcune massime di archy
ogni nuvola nera
à il suo lembo d argento
ma a volte è un po difficile
cambiarlo in banca
un ottimista è un tale
che non à avuto
molta esperienza
il proibizionismo ti fa
venir voglia di piangere nel tuo
bicchier di birra
e ti nega la birra per
piangerci dentro
la costa
granitica e arcigna s è sentita
una dilettante quando à visto
com erano truci i puritani
che vi sbarcavano
George Herriman
...c'è il problema dell'ortografia, perchè lo scarafaggio non riesce a fare le maiuscole dimentica le acca e altre cose...
giovedì 5 gennaio 2017
martedì 3 gennaio 2017
Czeslaw Milosz..................CONTENITORE CAPODANNO
Dimentica le sofferenze
Dimentica le sofferenze
Che hai causato.
Dimentica le sofferenze
Che hai subito.
Le acque scorrono,
le primavere esplodono e svaniscono,
tu attraversi questa terra che poco ricorda di tutto cio'.
A volte senti da lontano una canzone.
Che cosa e' questo, domandi, chi canta la' ?
Il sole sorge sempre giovane,
nascono nipoti e pronipoti.
Ora conducono te per mano.
I nomi dei fiumi ti sono rimasti ancora.
Quando a lungo vivono i fiumi!
I tuoi campi, incolti.
Le torri delle citta', irriconoscibili.
Tu sei sulla soglia, ammutolito.
Anthony Gormley
domenica 1 gennaio 2017
Haiku di buon anno...................CONTENITORE CAPODANNO
Haiku di buon anno
........ Haiku di capodanno ........
Haiku del cùcù
Hattori Ransetsu 1654-1707
Capodanno:
nel cielo sereno si parlano
i passeri
Matsuo Basho 1644-1694
Metterò l'erba dell'oblio
nel riso bollito?
Fine dell'anno
Masaoka Shiki 1867-1902
Capodanno:
tra cielo e terra
inizio d'armonia
Haiku di buon anno
........ Haiku di capodanno ........
Haiku del cùcù
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giovedì 29 dicembre 2016
Marlene Dietrich...
Spesso l'erotismo è tutto l'opposto
dallo spogliarsi.
A volte è sufficiente un vestito
stretto, abbottonato con severità.
Tanto la sensualità sta tutta nello sguardo.
mercoledì 21 dicembre 2016
Haiku d'inverno......
...... HAIKU D'INVERNO ......
Masaoka Shiki 1867-1902
Quando le guance gelano
il bimbo torna a casa
e la cena è pronta.
Ogiwara Seisensui 1884-1976
Il cielo invernale splende.
Voci di bimbi in cerchio.
Sugita Hisajo 1890-1946
Un bimbo raffreddato.
La frangia gli è cresciuta
fin sulle sopracciglia.
...... HAIKU D'INVERNO ......
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giovedì 15 dicembre 2016
Paolo Agrati...
Battaglie feroci dal divano di casa
Da quando spreco il mio tempo in rete
ho allargato il concetto di amici.
Frequento animali cani mici
che hanno un profilo, una vita
illustrata: qui rido, qui gioco
qui mangio una scatoletta; qui dò
al mio padrone un sacco d'affetto.
"Hello! I am the cat playing with my shit."
"Hello! I am bunny playing with my shit."
"Hello! I am the dog playing with my shit."
Sono amico di bar, di locali
negozi di stampa digitale.
Del cugino Itt, del grande Lebowsky
e di Yoda di Guerre Stellari.
Sono perfino amico di Gesù.
So sempre di chi è il compleanno
qual'è l'artista che muore, in più
su ogni argomento esprimo un parere
un commento: conduco battaglie
feroci dal divano di casa
difendo le foche i gay iraniani
le donne stuprate a Bombay
l'Amazzonia, le balene a colpi
di like. Mi indigno per il cancro
ai bambini per gatti e delfini
nei piatti dei cinesi cattivi.
Condivido tutto. Lo sformato
di patate, le foto dei piedi
delle cagate che ho comprato.
Ogni interessantissima azione
del mio quotidiano interessante.
E' di me stesso che un pò fatico
ad essere amico; non esco se
prima non ho guardato il diario
a scuola ero molto meno serio
Adesso che ho anche uno smartphone
rischio alla guida per digitare
il tuo nome sto sempre a spiare
che fai, se scrivi di me di noi se
la tua vita è ancora felice.
Potrei sempre prendere un auto un tram
venirti a baciare, ma la dote
della quale difetto è il coraggio.
Il coraggio d'affrontare la vita
è la dote che continua a mancare.
domenica 11 dicembre 2016
Aleksandar Hemon...
Una vita migliore?
Sì, una vita migliore.
Io la mia vita la immagino lunga,così lunga che non riesco a vederne la fine.
Lunga quanto basta per farci stare tutti.
Ci sarai tu, ci staranno mamma e papà, e altre persone che non ho mai incontrato
né conosciuto, Ci starò io.
Riesco a vederla. Me la immagino nella testa.
E' un campo fiorito così vasto che ci puoi nuotare.
Lo vedo anche adesso, e non riesco a vederne la fine.
mercoledì 7 dicembre 2016
Wole Soyinka...
Migrante
Ci sarà il sole? O la pioggia? O nevischio
madido come il sorriso posticcio del doganiere?
Dove mi vomiterà l'ultimo tunnel
anfibio? Nessuno sa il mio nome.
Tante mani attendono la prima
rimessa, a casa. Ci sarà?
Il domani viene e va, giorni da relitti di spiaggia.
forse mi indosserai, alghe cucite
su falsi di stilisti, con marche invisibili:
fabbriche in nero. O souvenir sgargianti, distanti
ma che ci legano, manufatti migranti, rolex
contraffatti, l'uno contro l'altro, su marciapiedi
senza volto. I tappeti invogliano ma
nessuna scritta dice: benvenuti.
Conchiglie di ciprea, coralli, scogliere di gesso,
tutti una cosa sola al margine degli elementi.
Banchi di sabbia seguono i miei passi. Banchi di sabbia
di deserto, di sindoni incise dal fondo marino,
poiché alcuni se ne sono andati così, prima di ricevere
una risposta - Ci sarà il sole?
O la pioggia? Siamo approdati alla baia dei sogni.
da " Migrazioni-Migrations"
sabato 3 dicembre 2016
Vènus Khoury-Ghata...
Poesia
Nevica sul Mediterraneo
I fiocchi cancellano la guerra
I morti non danno più notizie di sé
le vedove vivono a ritroso
il giorno compie un'effrazione e cola come
latte nei rifugi
i gatti lo leccano da terra poi si puliscono il muso
su una macchia di sole
Il cadavere di un gatto in mezzo alla strada
Dà la nausea al tiratore scelto
Accovacciato sulla propria ombra
Guarda l'albero assente e il nido posato sull'aria
Finita la guerra
Si ritirerà in un nido
Trad. di Francesca Spinelli - da Internazionale
Nevica sul Mediterraneo
I fiocchi cancellano la guerra
I morti non danno più notizie di sé
le vedove vivono a ritroso
il giorno compie un'effrazione e cola come
latte nei rifugi
i gatti lo leccano da terra poi si puliscono il muso
su una macchia di sole
Il cadavere di un gatto in mezzo alla strada
Dà la nausea al tiratore scelto
Accovacciato sulla propria ombra
Guarda l'albero assente e il nido posato sull'aria
Finita la guerra
Si ritirerà in un nido
Trad. di Francesca Spinelli - da Internazionale
lunedì 28 novembre 2016
130 donne uccise...
Abbandonata
Sfregiata
Consumata
Picchiata
Degradata
Comperata
e
Sfruttata
Lasciata
Stuprata
Umiliata
Venduta
Picchiata
Uccisa
Uccisa
Uccisa
Picchiata
Uccisa
Uccisa
Uccisa
Uccisa
Uccisa
...
...
130 donne uccise in Italia nel
...
giovedì 24 novembre 2016
Helena Petrova Blavatski...
La nebbia morale
Vicino alla superficie della terra aleggia sopra di noi - per usare una similitudine appropriata - una fitta nebbia morale, composta dalle persistenti esalazioni dei vizi e delle passioni umane.
Questa nebbia penetra la facoltà sensitiva fino a giungere al nocciolo dell'anima: la psiche individuale l'assorbe come una spugna fa con l'acqua, o come freschi fiotti di latte. Tutto ciò ottunde il senso morale, sprona e attiva i più bassi istinti, sbaraglia tutti i buoni propositi. Così come le esalazioni di una cantina fanno vacillare il cervello, o così come il pulviscolo irritante soffoca il respiro in una miniera, allo stesso modo questa pesante nuvola di influenze immorali trascina la facoltà sensitiva oltre i limiti dell'autocontrollo, ed egli diviene "ossesso" così come il nostro paziente inglese.
Vicino alla superficie della terra aleggia sopra di noi - per usare una similitudine appropriata - una fitta nebbia morale, composta dalle persistenti esalazioni dei vizi e delle passioni umane.
Questa nebbia penetra la facoltà sensitiva fino a giungere al nocciolo dell'anima: la psiche individuale l'assorbe come una spugna fa con l'acqua, o come freschi fiotti di latte. Tutto ciò ottunde il senso morale, sprona e attiva i più bassi istinti, sbaraglia tutti i buoni propositi. Così come le esalazioni di una cantina fanno vacillare il cervello, o così come il pulviscolo irritante soffoca il respiro in una miniera, allo stesso modo questa pesante nuvola di influenze immorali trascina la facoltà sensitiva oltre i limiti dell'autocontrollo, ed egli diviene "ossesso" così come il nostro paziente inglese.
Fotografia di Luigi Ghirri
lunedì 21 novembre 2016
VitalianoTrevisan...ULTIMO STAGE
Del resto, uno dei tanti modi in cui gli insaporitori al soldo del potere hanno fatto fuori il lavoro, e la dignità a esso legata, è proprio attraverso la negazione delle classi sociali; pardon: non negazione, ma bensì superamento - da bravi comunicatori, gli esaltatori di sapidità non dicono mai nulla direttamente. Il risultato è comunque lo stesso.
NOTA Per il concetto di "insaporitori" si rimanda a Jeremy Rifkin, The End of Work. Nel generale, tutti quei giornalisti/commentatori/opinionisti/pseudoscrittori e comunicatori vari che, negli ultimi trent'anni, si sono propagati come una colonia di batteri in una discarica. Mi raccontava un amico, che da quaranta e più anni vende vino,che una volta il vino, oltre a essere più buono, costava meno e vendere era più facile. Anche perché, disse, dentro la bottiglia c'era solo vino. Adesso ci sono anche le parole di tutti quei giornalisti del cazzo, e in qualche modo bisogna mantenerli.
Vitaliano Trevisan da " Works" - Einaudi ed.
martedì 15 novembre 2016
Vitaliano Trevisan...Nuvole
Non ho lavoro. Non ho la morosa. Non ho amici. Così ho molto tempo. sono un privilegiato: tempo e spazio definiscono la ricchezza e la ricchezza è privilegio di pochi. Tempo e spazio si possono entrambi occupare, ma io preferisco occupare solo il tempo, attraversando lo spazio. Per questo cammino in continuazione. Dove vado non ha importanza: mantenere una direzione è puro pretesto per tenere l'equilibrio, condizione essenziale per continuare a camminare. Fu dunque per caso che, qualche giorno fa, mi trovai a camminare per la strada che porta a Fimon paese. Era pomeriggio presto e il vento aveva pulito l'aria in modo meraviglioso. Alzai la testa: sopra la linea delle colline le nuvole disegnavano un'altra linea delle colline appartenente a una diversa dimensione. Non potendomi arrampicare sulle nuvole, presi per le colline.
Vitaliano Trevisan da "Shorts" - Einaudi ed.
venerdì 11 novembre 2016
Vitaliano Trevisan...STAGE
Come dargli torto? Di tanto in tanto, vedere un padrone a terra sanguinante è sempre qualcosa di piacevole per un operaio, di vivificante, un tonico per il suo spirito, per così dire. E del resto, almeno per uno della mia estrazione sociale, un padrone è un pò come la moglie di quel cinese che, una volta tornati a casa alla sera, si batte. Anche se non ha fatto niente, lui sa perché......L'odio è insieme troppo e troppo poco. Inutile cercare di spiegare. Forse potrebbe capirmi uno della mia razza (leggi estrazione sociale), ma quelli della mia razza raramente leggono.
Vitaliano Trevisan da " Works " - Einaudi ed.
Vitaliano Trevisan da " Works " - Einaudi ed.
venerdì 4 novembre 2016
Morire per la patria...
4 NOVEMBRE 1916 - 2016
Nella prima metà del secolo scorso le nostre piazze e le
nostre chiese, i nostri municipi si sono ammantati di lapidi che “celebravano”
il sacrificio dei nostri combattenti, caduti per la Patria. Nello stesso tempo
quelle lapidi chiudevano la bocca a ogni dissenso che potesse mettere in
discussione i meccanismi della politica e del potere che quelle morti avevano
prodotto. Morire per la Patria era un evento sacro e generoso: solo con quella
trasfigurazione ideologica della morte si poteva rendere accettabile alla
coscienza il peso insostenibile del dolore che aveva devastato la vita di quasi
tutte le famiglie italiane (la
grande guerra aveva prodotto circa 750.000 morti, il doppio dei caduti della II
guerra mondiale).
Illustrazione di Thierry Dedieu
martedì 1 novembre 2016
David Cronenberg...
...alcune delle farfalle appartenenti alla tribù Nymphalini, per esempio - Ammiraglio, Virgola, Egea, Vanessa - hanno tutte l'abitudine di posartisi in testa quando cerchi di catturarle, e se ti muovi di scatto volano via ma solo per volteggiare un po' e posarsi di nuovo sulla tua testa; comportamento che non riscontreresti mai in una Monarca o in una Tigre coda di rondine...
mercoledì 26 ottobre 2016
sabato 22 ottobre 2016
Gianmaria Testa...
Eppure lo sapevamo anche noi
l'odore delle stive
l'amaro del partire
lo sapevamo anche noi
e una lingua da disimparare
e un altra da imparare in fretta
prima della bicicletta
lo sapevamo anche noi
e la nebbia di fiato alle vetrine
e il tiepido del pane
e l'onta di un rifiuto
lo sapevamo anche noi
questo guardare muto
E sapevamo la pazienza
di chi non si può fermare
e la santa carità
del santo regalare
lo sapevamo anche noi
il colore dell'offesa
e un abitare magro, magro
che non diventa casa
e la nebbia di fiato alle vetrine
e il tiepido del pane
e l'onta del rifiuto
lo sapevamo anche noi
questo guardare muto
Gianmaria Testa 1958 - 2016
dal disco " Da questa parte del mare "
martedì 18 ottobre 2016
GAHAN WILSON...
"...is pleased to announce a complete and devastating victory over
the enemy. This is a recorded message. The Government is pleased..."
venerdì 14 ottobre 2016
Augusto Monterroso...
Quando il fiume è lento e si può contare su una buona bicicletta
o su un cavallo sì che è possibile fare il bagno due volte
(e anche tre, a seconda dei bisogni igienici di ognuno)
nello stesso fiume.
lunedì 10 ottobre 2016
giovedì 6 ottobre 2016
Martin Caparros...La fame...Appendice
"Quando do da mangiare alla gente mi chiamano santo.
Quando chiedo perché non hanno da mangiare mi chiamano
comunista", scrisse, ormai mezzo secolo fa, il vescovo brasiliano
Helder Camara.
domenica 2 ottobre 2016
Arthur Rimbaud...
Feste della fame
Anna, Anna, fame mia,
sul tuo ciuco fuggi via.
L'acquolina l'ho soltanto
per le pietre e l'arenaria.
Din! Din! Din! Mangiamo tanto,
roccia, ferro, carbone, aria.
Dei suoni brucate il fieno.
Fami, ballate!
Dei convolvoli il veleno
lieto succhiate;
Mangiate sassi dal povero infranti,
vecchie pietre in luoghi santi,
ghiaie, figlie dei diluvi,
pani sparsi in grigi spluvi!
Fami, o stracci d'aria nera;
bluità sonora;
-È lo stomaco che spera.
È la malora.
Già la foglia in terra vola!
Vado ai frutti in polpa molle.
Colgo al cuore delle zolle
l'erba-fu e l'erba viola.
Anna, Anna, fame mia!
sul tuo ciuco fuggi via.
Arthur Rimbaud 1854-1891
martedì 27 settembre 2016
Martin Caparros...La fame...4 di 4
Adesso, diseguaglianza.
Viviamo sottoposti all'impero delle cifre: mai come ora i numeri hanno avuto tanto peso nella nostra visione del mondo. Tutto sembra misurabile; istituzioni, governi, università, aziende spendono fortune nel computare le variabili più recondite e le più visibili: popolazioni, malattie, produzioni, mercati, bacini di utenza, geografie, miserie, prospettive. Tutto ha un numero. E' difficile, è nuovo: gli Stati e i loro capi da secoli cercano di censire tutto quello possono; da poco hanno gli strumenti per farlo a loro piacimento. E lo fanno: per sapere come siamo, bisogna misurare; per sapere cosa serve e cosa non serve, bisogna misurare; per sapere cosa fare, misurare; per sapere se quanto fatto andava bene o male, misurare misurare misurare. Il mondo non è mai stato così tanto misurato, cauto. Per secoli, una persona, una persona attenta poteva notare che i bambini indiani erano molto magri e che mangiavano molto poco; ora può leggere nei rapporti più dettagliati che il 47,2 per cento è sottopeso - e supporre di aver capito quanto succedeva.
L'apparenza della misurabilità fa sì che crediamo di avere tutti i dati necessari. I numeri dànno un'apparenza di solidità a qualsiasi iniziativa, a qualsiasi politica, a qualsiasi affare, a qualsiasi protesta. Ma sono, innanzitutto, un'eredità distorta, il riflesso di quell'universo dove ciò che è decisivo è se l'azienda ha guadagnato 34 480 415 o 34 480 475. Un adattamento dello sguardo a questo sguardo. I numeri sono la lingua con la quale pensiamo di capirci - pretendiamo di capirci, cerchiamo di capirci. I numeri sono la forma contemporanea di conoscere il mondo: approssimativa, inesatta, superba. Anche questo libro è pieno di numeri - me ne vergogno un pochino, come mi vergogno a pronunciare la ci e la zeta con il mio accento argentino quando sono in Spagna: parlare una lingua che non è del tutto mia per credere che mi sto accertando di farmi capire.
La diseguaglianza si definisce con i numeri.
Martin Caparros...
La fame...
Einaudi editore...
...4 di 4
venerdì 23 settembre 2016
Haiku d'autunno......
Haiku d'autunno
Autunno denso di nubi
sul viso vecchio.
Arriva mia madre.
Salendo e scendendo,
la Via Lattea
pettina la pianura.
Sugita Hisajo
1890 - 1946
Haiku d'autunno
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#primavera
lunedì 19 settembre 2016
Martin Caparros...La fame...3 di 4
Leggo testi di biologia e, come sempre, corro il rischio di diventare mistico: non è inverosimile che tanta complessità, una tale perfezione servano a generare vite così incomplete, così banali? Alle infinite e sofisticate reazioni che avvengono in milioni di cellule e si coordinano affinché un uomo apra la bocca non dovrebbero corrispondere manicaretti squisiti che entrano tra quelle labbra? La raffinatezza che permette a un timpano di percepire vibrazioni dell'aria e trasmetterle agli ossicini dell'orecchio medio per farle arrivare alle cellule ciliate della coclea che le trasformano in elettricità affinché i nervi le portino al cervello che le ricomporrà per informarci non meriterebbe che le parole ascoltate fossero sempre musica? Il grado di evoluzione del meccanismi naturali - qui la mistica - non dovrebbe portarci a confidare in un grado simile di evoluzione sociale? O, detto in modo meno lirico: ha senso che organismi così complessi facciano vite così di merda? A meno che non ci troviamo nella fase trilobite della storia. Di sicuro la trilobite si credeva una gran cosa: era - in un modo irrazionale che non sempre capiamo - molto soddisfatta di se stessa.
Il mondo è un'assurdità, la vita: la passiamo mangiando, scopando, consumando, facendo passare il tempo per passare il tempo. Ma comunque la differenza tra una strada di una qualunque città e un bosco o un campo è così straordinaria che non posso credere che non l'abbiamo fatto per qualcosa. Abbiamo inventato troppo per non aspirare a qualcosa di più: un senso, una bellezza intrinseca, una certa perfezione (?) che finisca per giustificare tanti sforzi.
Anche se abbiamo motivi di soddisfazione:
per noi, abitanti - più o meno - ricchi dei paesi - più o meno - ricchi, la vita non è mai stata così bella. Per quanto si forzi il vecchio mito dell'età dell'oro, è chiaro che le nostre vite sono molto meglio di quelle dei nostri trisavoli. Ci sono parametri lampanti: il fatto che viviamo, in media, 30 anni in più - 30 anni in più - di un secolo fa è una prova indiscutibile. Tante malattie che ci uccidevano adesso non ci uccidono più. Tanti luoghi che ci erano inaccessibili, tante cose che non conoscevamo, ormai sono alla nostra portata. Non c'è più fame per carenza; solo per ingordigia.
Lo è anche, per la specie, essere riusciti a diventare 7 miliardi di individui. Di solito la si considera una cosa terribile: la summa di tutti i pericoli.
(Ma coloro che la criticano partono dal presupposto più che ottimista che se ci fossero meno persone, loro sarebbero tra quelli che ci sono, non tra quelli che non ci sono. Certezze: per coloro che non ci sarebbero se non fossimo così tanti, è molto meglio che lo siamo. A meno che si discuta se essere sia peggio che non essere e si tratta di questioni sempre assai interessanti). In termini di specie: il fatto che ci siano più individui e vivano più a lungo è un indubbio segno di miglioramento. Se ce ne erano sempre stati di meno non era per uno sfrenato gusto bucolico che preferiva non sovraccaricare gli scenari naturali; era perché quando cominciavano a essercene di più morivano di epidemie, di fame - o per le guerre che la lotta per le risorse provocava.
Adesso un po' meno - ed è un chiaro segno di progresso.
Martin Caparros...
La fame...
Einaudi editore...
...3 di 4
mercoledì 14 settembre 2016
Martin Caparros...La fame...2 di 4
Il trucco consiste nel presentare la malattia come il rimedio.
(E' una posizione che sta riscuotendo grande successo - e molti ne approfittano. Nel 1985, l'Etiopia subì una delle ultime carestie moderne - la cui causa fu, ancora una volta, perfettamente politica. Il suo presidente Mengistu Haile Mariam, pensava che la siccità a nord del Paese gli sarebbe stata utile per indebolire i ribelli che combattevano nella zona; inoltre, le informazioni sulla fame dei suoi sudditi avrebbero danneggiato la sua immagine. E così non disse niente - e rifiutò gli aiuti che gli offrivano ONG e altre organizzazioni, dicendo che non erano necessari. Quando non ebbe più altra scelta che ammettere quello che stava succedendo, erano già morte un milione di persone. Ci furono campagne, festival, collette per l'Etiopia. Un nuovo personaggio incarnò quelle campagne: con Bob Geldof, Bono e il Live Aid, il rockettaro consapevole fu un'invenzione di quel periodo. La versione attuale dell'intellettuale voltairiano: un uomo che approfitta della fama ottenuta grazie a un'attività culturale per chiedere aiuto per alcuni sfortunati. E, in questo caso: un uomo che non si propone di cambiare il sistema globale ma di sfruttare il suo accesso a quello stesso sistema, un uomo che frequenta i potenti
gentili di questo mondo per promuovere la sua causa - perché la sua causa non mette in questione quei poteri. E una delle manifestazioni più visibili di questa coscienza globale che si preoccupa per un po' di tempo di un problema che, per quel po' di tempo, gli sembra intollerabile - ma non mette in dubbio il resto della sua vita. E riesce a fare in modo che parlare della fame sia parlare della fame. E' quello che fanno Bill Gates, Warren Buffett, il WFP e tanti altri rappresentanti del business: inorridire di fronte a qualcosa di troppo brutale, troppo chiassoso - e che, d'altronde, potrebbe essere pericoloso, provocare reazioni. Allora garantiscono che chi non ha niente abbia da mangiare - e non rompa.
Di cosa parliamo quando parliamo di fame?)
C'è una posizione che Oscar Wilde ha sintetizzato con la consueta arguzia nell'Anima dell'uomo sotto il socialismo, 1891:
Sono circondati da una spaventosa miseria, da uno spaventoso squallore, da una fame spaventosa. E' inevitabile che debbano sentirsi profondamente scossi da tutto ciò. Le emozioni umane funzionano
in modo più rapido dell'intelligenza umana. Ed è molto più facile provare solidarietà con chi soffre che provare solidarietà con un'idea. Così, con intenzioni lodevoli benché sbagliate, gli uomini si fanno carico con grande serietà e sentimentalismo di rimediare ai mali che vedono. Però i loro rimedi non curano la malattia: la prolungano soltanto. Anzi: quei rimedi sono parte della malattia stessa.
Per esempio, cercano di risolvere il problema della povertà aiutando i poveri a vivere. O, nel caso di certe scuole all'avanguardia, offrendo loro distrazione.
Però questa non è una soluzione: è un aggravio della difficoltà. Lo scopo autentico, invece, deve essere quello d cercare di ricostruire la società su basi che rendano impossibile la povertà. E le virtù altruistiche hanno ostacolato il raggiungimento di questo scopo. Proprio come i peggiori schiavisti erano coloro che trattavano con gentilezza i loro schiavi, impedendo che gli orrori del sistema fossero percepiti da chi ne era vittima e compresi da chi ne era semplice spettatore, allo stesso modo, nell'Inghilterra di oggi, le persone che arrecano maggior danno sono quelle che tentano di fare del bene.
Martin Caparros...
La fame...
Einaudi editore...
...2 di 4
sabato 10 settembre 2016
Martin Caparros...La fame...1 di 4
Spendere nel lusso e nella sicurezza del lusso e nei consumi del lusso rappresenta il capitalismo in tutto il suo splendore. O, a volte, il capitalismo in tutta la sua stupidità: gli Stati Uniti destinarono, nel 2012, 170 miliardi di dollari al "marketing diretto", ovvero: lettere di carta o di byte per cercare di vendere qualcosa. I loro esperti dicono che il tre per cento delle lettere fisiche e lo 0,1 per cento di quelle digitali hanno portato a qualche acquisto. "Vale a dire che 164 miliardi di dollari sono serviti soltanto a disturbare le persone, tappezzare i pavimenti e intasare il filtro delle spam", commenta un altro articolo dell' "Econimist"; omettendo la sua utilità più evidente: dare lavoro inutile a migliaia di persone, riprodurre se stesso, arricchire pochi padroni.
(Ci sono motivazioni a cui è difficile ribattere. Per esempio: nel mondo ci sono circa 800 milioni di cani e gatti domestici. Solo i nordamericani spendono ogni anno 30 miliardi di dollari per dare loro da mangiare. Dunque, come si fa a dire che hanno torto quelli che dicono che bisognerebbe proibire gli animali domestici fintanto che ci sono persone che non hanno da mangiare? Come è possibile giustificare il fatto che un cane mangi quello che non mangiano delle persone? Tra ragione e ragione a volte ci sono abissi).
Warren Buffett, il quarto uomo più ricco del mondo, nel 2011 disse che nel suo paese c'era una lotta di classe:
La lotta di classe esiste da vent'anni e la mia classe l'ha vinta. Siamo gli unici ad aver ricevuto riduzioni fiscali drammatiche. Nel 1992 i 400 cittadini statunitensi con il reddito più alto guadagnavano una media di 40 milioni di dollari l'anno. L'anno scorso il reddito medio di quei 400 più abbienti è stato di 227 milioni, cinque volte di più. Durante questo periodo. le tasse di questi ultraricchi sono diminuite dal 29 al 21 per cento. Con queste tasse la mia classe ha vinto la guerra: è stata una carneficina.
(Che il capitalismo è come gli aerei: se si ferma cade, deve continuare la sua interminabile fuga in avanti - e fa finta di non potere atterrare. Che il vero miracolo dell'aereo non è volare: è trasformare il movimento più veloce che sappiamo raggiungere in apparenza di immobilità, di quiete tra le nuvole, una quiete che rende ancora più inesplicabile e inverosimile che continuiamo a rimanere sospesi per aria. Il vero miracolo del capitalismo è trasformare l'immobilità per eccellenza nell'apparenza di un movimento furibondo).
Martin Caparros...
La fame...
Einaudi editore...
...1 di 4
lunedì 5 settembre 2016
George Orwell...Omaggio alla Catalogna
George Orwell " Omaggio alla Catalogna "
Immagino di non essere stato capace di esprimere che molto parzialmente ciò che quei mesi di Spagna significano per me. Ho registrato alcuni degli avvenimenti esterni, ma non posso registrare i sentimenti che essi m'hanno lasciato. E' tutto frammisto, confuso con scene, odori, rumori che non è possibile rendere con la penna: l'odore delle trincee, le aurore di montagne sfumanti via a distanze incommensurabili, il secco crepitar dei proiettili, il rombo e il lampo delle bombe; la luce limpida e fredda delle mattine di Barcellona, e i passi pesanti nel cortile della caserma, in dicembre, quando la gente ancora credeva nella rivoluzione;e le file davanti alle botteghe, e le bandiere rosse e nere e i volti dei miliziani spagnoli; soprattutto i volti dei miliziani, uomini che ho conosciuto al fronte e sono ora dispersi Dio sa dove, chi ucciso in combattimento, chi mutilato, chi in carcere, molti, spero, ancora sani e salvi. Buona fortuna a tutti loro; spero che vincano la loro guerra e mandino via di Spagna tutti gli stranieri, tedeschi, russi e italiani insieme. Questa guerra, nella quale ho contato così poco, mi ha lasciato ricordi in gran parte dolorosi, e tuttavia non vorrei non avervi partecipato. Quando s'abbia avuto uno scorcio d'un simile disastro - e,comunque finisca, la guerra di Spagna si rivelerà uno spaventevole disastro, indipendentemente dai massacri e dalle sofferenze fisiche - il risultato non è necessariamente disillusione e cinismo. Fatto curioso, tutta l'esperienza spagnola non ha diminuito per nulla la mia fiducia nella dignità e nella bontà degli esseri umani. E m'auguro che il racconto fattone non sia troppo ingannevole. Ritengo che su avvenimenti come questi nessuno sia o possa essere completamente veritiero. E' difficile essere certi di qualcosa, se non di quello che si è coi propri occhi, e consciamente o inconsciamente, ognuno scrive con una certa partigianeria. Qualora non l'avessi detto più sopra, lo dirò ora: attenzione alla mia partigianeria, ai miei errori di fatto e alla distorsione inevitabilmente causata dal mio aver visto solo un angolo degli avvenimenti. E attenzione alle stesse identiche cose nel leggere qualsiasi altro libro su questo periodo della guerra di Spagna.
Pubblicato nel 1938
Guerra di Spagna - 80 anni
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