Una volta una signora mi ha detto: "Ma questo Dadaismo, questo Surrealismo non avrà un cattivo effetto sui giovani?" Le ho risposto: "Signora, ho fatto molti quadri in vita mia e sto ancora cercando di fare un quadro alla cui vista certe persone cadono morte, ma non ci sono ancora riuscito." - Man Ray -
lunedì 1 maggio 2017
Rocco Scotellaro...
Noi che facciamo?
Ci hanno gridata la croce addosso i padroni
per tutto quello che accade e anche per le frane
che vanno scivolando sulle argille.
Noi che facciamo? All'alba stiamo zitti
nelle piazze per essere comprati,
la sera è il ritorno nelle file
scortati dagli uomini a cavallo,
e sono i nostri compagni la notte
coricati all'addiaccio con le pecore.
Neppure dovremmo ammassarci a cantare,
neppure leggerci i fogli stampati
dove sta scritto bene di noi!
Noi siamo i deboli degli anni lontani
quando i borghi si dettero in fiamme
dal Castello intristito.
Noi siamo i figli dei padri ridotti in catene.
Noi che facciamo?
Ancora ci chiamiamo
fratelli nelle Chiese
ma voi avete la vostra cappella
gentilizia da dove ci guardate.
E smettete quell'occhio
smettete la minaccia,
anche le mandrie fuggono l'addiaccio
per qualche stelo fondo nella neve.
Sentireste la nostra dura parte
in quel giorno che fossimo agguerriti
in quello stesso Castello intristito.
Anche le mandrie rompono gli stabbi
per voi che armate della vostra rabbia.
Noi che facciamo?
Noi pur cantiamo la canzone
della vostra redenzione.
Per dove ci portate
lì c'è l'abisso, lì c'è il ciglione.
Noi siamo le povere
pecore savie dei nostri padroni.
sabato 29 aprile 2017
William Morris... Acqua che corre...
Il vento soffia sui monti e fredda è la notte
E il Tamigi scorre gelido tra i campi e le colline
Ma cara e amica e questa vecchia casa
E il mio cuore è caldo nel mezzo dell'azzardo invernale...
mercoledì 26 aprile 2017
Toti Scialoja...Acqua che corre...
Scende la sera sul Mississippi
e i moscerini si addensano fitti...
I pipistrelli, sempre più vispi,
vengono e vanno, ma credo si strippino.
sabato 22 aprile 2017
Marina I. Cvetaeva...Acqua che corre...
E - il lungo fiume. All'acqua
mi tengo, come a uno spessore compatto.
Giardini di Semiramide
pensili - così siete voi!
All'acqua (sbarra d'acciaio
con sfumature di cadavere)
mi tengo, come al suo spartito
la cantante, all'orlo del muro
il cieco... Non ridai indietro?
No? Mi piego - mi senti?
All'appagatrice di ogni sete
mi tengo, come all'orlo del tetto
il sonnambulo...
Ma non viene dal fiume
il tremito - sono nata naiade!
Al fiume tenersi come a una mano,
quando l'amato è a fianco -
e fedele...
I morti sono fedeli.
Sì, ma non è per tutti una topaia...
La morte a sinistra, a destra
tu.
Come morto il fianco destro.
Un fascio di luce abbagliante.
Una risata - come un sonaglio da un soldo.
" Voi ed io dovremmo...
(Un brivido.)
... Saremo coraggiosi? "
Marina I. Cvetaeva da "Poema della fine"
martedì 18 aprile 2017
Mariangela Gualtieri... Acqua che corre...
La garonna è forte acqua che corre
natura liquefatta che si impenna
pericolosa in gorghi
srotola un cielo deforme
e lo trascina per la campagna.
E' fiume femmina.
Si vede dall'aperto che sprigiona -
da come accoglie.
1951
venerdì 14 aprile 2017
Velimir Chlébnikov... Acqua che corre...
" L'Unico Libro "
Io vidi che le nere Vede,
il Corano e il Vangelo
e i libri dei mongoli
in tabelle di seta,
con polvere di steppe,
con letame fragrante,
come sogliono fare
le calmucche ad ogni alba,
da soli innalzarono un rogo
e vi si posero sopra da soli.
Le bianche vedove in una nube di fumo si nascondevano,
per affrettare l'avvento
dell'Unico Libro,
le cui pagine sono più grandi del mare
e vibrano come le ali d'una farfalla turchina,
ed un filo di seta è il segnalibro,
dove il lettore ha fermato lo sguardo.
Grandi fiumi dal flusso turchino:
-il Volga, ove cantano a Ràzin di notte,
-il Giallo Nilo, ove pregano il sole,
-lo Jangtsekiang, ov'è densa brodaglia di gente,
-e tu, Mississippi, ove gli yankies
portano come calzoni il cielo stellato,
nel cielo stellato avvolgendo le gambe,
-e il Gange, dove uomini scuri sono alberi di intelligenza,
-e il Danubio, ove in bianco bianchi uomini
in bianche camicie stanno sull'acqua,
-e lo Zambezi, ove gli uomini sono più neri d'uno stivale,
-e l'Ob' impetuoso, ove frustano l'idolo
e lo mettono con gli occhi all'angolo,
mentre mangiano dei cibi grassi,
-ed il Tamigi, dov'è grigio tedio.
Il genere umano è il lettore del libro!
E in copertina è la scritta del suo creatore,
il mio nome a caratteri azzurri.
Sì, ma tu leggi con negligenza,
fa più attenzione,
sei troppo distratto ed hai l'aria d'un perdigiorno.
Sono come lezioni di legge divina
queste nere catene e i grandi mari!
presto, presto tu leggerai
quest'Unico Libro!
Nelle sue pagine balza la balena
e l'aquila reale, doppiando la pagina d'angolo,
si adagia sulle onde marine, sui seni dei mari,
per riposare sul letto dell'aquila oceanica.
1920
martedì 11 aprile 2017
Gary Snyder... Acqua che corre...
Alle cascate di Frazier Creek
In piedi, su una roccia alta, corrugata
guardo dall'alto -
Il torrente cade in una valle lontana.
le colline oltre
di fronte, in parte coperte dal bosco, aride,
- cielo limpido
vento forte tra i
ciuffi degli aghi
di pino, duri e splendenti-i tronchi,
corpi rotondi, marroni,
dritti e immobili;
fruscio vibrante di rami e ramoscelli
ascolta.
Questa terra fluente, viva
è tutto ciò che esiste, per sempre
Noi siamo lei
lei canta attraverso noi -
Potremmo vivere su questa Terra
senza vestiti e senza attrezzi!
In piedi, su una roccia alta, corrugata
guardo dall'alto -
Il torrente cade in una valle lontana.
le colline oltre
di fronte, in parte coperte dal bosco, aride,
- cielo limpido
vento forte tra i
ciuffi degli aghi
di pino, duri e splendenti-i tronchi,
corpi rotondi, marroni,
dritti e immobili;
fruscio vibrante di rami e ramoscelli
ascolta.
Questa terra fluente, viva
è tutto ciò che esiste, per sempre
Noi siamo lei
lei canta attraverso noi -
Potremmo vivere su questa Terra
senza vestiti e senza attrezzi!
venerdì 7 aprile 2017
martedì 4 aprile 2017
David Nash... Acqua che corre...2 di 2
Nel nuovo ambiente, tra i riflessi del cielo e gli ampi orizzonti, la scultura aveva assunto una statura eroica e, come un santo celtico, aveva cominciato a peregrinare tra le acque dell'estuario, sparendo misteriosamente nelle insenature, tornando sui suoi passi all'infinito con le maree, cavalcando ogni nuova onda, seguendo la luna. Ormai ossessionato, Nash le andava dietro dappertutto con la barca finché un giorno l'aveva persa di vista. Definisce il suo comportamento "capriccioso". Per ritrovarla aveva affisso poster segnaletici lungo tutto l'estuario. Durante i gelidi giorni invernali del suo rimpiattino aveva studiato tutte le maree, chino sulle carte, cercando di tracciare una mappa del suo misterioso viaggio. Poi, un giorno di gennaio, la grande mela di mela quercia era riapparsa nella palude costiera. Per un momento era sembrata intenzionata a fermarsi lì ma la grande marea dell'equinozio, il 19 marzo 2003, l'aveva portata nel mare aperto. Dalla sua barca Nash osservava la pesante sfera nuotare "come una foca", con la maggior parte del corpo sott'acqua. Cavalcando le onde rollava leggermente e rimbalzava col fondo, un tempo rozzamente scolpito ma ormai con gli angoli smussati e arrotondati dal lungo percorso sulle rocce e la sabbia. Pochi giorni più tardi qualcuno aveva avvistato Wooden Boulder galleggiare vicino alla bocca dell'estuario ma nell'aprile 2003 era scomparsa. Stavolta i poster non erano serviti a niente. Nash non ha ancora accettato l'idea che la scultura abbia raggiunto il Mare d'Irlanda, forse persa per sempre, come un messaggio in bottiglia. Continua a cercarla per tutte le spiagge e le insenature dell'estuario, perlustrandolo in barca all'infinito, come ha sempre fatto. A differenza di Ash Dome, che Nash descrive come una scultura "in arrivo" o "in divenire", Wooden Boulder è un'opera "in allontanamento". L'idea stessa di un masso di legno è una sfida metafisica, proprio come in Grecia lo fu la prima colonna di pietra. Prima che venisse concepita e costruita l'originale colonna dorica, tutti i pilastri dei templi erano alberi, e in un successivo fusti di pietra scanalati che finivano con frondosi abbellimenti in un'audace imitazione degli alberi stessi. Come nei "cani dai nasi umidi nei giardini" in Sotto il bosco di latte di Dylan Thomas, la fusione di due elementi sino allora separati sorprende e diletta. In un dei suoi primi quaderni, Gerard Manley Hopkins fa uno schizzo del fiotto che attraversa un rapido canale di tracimazione sul canale di Wolvercote, vicino a Oxford, e scrive che l'acqua corre "come una raffica di vento". L'improvvisa traslazione dell'acqua in un elemento diverso è, anche in questo caso, sorprendente e straordinaria. Mentre Nash mi raccontala storia del masso di legno siamo proprio sul ponte dove si era incastrato e il nostro sguardo corre lungo il ruscello, verso l'estuario. C'è la bassa marea, altrimenti saremmo potuti venire in barca. Ho l'impressione che le ricerche di Nash dureranno a lungo, indipendentemente dal risultato: sono diventate parte dell'opera, quasi un'abitudine. Più tardi Clare mi dirà: "Non ho mai visto un uomo più felice di David quando perlustrava in barca il limite dell'estuario in cerca del masso". Torniamo alla macchina e seguiamo la vecchia via di transumanza oltrepassando la casa natale dell'architetto Inigo Jones e attraversando in Dwyrid sul delizioso ponte di pietra a tre arcate da lui costruito, con i sedili in ardesia delle isole pedonali triangolari, dalle quali nelle sere d'estate la gente osserva il fiume bordato di querce. Lungo la strada siamo costretti a passare accanto a una fattoria dove, come Nash ha previsto, due cani da pastore assalgono la macchina mordendo il paraurti mentre tiriamo su i finestrini. Lui e suo fratello da ragazzi percorrevano spesso questo viottolo e, all'approssimarsi della fattoria, preparavano sempre un paio di robusti bastoni per tenere a bada i cani.
David Nash...Wooden Boulder...2 di 2
domenica 2 aprile 2017
David Nash... Acqua che corre...1 di 2
Se, Ash Dome è un'opera che parla di radicamento, Wooden Boulder è un'opera sul distacco, altrettanto radicale. E' un'avventura in tutti i sensi, un grande gesto di liberazione con cui Nash ha consegnato il suo lavoro alla natura e agli elementi, senza porre limiti. Nell'estate del 1978 aveva sentito che, proprio sulla collina dove ci trovavamo, era da poco stata abbattuta una grande quercia, che era a disposizione. I proprietari l'avevano tagliata temendo che gli potesse cadere sulla casa.
Scolpendo l'albero sul posto per due anni, Nash ne aveva ottenuto almeno una decina di sculture.
Si era proposto di portare la prima, una gigantesca palla di quercia dal diametro di quasi un metro, a seccare nel suo studio. Quando era arrivato il momento di staccare la sfera mezza scolpita dal tronco e farla rotolare per lavorarla dalla parte di sotto, Nash aveva avuto l'idea di sfruttare il vicino ruscello per spostare la sfera di mezza tonnellata fino a un laghetto sottostante. Da lì l'avrebbe tratta in secco e portata su un sentiero per farla rotolare lungo la strada, fino allo studio. Il programma era questo, solo che la palla di legno si era incastrata a metà percorso mentre scivolava nel ruscello e non si muoveva di un centimetro. All'inizio sembrava un bel problema ma, guardandolo da una prospettiva zen, Nash si era reso conto che era un'opportunità, un felice imprevisto che avrebbe trasformato l'opera permettendogli di restituirla alla natura, come una foglia al vento. L'avrebbe lasciata seguire il suo destino, trasformarsi in una roccia del ruscello, perdersi nel gioco dell'acqua pronta ad avvilupparla nei flutti gelidi e a tappezzarla di foglie morte. Da quel momento era diventata il Masso di legno, un'opera di nuovo tipo con una sua vita indipendente, una storia e un biografo.
L'anno seguente, durante la piena invernale, la decidua scultura si era spostata, trasferendosi nello specchio d'acqua sotto la cascata. Nash, che aveva gia' cominciato a documentare il cammino con foto e disegni, come una scarabeo stercoraro l'aveva aiutata a raggiungere le acque meno profonde da cui poi sarebbe stata trascinata in un'altra cascata e in un'altra polla nell'agosto 1980. Qui aveva dimorato altri otto anni, scurendosi sotto l'azione dell'acqua e assumendo i colori delle altre rocce del fiume. La scultura aveva sviluppato una vita indipendente e Nash disegnava e fotografava i suoi sbalzi d'umore e le sue peripezie nei giorni di gelo e di neve, quando si dibatteva tra la schiuma furiosa durante le tempeste o finiva impiastricciata di foglie e pezzi di legno. Si era spostata verso il basso altre tre volte finché nel 1994, dopo una violenta tormenta, si era nascosta completamente, incastrandosi sotto un ponte. Trasformandosi nuovamente in scarabeo, Nash l'aveva tirata fuori con delle funi e l'aveva fatta rotolare dall'altra parte del ruscello, vicino al punto in cui si immetteva nel Dwyryd. La scultura si era posata su un letto di roccia sotto alcuni alberi e vi era rimasta per otto anni finché, nel novembre 2002, una forte inondazione l'aveva portata nel fiume principale. Aveva seguito la corrente per 5 chilometri verso il mare e si era arenata su un banco di sabbia nell'estuario.
David Nash...Wooden Boulder...1 di 2
lunedì 27 marzo 2017
giovedì 23 marzo 2017
mercoledì 22 marzo 2017
Ernesto De Martino... 22 Marzo...
Nu iurno ca d'a sete me murivo,
pe nnanzi ci 'ncontrai na fontanella.
Tanto ca era fresca e bella,
le iunegghielle 'nterra la'appuggiai.
Tanto ca era fresca e bella,
core non me ricii d'alluntanà.
Pigliai la via ca me n'aveva scì,
la funtanella appresse me venìa.
- Se sì' funtana fàttete bevè,
se sient'amante ràttete a scuprì.
- Non sò funtana e neanche amante,
sò li suspiri de la bella tua!
Un giorno che di sete mi morivo, davanti mi apparì una fontanella. Tanto era fresca e bella che inginocchio a berne mi piegai. Tanto era fresca e bella mi mancava il cuore di allontanarmene. Ripresi il cammino, la fontanella dietro mi veniva. " Se sei fontana fatti bere, se sei amante fatti riconoscere ". " Non sono fontana e neanche amante, sono i sospiri della bella tua ".
canto raccolto a Tricarico da Ernesto de Martino nell'ottobre del 1952
martedì 21 marzo 2017
Haiku di primavera......
...........Haiku di primavera...........
Takahama Kyoshi 1874-1959
Arrivano le prime farfalle
"Di che colore sono?" chiedi.
"Gialle" rispondo.
Nakamura Kusatao 1901-1983
I ragazzi le guardano.
Le ragazze
hanno la testa tra le nuvole.
Masaoka Shiki 1867-1902
Nella sera di primavera
quale lettura per l'uomo
senza compagna?
...........Haiku di primavera...........
...........Haiku di primavera...........
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giovedì 16 marzo 2017
mercoledì 15 marzo 2017
martedì 14 marzo 2017
lunedì 13 marzo 2017
lunedì 6 marzo 2017
Fabio Pusterla...
Crespi d'Adda
Lungo i due lati del viale d'accesso
in doppia fila
si dispongano le tombe dei bambini:
piccole pietre uguali.
Il termine "bambino"
vuole indicare chi non ha raggiunto
l'età idonea al lavoro.
Si evitino
le formule patetiche.
Il grande edificio grigio sullo sfondo
suggerisce compostezza
e abnegazione.
Di fronte al cimitero
la natura ha disposto il suo omaggio:
grano e papaveri.
Ciò sia di sprone a tutti
affinché l'ordine regni in ogni orto.
La geometria perfetta delle strade
non è senza rapporto
col senso del dovere: ricordàtelo:
Un giorno
tutto sarà così.
Se qualcuno
volesse per avventura andare altrove,
faccia pure.
Sappia però di non avere alternative.
giovedì 2 marzo 2017
Lawrence Ferlinghetti...
E ancora La Patria es primera
dovunque questo divide la terra
dove il povero nascerà senza buco del culo
se la merda dovesse mai diventare di valore
da " Carnaval de Maìz " - 1972
lunedì 27 febbraio 2017
Sembra ieri...
A Bologna, durante la peste del 1630, un bando rifiutava ai Rom malati l'accesso al lazzaretto.
Nel 1663, a Milano un decreto lasciava impunito "l'assassinio di zingari e la sottrazione di beni personali" dai loro cadaveri. Il 21 agosto 1910, il Ministero degli Interni emanò una circolare in cui si ordinava la sorveglianza, l'isolamento e la disinfestazione degli zingari nel regno.
Saluti da Follonica
venerdì 24 febbraio 2017
Sylvain Tesson...
...alla sommità di ogni chiave di volta un foro di alcuni centimetri di diametro serviva un tempo
a far passare il cavo dei lampadari. Oggi questi orifizi inutilizzati sono ostruiti da un cilindro di legno.
Spesso stappammo quei cilindri e avvicinammo il viso ai fori per sentir pulsare l'aria calda della chiesa, aspirata per la differenza di temperatura tra la navata e l'ossatura. Odore di sottana umida,
di capelli di vecchia, di ceri e di incenso freddo: l'alito della chiesa.
Piccolo trattato sull'immensità del mondo - Guanda editore
martedì 21 febbraio 2017
Lawrence Ferlinghetti...
Era un volto che il buio poteva uccidere
in un momento
un volto ugualmente offeso
dal riso e dalla luce
" Di notte pensiamo in altro modo "
ella mi disse una volta
stendendosi languidamente
E avrebbe citato Cocteau
" Sento che c'è un angelo in me " avrebbe detto
" che io sorprendo di continuo "
Poi avrebbe sorriso volgendo il profilo
accesa una sigaretta per me
sospirato e allungata
in uno struggimento
la sua dolce anatomia
e lasciato cadere una calza
1955
venerdì 17 febbraio 2017
Allen Ginsberg...
Sfintere
Spero che il mio vecchio buco del culo tenga
Per 60 anni quasi tutto è andato bene
Poi in Bolivia una fistola operata
sopravvissuto all'ospedale d'altiplano -
un pò di sangue, niente polipi, ogni tanto
piccole emorroidi
attivo avido ricettivo al fallo
bottiglia di Coca, candela, carota
banana e dita -
Ora l'AIDS lo fa timido, ma ancora
pronto a servire -
fuori lo stronzo, dentro col condom
l'amico orgasmico -
ancora elastico muscoloso
si spalanca senza vergogna alla gioia
Ma tra 20 anni chissà,
ai vecchi vengono acciacchi dappertutto -
al collo, prostata, stomaco, giunture -
Spero che il vecchio buco resti giovane
fino a morte, rilassati
lunedì 13 febbraio 2017
Fabio Pusterla...
L'annegata
E' un'acqua bassa,
che guadano i cinghiali
nottetempo, lasciando sulle rive
tracce disordinate.
Ma come poteva saperlo,
lei, che veniva da così lontano?
Sarà stata una pozza imprevedibile,
la fatica, un sasso viscido o quella paura
che può cogliere alla fine di un viaggio:
e forse aveva già capito di non avere speranze.
Alcuni anni fa, i giornali diedero notizia della morte di una donna, annegata misteriosamente nelle
acque del torrente Tresa mentre cercava di entrare clandestinamente in territorio elvetico. Proveniva, se ricordo bene, dal Pakistan.
mercoledì 8 febbraio 2017
Lawrence Ferlinghetti..............Manifesto populista...
Manifesto populista
Per i poeti, con amore 1975
Poeti, uscite dai vostri studi,
aprite le vostre finestre, aprite le vostre porte
siete stati ritirati troppo a lungo
nei vostri mondi chiusi.
Scendete, scendete,
dalle vostre Russian Hills e dalle vostre Telegraph Hills
dalle vostre Beacon Hills e dalle vostre Chapel Hills
dalle vostre Brooklyn Heights e dai Montparnasse,
giù dalle vostre basse colline e dalle montagne,
fuori dai vostri tepees e dalle domes.
Gli alberi stanno cadendo ancora
e non andremo più nei boschi.
Non è il momento ora di sedersi tra loro
quando l'uomo incendia la propria casa
per arrostire il maiale.
Non si canta più Hare Krishna
mentre Roma brucia.
San Francisco sta bruciando
la Mosca di Majakovskj sta bruciando
i combustibili fossili della vita.
La Notte & il Cavallo si avvicinano
mangiando luce, calore & potere
e le nuvole hanno i calzoni.
Non è il momento ora di nascondersi per l'artista
sopra, oltre, dietro le scene,
indifferente, tagliandosi le unghie,
purificandosi fuori dall'esistenza.
Non è il momento ora per i nostri piccoli giochi letterari,
non è il momento ora per le nostre paranoie & ipocondrie,
non è il momento ora per la paura & il disgusto,
è il momento solo per la luce & l'amore.
Abbiamo visto le migliori menti della nostra generazione
distrutte dalla noia ai readings di poesia.
La poesia non è una società segreta,
né un tempio.
Le parole & i canti segreti non servono più.
L'ora di emettere l'OM è passata,
viene il momento di cantare un lamento funebre,
un momento per cantare un lamento funebre & per gioire
sulla fine in arrivo
della civiltà industriale
che è nociva per la terra & per l'Uomo.
Il momento ora di esporsi
nella completa posizione del loto
con gli occhi completamente aperti,
il momento ora di aprire le vostre bocche
con un nuovo discorso aperto,
il momento ora di comunicare con tutti gli esseri coscienti,
tutti voi " Poeti delle Città "
appesi nei musei, includendo me stesso,
tutti voi poeti del poeta che scrive la poesia
sulla poesia
tutti voi poeti di poesia da workshop
nel cuore-giungla d'America,
tutti voi addomesticati Ezra Pound,
tutti voi poeti pazzi, sballati, da collage,
tutti voi poeti di Poesia Concrete pre-compressa,
tutti voi poeti da cunnilinguo,
tutti voi poeti da gabinetto a pagamento che vi lamentate con graffiti,
tutti voi ritmatori da metropolitana che non ritmate mai sulle betulle,
tutti voi padroni della segheria haiku
nella Siberia d'America,
tutti voi non realisti senza occhi,
tutti voi supersurrealisti autonascosti,
tutti voi visionari da camera da letto,
ed agitprop dagabinetto,
tutti voi poeti alla Groucho Marxista
e Compagni di ozio di classe
che restano inattivi tutto il giorno
e che parlano del lavoro di classe del proletariato,
tutti voi anarchici Cattolici della poesia,
tutti voi Neri Montanari della poesia,
tutti voi Bramini di Boston e bucolici di Bolinas,
tutte voi baby-sitters della poesia,
tutti voi fratelli zen della poesia,
tutti voi amanti suicidi della poesia,
tutti voi critici di poesia
che bevete il sangue dei poeti,
tutti voi Poliziotti della Poesia -
Dove sono i figli selvaggi di Whitman,
dov'è la grande voce che parla ad alta voce
con un senso di dolcezza & di sublimità,
dov'è la nuova grande visione,
la grande visione del mondo,
l'elevata canzone profetica
dell'immensa terra
e tutto ciò che canta in essa
e il nostro rapporto con essa -
Poeti, scendete
nelle strade del mondo ancora una volta
e aprite le menti & gli occhi
con la vecchia delizia visuale,
schiarite la gola e parlate più forte,
la poesia è morta, lunga vita alla poesia
con occhi terribili e forza di bufalo.
Non aspettate la rivoluzione
o succederà senza di voi.
Smettete di mormorare e parlate ad alta voce
con una nuova poesia completamente aperta
con una nuova comune-sensuale " comprensione-pubblica "
con altri livelli soggettivi
od altri livelli sovversivi,
un diapason nell'orecchio interno
per colpire sotto la superfice.
Del vostro dolce Io che ancora cantate
ancora esprimete " la parola en-masse " -
Poesia il veicolo comune
per il trasporto del pubblico
verso luoghi più alti
di altre ruote che possano portarla.
Poesia che ancora cade dai cieli
dentro le nostre strade ancora aperte.
Loro non hanno ancora innalzato barricate,
le strade animate ancora con visi,
uomini & donne attraenti camminano ancora qui,
dovunque ancora attraenti creature,
negli occhi di tutti il segreto di tutti
qui ancora sepolto,
i selvaggi figli di Whitman qui ancora dormono,
si svegliano e camminano nell'aria aperta.
domenica 5 febbraio 2017
Allen Ginsberg...
Sul lavoro di Burroughs
Il metodo dev'essere purissima carne
e non condimento simbolico,
visioni reali & prigioni reali
come si vedono di quando in quando.
Prigioni e visioni presentate
con rare descrizioni
corrispondenze esatte a quelle
di Alcatraz e Rosa.
Un pranzo nudo è naturale per noi,
noi mangiamo sandwiches di realtà.
Ma le allegorie sono tali lattughe.
Non nascondete la follia.
San José, 1954
giovedì 2 febbraio 2017
Lawrence Ferlinghetti...
Il mondo è un gran bel posto
per nascerci
se non vi dà fastidio che la felicità
non sia sempre
poi tutto 'sto spasso
se non vi dà fastidio un pizzico di inferno
di tanto in tanto
proprio quando tutto fila liscio
perché perfino in paradiso
non stanno sempre lì
a cantare
Il mondo è un gran bel posto
per nascerci
se non vi dà fastidio che la gente muoia
di continuo
o magari stia solo morendo di fame
ogni tanto
il che non è poi così grave
se non si tratta di voi
Oh il mondo è un gran bel posto
per nascerci
se non vi dà fastidio più di tanto
qualche mente morta
tra gli alti papaveri
o un paio di bombe
di tanto in tanto
sui vostri volti all'insù
o altre consimili sconvenienze
di cui la nostra società Marchio Aziendale
è preda
con i suoi uomini distinti
e i suoi uomini estinti
e i suoi preti
e gli altri vigilantes
e le sue svariate segregazioni
e le investigazioni parlamentari
e le altre stitichezze
di cui la nostra carne cogliona
è erede
Sì il mondo è il miglior posto di tutti
per un sacco di cose tipo
prendere parte alla scena divertente
e prendere parte alla scena d'amore
e prendere parte alla scena lacrimosa
e cantare canzoni sommesse e avere ispirazioni
e passeggiare
guardando tutto
e sentendo il profumo dei fiori
e toccando il culo alle statue
e perfino per pensare
e baciare le persone e
per fare bambini e portare i calzoni
e salutare sventolando il cappello e
per ballare
e andare a nuotare nei fiumi
o a fare picnic
in piena estate
e in generale proprio per
"spassarsela
Sì
ma poi proprio sul più bello
arriva sorridente
il becchino
da " Fotografie del mondo andato " - 1955
lunedì 30 gennaio 2017
Primo Levi................Tre giorni dopo...
L'esperienza di Auschwitz è stata tale per me da spazzare qualsiasi resto di educazione religiosa
C'è Auschwitz, quindi non può esserci Dio.
venerdì 27 gennaio 2017
Wlodek Goldkorn.........Giornata della memoria...
Ecco, una delle funzioni della memoria, l'ho imparato da Marek Edelman e non credo si possa immaginare maestro migliore, è questa: fare scandalo. La memoria va usata, strumentalizzata, giocata politicamente: anche la memoria della Shoah. Ma bisogna saperla usare alla maniera giusta. Giusta eticamente, esteticamente, politicamente. La memoria della Shoah serve a difendere gli oppressi, i derelitti, coloro cui il potere toglie perfino la voce. E del resto sarebbe stato Marek a dire e ripetere più tardi, a guerra dei Balcani conclusa e davanti ai barconi dei profughi sul Canale di Sicilia: nessun muro ha mai protetto il ghetto dei ricchi.
Per me la memoria della Shoah significa saper parlare e trasmettere agli altri il linguaggio della ribellione, della radicale contestazione delle verità del potere. Altrimenti quella memoria non esiste: si riduce a un esercizio di vuota retorica, un cerimoniale che non serve a niente; a un rituale ripetere "mai più" che non dice nulla a nessuno e niente può dire.
E noi tutti, noi che non sopportiamo i rom (perché sporchi e sfruttatori di bambini), che non siamo stati capaci di difendere la popolazione musulmana di Srebrenica (massacrata con la complicità delle truppe olandesi che non avevano nessuna voglia di proteggere quegli straccioni di musulmani), noi che voltiamo lo sguardo altrove di fronte allo scandalo dei barconi di clandestini (categoria di subumani, in quanto privi di validi documenti d'identità) che annegano nelle acque del canale di Sicilia; noi tutti versiamo una lacrima pietosa quando pensiamo a quegli ebrei che, se oggi fossero tra di noi, in mezzo alle nostre piazze o all'assalto delle nostre frontiere, li tratteremmo da rom e clandestini e musulmani
Wlodek Goldkorn da " Il bambino nella neve "
Maus - Art Spiegelman
giovedì 26 gennaio 2017
Jorge Semprun.........Giornata della memoria...
Il giorno prima, verso mezzogiorno, una sirena d'allarme era risonata. Feindalarm, Feindalarm ! gridava nel circuito degli altoparlanti una voce rauca,carica di panico.Aspettavamo quel segnale da qualche giorno, da quando la vita nel campo si era paralizzata con l'avvicinarsi delle avanguardie blindate del generale Patton. Niente più partenze, all'alba, verso i kommandos esterni. Ultimo appello generale dei deportati il 3 aprile. Niente più lavoro tranne che nei servizi interni di manutenzione. Un'attesa sorda regnava a Buchenwald. Il comando delle SS aveva rinforzato la sorveglianza, raddoppiato le sentinelle nelle torrette di guardia.Le pattuglie erano sempre più frequenti sul cammino di ronda, oltre la cinta di filo spinato elettrificato.Una settimana passata così, nell'attesa. Col rumore della battaglia che avanzava. A Berlino venne presa la decisione di evacuare il campo, ma l'ordine fu eseguito solo in parte. Il comitato internazionale clandestino organizzò subito una resistenza passiva. I deportati non si presentarono agli appelli destinati a raggrupparli per la partenza. Alcuni reparti delle SS furono quindi lasciati verso le linee di confine del campo, armati fino ai denti ma anche impauriti dall'immensità di Buchenwald. Dalla massa decisa e incontrollabile di decine di migliaia di uomini ancora in forze. Talvolta le SS sparavano delle raffiche alla cieca, per cercare di costringere i deportati a radunarsi sul piazzale dell'appello. Ma come si fa a terrorizzare una folla determinata dalla disperazione, che sta al di là della soglia della morte? Dei cinquantamila detenuti di Buchenwald le SS riuscirono ad evacuarne appena la metà: i più deboli, i più vecchi, i meno organizzati. Oppure quelli, come i polacchi, che avevano preferito collettivamente l'avventura sulle strade dell'evacuazione all'attesa di una battaglia incerta. Di un probabile massacro dell'ultima ora. Sapevamo che alcune squadre di SS armate di lanciafiamme erano giunte a Buchenwald. L'11 aprile, poco prima di mezzogiorno la sirena d'allarme era risonata, come un muggito breve ma ripetuto e lacerante. Feindalarm, Feindalarm! Il nemico era alle porte: la libertà. I gruppi di combattimento si sono allora radunati nei luoghi preventivamente fissati. Alle tre, il comitato militare clandestino ha dato l'ordine di passare all'azione. Alcuni compagni sono venuti fuori improvvisamente, carichi di armi. Fucili automatici, mitragliette, granate, parabellum, bazooka, visto che non c'è un termine francese per quest'arma anticarro. Panzerfaust, in tedesco. Tutte armi rubate nelle caserme delle SS, durante i disordini provocati soprattutto dal bombardamento aereo dell'agosto 1944. Oppure abbandonate nei treni dalle sentinelle che accompagnarono gli ebrei sopravvissuti di Auschwitz, in pieno inverno. O ancora uscite come pezzi di ricambio dalle fabbriche Gustloff e poi montate nelle officine clandestine del campo. Tutte armi pazientemente messe insieme per lunghi anni in vista dell'improbabile giorno: oggi: Il gruppo d'assalto spagnolo era radunato in un'ala del pianterreno del blocco 40, il mio. Nel viale fra questo e il blocco 34, quello dei francesi, apparve Palazon, seguito dai compagni che portavano le armi di corsa. " Grupos, a formar!" Urlava Palazon, responsabile militare degli spagnoli. Eravamo saltati giù dalle finestre aperte, urlando a nostra volta. Ognuno sapeva quale arma gli era destinata, quale strada doveva prendere e quale obiettivo doveva raggiungere. Confusi fra la folla allucinata, affamata e disorientata della domenica pomeriggio, avevamo già privato, senza armi, quei gesti, già percorso quell'itinerario: l'impulso era diventato riflesso. Alle tre e mezza, la torre di controllo e le torrette di guardia erano state occupate. Il comunista tedesco Hans Eiden, uno dei decani di Buchenwald, poteva rivolgersi ai detenuti con gli altoparlanti del campo. Più tardi marciavamo armati su Weimar. Nella notte, i mezzi blindati di Patton ci raccoglievano per strada. I loro equipaggi scoprivano, dapprima stupiti ma, in seguito ai nostri racconti, esultanti, quelle bande armate, quelli strani soldati vestiti di stracci. Ci scambiavamo parole di riconoscenza in tutte le lingue della vecchia Europa, sulla collina dell'Ettersberg. Nessuno di noi avrebbe osato mai fare un simile sogno. Nessuno che fosse ancora abbastanza vivo per sognare, per arrischiarsi a immaginare un avvenire. Sotto la neve degli appelli, allineati a migliaia davanti alle corde per assistere all'impiccagione di un compagno, nessuno di noi avrebbe osato mai fare fino in fondo questo sogno: una notte, armati, marciare su Weimar. Sopravvivere semplicemente, anche nudi, sviliti, svigoriti, già questo sarebbe stato un sogno un pò folle. Nessuno, è vero, avrebbe osato fare un simile sogno. Eppure d'improvviso era come un sogno: era vero.
Jorge Semprun 1923 - 2011
internato a Buchenwald dal 44, per l'appartenenza nella Resistenza francese, fino alla liberazione del campo 11 aprile 1945.
Maus - Art Spiegelman
lunedì 23 gennaio 2017
Reif Larsen................CONTENITORE CAPODANNO
... un mondo intero si nascondeva in quel campo. Potevi distenderti in un punto qualsiasi e sentire
i gambi che ti solleticavano il collo, vedere i lunghissimi fili che si alzavano in alto intrecciandosi sullo sfondo del grande cielo blu, mentre il ranch e tutte le persone che vi abitavano si dissolvevano di colpo, come in un sogno lontano. In quella posizione, sdraiato sulla schiena, avresti potuto essere dovunque. Era una sorta di teletrasporto per i poveri...
venerdì 20 gennaio 2017
Cesare Zavattini..............CONTENITORE CAPODANNO
Diu
Diu al ghé
S'a ghé la figa al ghé.
Sul lo al pudeva invantà
na roba acsé
cla pias a toti a toti
in ogni luogo,
ag pansom anca s'an s'ag pensa mia,
apena ca t'la tochi a cambiòn facia.
Che mument! long o curt al saiòm gnanca.
La fa anc di miracui,
par ciamala
an mot
a ghé turnà la vus.
Ah s'a pudés spiegaram ma
l'è dificil
cme parlà dal nasar e dal murir.
Dio c'è / Se c'è la fica c'è / Solo lui poteva inventare una cosa così / che piace a tutti tutti / in ogni luogo / ci pensiamo anche se non ci pensi / appena tu la tocchi cambi faccia / Che momento lungo o corto non si sa / Fa anche dei miracoli / un muto / per chiamarla / gli è tornata la voce / Ah se potessi spiegarmi ma / è difficile / come parlare del nascere e del morire.
Cesare Zavattini 1902 - 1989
da "Stricarm' in d'na parola" 1973
martedì 17 gennaio 2017
17 Gennaio 1917...Oggi...Cento anni fa
17 gennaio 1917
17 gennaio 2017
Vi scrivo ancora dalla trincea della
prima linea seduto vicino alla feritoia dove guardo attentamente
quella nemica…dico nemico ma oramai anche loro cristiani e
innocenti come noi, solché i barbari e gli assassini sono gl’infatti
Governi colpevoli di tanto massacro umano.
domenica 15 gennaio 2017
Gennaio 1917...Oggi...Cento anni fa
Gennaio 1917
Gennaio 2017
Nevica. Notte e giorno, senza
interruzione. Piste e sentieri, rocce e trincee, reticolati e
ricoveri scompaiono sotto uno strato sempre crescente. La guerra
tace, finalmente. Da una parte e dall’altra, nelle linee austriache
come in quelle italiane, tutti lottano contro la bianca nemica. La
marcia delle colonne si fa sempre più ardua e sempre più necessario
diventa risparmiare al massimo la legna da ardere, i viveri, le
munizioni e i foraggi. Dobbiamo rimandare a valle i nostri muli,
essendo quassù ormai impossibile nutrirli. Migliaia di uomini sono
inchiodati per un lungo inverno su questa montagna. La neve è un
peso che minaccia di stritolarci a ogni passo. Di cima in ci8ma si
ripercuote il rombo delle valanghe che precipitano a valle. Il numero
delle vittime cresce. Ogni giorno, una nuova catastrofe. Nel corso
dell’inverno, la montagna sulla quale ci troviamo costa la vita a
ottomila uomini. Pochissimi cadono per mano del nemico; l’enorme
maggioranza finisce nei crepacci, o ha le membra congelate o muore
assiderata.
giovedì 12 gennaio 2017
Gian Pietro Lucini....................CONTENITORE CAPODANNO
Pagare è il gesto archetipo;
saldar colle monete la ferita alla verginità;
pagar atto di farsa e di bottega,
soluzione pacifica, che abborre dal drama rivoluzionario;
che porge, con malizia il sì ed il no,
sopra l'intrico di un qui pro quo,
coll'intervento del tabellionato.
Ed è qui, che mi attendono al passo
le Pizie pescatrici e prossenete
alla foja de' vecchi; qui, coi prospetti delle obbligazioni,
se cadrò nella ragna ordita ad uccellare
il mio vizio insistente, bagascione emerito e canuto;
se, per un gusto più astruso e più ottuso,
per riodorare un bocciolo più chiuso,
vorrò stimolanti squisiti
di tenerelle bambinette rare,
angiole candide, che s'imbrattan l'ale
a stramazzar nei promiscui cortili;
angiole accolte, in una sera d'orgia,
sul morbido guanciale spiumacciato,
previo un bagno di latte profumato,
olocausto proteso e ubriacato dal facile champagne;
equivoche pulzelle scozzonate
dai taumaturghi di un posticcio imene;
sí che alla burla barbara
più deplorata è l'inutile spesa.
Io sono tutto qui, o Signori, vi esprimo;
fiero protezionista ed uomo d'ordine,
non vado in chiesa e pregio la Santa Religione;
vanto il liberalismo del Corrier della Sera vescovile,
e mi reggo col soldo, colla legge e la truffa;
calo la buffa nelle lotte civili per non farmi conoscere;
uso de' prestanomi in losche società.
Desidero morir, come conviensi
paralitico osceno, salvando la morale,
l'occhio spento, le mani rattratte,
cencio d'uomo sbiancato e miserabile,
a pubblica e lodata edificazione,
colla assistenza estrema dell'estrema unzione
Gian Pietro Lucini 1867 - 1914
da < La canzone del Giovane Signore >
lunedì 9 gennaio 2017
Walt Whitman..............CONTENITORE CAPODANNO
Pensavi che mille acri fossero molto? pensavi che
la terra fosse molto?
Ti sei esercitato tanto per imparare a leggere?
Ti sei sentito così superbo perché intendevi
il senso delle poesie?
Fermati oggi con me, fermati questa notte,
e possederai l'origine di tutte le poesie,
Possederai il bene della terra e del sole
(sono rimasti ancora milioni di soli,)
Non riceverai più le cose di seconda,terza mano,
non dovrai più guardare attraverso gli occhi dei morti,
né nutrirti di spettri nei libri,
Neppure dovrai guardare attraverso gli occhi miei,
né ricever le cose per mezzo mio,
Ascolterai d'ogni parte e filtrerai le sensazioni
attraverso te stesso.
da " Il canto di me stesso "
sabato 7 gennaio 2017
Don Marquis................CONTENITORE CAPODANNO
Don Marquis da " Archy e Mehitabel "
alcune massime di archy
ogni nuvola nera
à il suo lembo d argento
ma a volte è un po difficile
cambiarlo in banca
un ottimista è un tale
che non à avuto
molta esperienza
il proibizionismo ti fa
venir voglia di piangere nel tuo
bicchier di birra
e ti nega la birra per
piangerci dentro
la costa
granitica e arcigna s è sentita
una dilettante quando à visto
com erano truci i puritani
che vi sbarcavano
George Herriman
...c'è il problema dell'ortografia, perchè lo scarafaggio non riesce a fare le maiuscole dimentica le acca e altre cose...
giovedì 5 gennaio 2017
martedì 3 gennaio 2017
Czeslaw Milosz..................CONTENITORE CAPODANNO
Dimentica le sofferenze
Dimentica le sofferenze
Che hai causato.
Dimentica le sofferenze
Che hai subito.
Le acque scorrono,
le primavere esplodono e svaniscono,
tu attraversi questa terra che poco ricorda di tutto cio'.
A volte senti da lontano una canzone.
Che cosa e' questo, domandi, chi canta la' ?
Il sole sorge sempre giovane,
nascono nipoti e pronipoti.
Ora conducono te per mano.
I nomi dei fiumi ti sono rimasti ancora.
Quando a lungo vivono i fiumi!
I tuoi campi, incolti.
Le torri delle citta', irriconoscibili.
Tu sei sulla soglia, ammutolito.
Anthony Gormley
domenica 1 gennaio 2017
Haiku di buon anno...................CONTENITORE CAPODANNO
Haiku di buon anno
........ Haiku di capodanno ........
Haiku del cùcù
Hattori Ransetsu 1654-1707
Capodanno:
nel cielo sereno si parlano
i passeri
Matsuo Basho 1644-1694
Metterò l'erba dell'oblio
nel riso bollito?
Fine dell'anno
Masaoka Shiki 1867-1902
Capodanno:
tra cielo e terra
inizio d'armonia
Haiku di buon anno
........ Haiku di capodanno ........
Haiku del cùcù
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giovedì 29 dicembre 2016
Marlene Dietrich...
Spesso l'erotismo è tutto l'opposto
dallo spogliarsi.
A volte è sufficiente un vestito
stretto, abbottonato con severità.
Tanto la sensualità sta tutta nello sguardo.
mercoledì 21 dicembre 2016
Haiku d'inverno......
...... HAIKU D'INVERNO ......
Masaoka Shiki 1867-1902
Quando le guance gelano
il bimbo torna a casa
e la cena è pronta.
Ogiwara Seisensui 1884-1976
Il cielo invernale splende.
Voci di bimbi in cerchio.
Sugita Hisajo 1890-1946
Un bimbo raffreddato.
La frangia gli è cresciuta
fin sulle sopracciglia.
...... HAIKU D'INVERNO ......
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giovedì 15 dicembre 2016
Paolo Agrati...
Battaglie feroci dal divano di casa
Da quando spreco il mio tempo in rete
ho allargato il concetto di amici.
Frequento animali cani mici
che hanno un profilo, una vita
illustrata: qui rido, qui gioco
qui mangio una scatoletta; qui dò
al mio padrone un sacco d'affetto.
"Hello! I am the cat playing with my shit."
"Hello! I am bunny playing with my shit."
"Hello! I am the dog playing with my shit."
Sono amico di bar, di locali
negozi di stampa digitale.
Del cugino Itt, del grande Lebowsky
e di Yoda di Guerre Stellari.
Sono perfino amico di Gesù.
So sempre di chi è il compleanno
qual'è l'artista che muore, in più
su ogni argomento esprimo un parere
un commento: conduco battaglie
feroci dal divano di casa
difendo le foche i gay iraniani
le donne stuprate a Bombay
l'Amazzonia, le balene a colpi
di like. Mi indigno per il cancro
ai bambini per gatti e delfini
nei piatti dei cinesi cattivi.
Condivido tutto. Lo sformato
di patate, le foto dei piedi
delle cagate che ho comprato.
Ogni interessantissima azione
del mio quotidiano interessante.
E' di me stesso che un pò fatico
ad essere amico; non esco se
prima non ho guardato il diario
a scuola ero molto meno serio
Adesso che ho anche uno smartphone
rischio alla guida per digitare
il tuo nome sto sempre a spiare
che fai, se scrivi di me di noi se
la tua vita è ancora felice.
Potrei sempre prendere un auto un tram
venirti a baciare, ma la dote
della quale difetto è il coraggio.
Il coraggio d'affrontare la vita
è la dote che continua a mancare.
domenica 11 dicembre 2016
Aleksandar Hemon...
Una vita migliore?
Sì, una vita migliore.
Io la mia vita la immagino lunga,così lunga che non riesco a vederne la fine.
Lunga quanto basta per farci stare tutti.
Ci sarai tu, ci staranno mamma e papà, e altre persone che non ho mai incontrato
né conosciuto, Ci starò io.
Riesco a vederla. Me la immagino nella testa.
E' un campo fiorito così vasto che ci puoi nuotare.
Lo vedo anche adesso, e non riesco a vederne la fine.
mercoledì 7 dicembre 2016
Wole Soyinka...
Migrante
Ci sarà il sole? O la pioggia? O nevischio
madido come il sorriso posticcio del doganiere?
Dove mi vomiterà l'ultimo tunnel
anfibio? Nessuno sa il mio nome.
Tante mani attendono la prima
rimessa, a casa. Ci sarà?
Il domani viene e va, giorni da relitti di spiaggia.
forse mi indosserai, alghe cucite
su falsi di stilisti, con marche invisibili:
fabbriche in nero. O souvenir sgargianti, distanti
ma che ci legano, manufatti migranti, rolex
contraffatti, l'uno contro l'altro, su marciapiedi
senza volto. I tappeti invogliano ma
nessuna scritta dice: benvenuti.
Conchiglie di ciprea, coralli, scogliere di gesso,
tutti una cosa sola al margine degli elementi.
Banchi di sabbia seguono i miei passi. Banchi di sabbia
di deserto, di sindoni incise dal fondo marino,
poiché alcuni se ne sono andati così, prima di ricevere
una risposta - Ci sarà il sole?
O la pioggia? Siamo approdati alla baia dei sogni.
da " Migrazioni-Migrations"
sabato 3 dicembre 2016
Vènus Khoury-Ghata...
Poesia
Nevica sul Mediterraneo
I fiocchi cancellano la guerra
I morti non danno più notizie di sé
le vedove vivono a ritroso
il giorno compie un'effrazione e cola come
latte nei rifugi
i gatti lo leccano da terra poi si puliscono il muso
su una macchia di sole
Il cadavere di un gatto in mezzo alla strada
Dà la nausea al tiratore scelto
Accovacciato sulla propria ombra
Guarda l'albero assente e il nido posato sull'aria
Finita la guerra
Si ritirerà in un nido
Trad. di Francesca Spinelli - da Internazionale
Nevica sul Mediterraneo
I fiocchi cancellano la guerra
I morti non danno più notizie di sé
le vedove vivono a ritroso
il giorno compie un'effrazione e cola come
latte nei rifugi
i gatti lo leccano da terra poi si puliscono il muso
su una macchia di sole
Il cadavere di un gatto in mezzo alla strada
Dà la nausea al tiratore scelto
Accovacciato sulla propria ombra
Guarda l'albero assente e il nido posato sull'aria
Finita la guerra
Si ritirerà in un nido
Trad. di Francesca Spinelli - da Internazionale
lunedì 28 novembre 2016
130 donne uccise...
Abbandonata
Sfregiata
Consumata
Picchiata
Degradata
Comperata
e
Sfruttata
Lasciata
Stuprata
Umiliata
Venduta
Picchiata
Uccisa
Uccisa
Uccisa
Picchiata
Uccisa
Uccisa
Uccisa
Uccisa
Uccisa
...
...
130 donne uccise in Italia nel
...
giovedì 24 novembre 2016
Helena Petrova Blavatski...
La nebbia morale
Vicino alla superficie della terra aleggia sopra di noi - per usare una similitudine appropriata - una fitta nebbia morale, composta dalle persistenti esalazioni dei vizi e delle passioni umane.
Questa nebbia penetra la facoltà sensitiva fino a giungere al nocciolo dell'anima: la psiche individuale l'assorbe come una spugna fa con l'acqua, o come freschi fiotti di latte. Tutto ciò ottunde il senso morale, sprona e attiva i più bassi istinti, sbaraglia tutti i buoni propositi. Così come le esalazioni di una cantina fanno vacillare il cervello, o così come il pulviscolo irritante soffoca il respiro in una miniera, allo stesso modo questa pesante nuvola di influenze immorali trascina la facoltà sensitiva oltre i limiti dell'autocontrollo, ed egli diviene "ossesso" così come il nostro paziente inglese.
Vicino alla superficie della terra aleggia sopra di noi - per usare una similitudine appropriata - una fitta nebbia morale, composta dalle persistenti esalazioni dei vizi e delle passioni umane.
Questa nebbia penetra la facoltà sensitiva fino a giungere al nocciolo dell'anima: la psiche individuale l'assorbe come una spugna fa con l'acqua, o come freschi fiotti di latte. Tutto ciò ottunde il senso morale, sprona e attiva i più bassi istinti, sbaraglia tutti i buoni propositi. Così come le esalazioni di una cantina fanno vacillare il cervello, o così come il pulviscolo irritante soffoca il respiro in una miniera, allo stesso modo questa pesante nuvola di influenze immorali trascina la facoltà sensitiva oltre i limiti dell'autocontrollo, ed egli diviene "ossesso" così come il nostro paziente inglese.
Fotografia di Luigi Ghirri
lunedì 21 novembre 2016
VitalianoTrevisan...ULTIMO STAGE
Del resto, uno dei tanti modi in cui gli insaporitori al soldo del potere hanno fatto fuori il lavoro, e la dignità a esso legata, è proprio attraverso la negazione delle classi sociali; pardon: non negazione, ma bensì superamento - da bravi comunicatori, gli esaltatori di sapidità non dicono mai nulla direttamente. Il risultato è comunque lo stesso.
NOTA Per il concetto di "insaporitori" si rimanda a Jeremy Rifkin, The End of Work. Nel generale, tutti quei giornalisti/commentatori/opinionisti/pseudoscrittori e comunicatori vari che, negli ultimi trent'anni, si sono propagati come una colonia di batteri in una discarica. Mi raccontava un amico, che da quaranta e più anni vende vino,che una volta il vino, oltre a essere più buono, costava meno e vendere era più facile. Anche perché, disse, dentro la bottiglia c'era solo vino. Adesso ci sono anche le parole di tutti quei giornalisti del cazzo, e in qualche modo bisogna mantenerli.
Vitaliano Trevisan da " Works" - Einaudi ed.
martedì 15 novembre 2016
Vitaliano Trevisan...Nuvole
Non ho lavoro. Non ho la morosa. Non ho amici. Così ho molto tempo. sono un privilegiato: tempo e spazio definiscono la ricchezza e la ricchezza è privilegio di pochi. Tempo e spazio si possono entrambi occupare, ma io preferisco occupare solo il tempo, attraversando lo spazio. Per questo cammino in continuazione. Dove vado non ha importanza: mantenere una direzione è puro pretesto per tenere l'equilibrio, condizione essenziale per continuare a camminare. Fu dunque per caso che, qualche giorno fa, mi trovai a camminare per la strada che porta a Fimon paese. Era pomeriggio presto e il vento aveva pulito l'aria in modo meraviglioso. Alzai la testa: sopra la linea delle colline le nuvole disegnavano un'altra linea delle colline appartenente a una diversa dimensione. Non potendomi arrampicare sulle nuvole, presi per le colline.
Vitaliano Trevisan da "Shorts" - Einaudi ed.
venerdì 11 novembre 2016
Vitaliano Trevisan...STAGE
Come dargli torto? Di tanto in tanto, vedere un padrone a terra sanguinante è sempre qualcosa di piacevole per un operaio, di vivificante, un tonico per il suo spirito, per così dire. E del resto, almeno per uno della mia estrazione sociale, un padrone è un pò come la moglie di quel cinese che, una volta tornati a casa alla sera, si batte. Anche se non ha fatto niente, lui sa perché......L'odio è insieme troppo e troppo poco. Inutile cercare di spiegare. Forse potrebbe capirmi uno della mia razza (leggi estrazione sociale), ma quelli della mia razza raramente leggono.
Vitaliano Trevisan da " Works " - Einaudi ed.
Vitaliano Trevisan da " Works " - Einaudi ed.
venerdì 4 novembre 2016
Morire per la patria...
4 NOVEMBRE 1916 - 2016
Nella prima metà del secolo scorso le nostre piazze e le
nostre chiese, i nostri municipi si sono ammantati di lapidi che “celebravano”
il sacrificio dei nostri combattenti, caduti per la Patria. Nello stesso tempo
quelle lapidi chiudevano la bocca a ogni dissenso che potesse mettere in
discussione i meccanismi della politica e del potere che quelle morti avevano
prodotto. Morire per la Patria era un evento sacro e generoso: solo con quella
trasfigurazione ideologica della morte si poteva rendere accettabile alla
coscienza il peso insostenibile del dolore che aveva devastato la vita di quasi
tutte le famiglie italiane (la
grande guerra aveva prodotto circa 750.000 morti, il doppio dei caduti della II
guerra mondiale).
Illustrazione di Thierry Dedieu
martedì 1 novembre 2016
David Cronenberg...
...alcune delle farfalle appartenenti alla tribù Nymphalini, per esempio - Ammiraglio, Virgola, Egea, Vanessa - hanno tutte l'abitudine di posartisi in testa quando cerchi di catturarle, e se ti muovi di scatto volano via ma solo per volteggiare un po' e posarsi di nuovo sulla tua testa; comportamento che non riscontreresti mai in una Monarca o in una Tigre coda di rondine...
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