giovedì 19 ottobre 2017

Matteo Guarnaccia...



La bicicletta                                                                                                   ABICI


Strumento primario di iniziazione, del passaggio dell'esperienza da parte dell' "anziano" amorevole.
Pensateci bene, nessuno che ci vuol male, potrà mai insegnarci a pedalare. Come in ogni
iniziazione che si rispetti c'è la perdita di sangue e la ferita che segna il distacco (le ginocchia sbucciate e le mani scartavetrate).
E la meraviglia di sentire il corpo entrare in automatica, il superare la goffaggine iniziale delle nuove
movenze, zac! la coscienza improvvisa che il vero equilibrio è nel movimento piuttosto che
nella staticità.
La rinnovata confidenza  col nostro sistema neuro-muscolare aiutata dalla preghiera cigolante delle
ruote sulla strada. Una meditazione tubolare completa, in contemplazione attiva, tra il paesaggio
fermo e il fiume del traffico che mentre pedali si scambiano le parti: in movimento il primo e
congelato il secondo. Come nuotare e fare l'amore, l'andare in bicicletta è programmato da qualche parte dei nostri geni, una volta appreso è impossibile dimenticarlo.
Il modello insuperato dello spostamento socialmente responsabile, senza spreco di risorse, non stressante e per di più divertente. La civiltà di un paese è direttamente proporzionale al rispetto
per i propri ciclisti. Andare in bicicletta non implica nessuna stupida esibizione di potenza,
richiede solo ottimismo e coraggio (dare le spalle alle auto è un vero atto di fede, compito del
nostro guerriero interiore). I Provos con le loro biciclette bianche a disposizione di chiunque.
Alfred Jarry e la sua patafisica scintillante bici da corsa. Albert Hofmann e la fatata pedalata
del '43. Le spettacolari bici fabbricate a Christiania. Veicolo egualitario, foriero di intimità
(portato mai nessuno in canna?) la bici è il muesli dei mezzi di trasporto.
Se i popoli precolombiani ignoravano la ruota per gli spostamenti e la utilizzavano solo per i
giocattoli, se i tibetani la concepivano esclusivamente per i loro strumenti di preghiera, la
bicicletta è la splendida sintesi degli usi possibili della ruota: gioco, trasporto e preghiera.




200 anni di bicicletta

lunedì 16 ottobre 2017

Roberto Roversi...



da  "Pianura  padana"                                                                                     ABICI

E' indice dei tempi
che le ragazze alzino un poco
la sottana e ridano negli occhi
con tanto candore d'angelo;
cadono sul prato
ansimando dopo corsa e fuga
per le ripe alberate,
la bicicletta a pezzi
buttata nella polvere;
e che l'innamorato dentro al fieno
bagni la febbre d'amore
stringendo una ladra che dibatte
le ali rondinelle.
Così passano gli anni.
Dura un giorno il furore.
Poi le care ragazze
sbiadiscono nelle case,
appassiscono il cuore,
accanto alla fontana delle piazze
coprono il bucato con la cenere.
Adagio alzano il collo a guardare
nelle sere tranquille
il ritorno degli uomini
per gli argini, le scintille
delle sigarette accese.


200 anni di bicicletta


giovedì 12 ottobre 2017

Delio Tessa...





De là del mur                                                                                                       ABICI


Foeura de porta Volta
de paes in paes
a la longa di sces
pedalavi in la molta

de la Comasna vuna
de sti matinn passaa:...

me seri dessedaa
con tant de grinta, in luna

sbiessa e in setton sul lett
pensavi: "cossa femm
incoeu?...l'è festa...andemm...
aria!...de sti fodrett...

moeuvet!te sèntet no
la pendola? Madonna!
Hin i noeuv or che sona
e sont in lett ammò!

giò con sti gamb...coragg,
ciappa la porta e proeuva
la bicicletta noeuva!"

A seri de viagg

donca e de mja in mja
intant che pedalavi
quiettin...quiettin...vardavi
la campagna drevia,

vardavi i camp, i praa
noster chì de Milan,
qui cari patanflan
di noster praa, settaa

denter in la scighera,
enter a moeuj, coi sò
fir de moron, coi sò
med de ganga...in filera

giò...giò...longa e longhera...
cassinn e cassinott,
paes e paesott
sgreg, pien de viran...

                                    l'era

ona matina grisa
d'ottober senza el vol
d'on passer, senza sol!...

...L'inverna...qui de Pisa...

riven adess in troppa
e la terra per lor
la smonta de color!
(...un'utomobel...s'cioppa!)

A manzina, chinscì,
che bella stradioeula!...
(...macchin...macchin...la spoeula
fan...)...e voo giò de chì!

Gabb e gabbett...firagn;
terra sutta...che gira
intorna al milla lira
la pertega...dagn

per mi che ghe n'òo minga!
Anca a fa l'avvocatt
aaah...te gh'ee pocch de sbatt...
...client che te siringa,

l'Irma, el padron de cà,
la lus, el calorifer...
l'è la storta del chiffer
che besogna trovà,

la tetta de tettà!...
Cantell...cisto...Cantell...
zappà patati...quell
magara l'è de fà!

Torna come el Frigeri
alla scimma di scimm,
al caroeu dol Regimm...
al Viro...ai someneri

torna!

        T'el là ol Pà-Bolla
su l'uss ch'al temp ol stròlega!
a battegh la cattolega
proeuvi d'ona parolla!

"O vu Regiò...disii
ch'a paes l'è cost chì?"
"A l'è Mombell...a l'è"


Fuori di Porta Volta, di paese in paese, lungo le siepi, pedalavo nella mota della strada Comacina, una di queste mattine passate...mi ero svegliato con tanto di broncio, con la luna a rovescio, e seduto sul letto pensavo:" cosa facciamo oggi? è festa... andiamo... aria! da queste federe... muoviti! non senti la pendola? Madonna! sono le nove che suonano e sono ancora a letto! giù con queste gambe... coraggio, prendi la porta e prova la bicicletta nuova!" Ero in viaggio dunque e di miglio in miglio, intanto che pedalavo pianino... pianino..., guardavo via via la campagna, guardavo i campi, questi nostri prati di Milano, quei cari pantaloni dei nostri prati, seduti dentro la nebbia, dentro a mollo, con i loro filari di gelsi, coi loro mucchi di letame... in fila giù giù... a non finire... cascine e cascinotti, paesi e paesotti rustici, pieni di villani... era una mattina grigia d'ottobre, senza il volo di un passero, senza sole! ... L'inverno... quelli di Pisa... arrivano in folla adesso e la terra per loro stinge di colore! (... un'automobile... scoppia!) A mancina, qui presso che bella stradicciola! (... macchine... macchine... fanno la spola...)... e vado giù di qui! Salici e salicetti scapitozzati... filari; terra asciutta... che si aggirano intorno alle mille lire la pertica... mal per me che non ne ho! Anche a fare l'avvocato, aaah... hai poco da strafare...  ... clienti che ti siringano, l'Irma, il padrone di casa, la luce, il calorifero; è la storta del chiffel che bisogna trovare, la tetta da tettare!... Cantello... cisto... Cantello... zappar patate... quello magari è da fare! Ritorna, come il Frigerio, alla cima delle cime, al beniamino del Regime, al Viro... ritorna alle sementi! Eccolo là il Pà Bolla che strologa il tempo sull'uscio! provo a chiedergli l'elemosina di una parola! "Oh voi, capo... dite che paese è questo qui?" "E' Mombello... è!"


200 anni di bicicletta

lunedì 9 ottobre 2017

Numeri...



Nel 2017 11.572 morti per arma da fuoco negli USA.


"Non sono le pistole ad uccidere
 ma gli americani che le impugnano.
Michael Moore"




200 anni della nascita della bicicletta




Nel 2014 il New York Times ha fatto due conti e ha calcolato che ogni giorno l'umanità 
passava complessivamente 39.757 anni sul social network. Jonathan Taplin osserva che 
"sono quasi quindici milioni di anni di manodopera gratis all'anno". E all'epoca
Facebook aveva solo 1,2 miliardi di utenti.




mercoledì 4 ottobre 2017

Eduardo Galeano...



Finestra sull'arrivo


Il figlio di Pilar e Daniel Weinberg fu battezzato sul lungomare;
durante il battesimo gli mostrarono ciò che è sacro.
    Ricevette in dono una lumaca:
    "Perché così impari ad amare l'acqua."
    Aprirono la gabbia di un uccello prigioniero:
    "Perché così impari ad amare l'aria."
    Gli diedero un fiore di geranio:
    "Perché così impari ad amare la terra."
    E gli diedero anche una bottiglietta chiusa:
    "Non aprirla mai, mai. Perché così impari ad amare il mistero."



Eduardo Galeano   1940 - 2015

da "Parole in cammino"





 
 Jose Francisco Borges 

sabato 30 settembre 2017

Man Ray - Marcel Duchamp...








A New York, Duchamp lavora ad una delle sue produzioni più importanti ed enigmatiche. Nel 1920, prima che il lavoro sia terminato, Man Ray scatta una fotografia dell'oggetto che ne diviene, a sua volta una provocazione artistica.

"Proposi a Duchamp di andare a prendere l'apparecchio fotografico, che non avevo mai portato fuori dallo studio, per fotografare il suo vetro, come gli avevo offerto fin dalla prima visita.
Avevo già notato che il pannello di Duchamp era illuminato da un'unica, nuda lampadina, ma sapevo per esperienza che la cosa non aveva importanza quando si trattava di fotografare un oggetto immobile. Fissando stabilmente la macchina sul suo cavalletto, con un tempo di esposizione sufficientemente lungo, il risultato sarebbe stato soddisfacente.
Mentre fissavo l'obiettivo, il pannello, visto dall'alto, sembrava uno strano paesaggio. Era polveroso e qua e là i residui sfilacciati di stoffa e bambagia usate per pulire le parti ultimate gli davano un sapore
di più profondo mistero. Il mistero, pensai, ecco il vero regno di Duchamp.
L'esposizione doveva essere molto lunga; aprii dunque l'otturatore e uscimmo a mangiare qualcosa.
Dopo un'ora circa tornai a chiuderlo e mi precipitai nel mio scantinato per sviluppare subito la lastra.
Era un lavoro che facevo sempre di notte, non avendo una camera oscura. Il negativo era perfetto.
Potevo confidare nella riuscita di qualsiasi futura commissione."


Intitolò la fotografia Elévage de Poussiére (Allevamento di polvere).


giovedì 21 settembre 2017

Haiku d'autunno...

                                                         
  
 .......Haiku d'autunno........



Iida Dakotsu   1885 - 1962

 Cos'è l'anima?
  Per esempio,
una lucciola d'autunno.


Kawabata Bosha   1897 - 1941

Uva in una ciotola
bianca, riempita d'acqua.


Nakamura Kusatao   1901 - 1983

 Mangio uva.
E' come parlare
una parola alla volta.


........Haiku d'autunno........

lunedì 18 settembre 2017

Eduardo Galeano...



Finestra sul corpo


La Chiesa dice 
IL CORPO E' UNA COLPA

La Scienza dice
IL CORPO E' UNA MACCHINA

La pubblicità dice
IL CORPO E' UN AFFARE

Il corpo dice
IO SONO LA FESTA



Eduardo Galeano   1940 - 2015


da "Parole in cammino"






José Francisco Borges


giovedì 14 settembre 2017

Eduardo Galeano...



Finestra sull'utopia


"Lei è all'orizzonte" dice Ferdinando Birri. "Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l'orizzonte si sposta dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l'utopia? Serve proprio a questo: a camminare."


Eduardo Galeano  1940 - 2015 

da "Parole in cammino"




José Francisco Borges 

venerdì 8 settembre 2017

8 Settembre 1917...Oggi...Cento anni fa...


8 settembre 1917
8 settembre 2017

Il giorno 8.9.17 alle ore 4 antimeridiane ci fanno disfare tutte le tende e si riattraversa l’Isonzo che li avevo detto addio, si arriva al vallone Vizzentini si fa sosta fino al buio e poi ci si incamino per la solita strada per la 4° volta i reggimenti di fanteria fanno come la pellicola di un cinematografo ogni 10 o dodici giorni passano di sotto al foco come la pellicola di faccia alla luce e tutte le volte ce ne si lascia, si torna in giù e ce li rendono come se fosse merce e ci fosse delle fabbriche che fabbricano li omini! E non costassero altro che della fatica per fabbricarli e delle materie che li si possono comprare su un mercato come si compra tutta l’altra merce.


dal diario di Giuseppe Manetti   Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano






Giulio Iacchetti - Matteo Ragni


lunedì 4 settembre 2017

Bruce Sterling...



" Molto romantico " sussurrò lei, eccitata.
" Come le stelle del rock, Turner. Sfilze di amplificatori e folla agli aeroporti.
Turner, se potessi vedere cosa porto sotto la gonna, impazziresti. "
Poi voltò la faccia di da un'altra parte.
" Smettila di cercare di baciarmi!
Voi occidentali siete incredibili.
Le bocche sono fatte per mangiare"



Bruce Sterling
Giorni verdi nel Brunei


lunedì 28 agosto 2017

Massimo Zamboni - Vasco Brondi.........EXTRA MONDO


Una nota curiosa, a proposito di parmigiano reggiano: proprio al
seguito delle armate sanguinarie di Attila arrivarono dalle piane del Volga
a questa pianura del Po le vacche rosse antenate delle razze nostrane
deputate alla produzione del formaggio più famoso del mondo. Chissà,
senza l'intervento di Papa Leone I° forse gli Unni  sarebbero dilagati 
fino alla capitale, e magari avremmo avuto il parmigiano romano.

mercoledì 23 agosto 2017

Sembra ieri...




Io voglio: un tetto per ogni famiglia,
del pane per ogni bocca,
educazione per ogni cuore,
luce per ogni intelligenza.



Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco

martedì 22 agosto 2017

Edmond Jabes...




Reb Sunai scriveva: " Prendi una nespola, offrine metà al tuo compagno. Mangiata la nespola, il sapore persiste, l'amicizia si espande.
La trasparenza dell'oggetto è oltre l'oggetto, nella consacrazione della sua pienezza.
La trasparenza dell'uomo. "
E Reb Isaac: " Ti ascolto, figlio mio e, attraverso te, vedo il cielo. "


Edmond Jabès  1912 - 1991

da " Il libro delle interrogazioni "

lunedì 14 agosto 2017

Janet Campbell Hale...Genocidio...



Custer è vivo nella contea di Humboldt


Com'era chiamato,
Quando accadeva
tutto quel problema dell'uomo bianco di tanto tempo fa?
Tutto quel massacro e quel portar via la terra,
il continente?
Legittimo genocidio, o qualcosa
del genere, senza dubbio.
Omicidio involontario,
l'hanno chiamato,
Quando quel poliziotto nella contea di Humboldt
Ha colpito la primavera scorsa un giovane  pomo,
Gli ha sparato lasciandolo
Disteso ai margini della strada,
Nascosto tra l'alta erba verde,
Disteso sanguinante alla luce del sole primaverile,
Tra l'alta erba verde,
Omicidio involontario,
l'hanno chiamato,
Quando il Pomo infine è morto.

Tutto quel problema dell'uomo bianco
di tanto tempo fa nell'ovest selvaggio
è finito adesso,
Dovrebbe essere dimenticato, dicono.
A Little Big Horn, A Steptoe, a Wounded Knee
Cresce di nuovo erba selvatica,
Erba alta che ondeggia al debole vento
e copre le ferite delle vecchie battaglie,
Le antiche ferite sanate.
Il sole riscalda luminoso in un cielo immenso e limpido,
E' tutto tranquillo ora,
E' meglio dimenticare il passato.


Autunno 1973 Berkeley, California

lunedì 7 agosto 2017

Paula Gunn Allen...Genocidio...



Pocahontas a John Rolfe, suo marito inglese


Non ti avessi stretto tra le mie braccia,
oh mio perfido adorato,
saresti morto.
E quante volte ti ho strappato
da morte certa nella terra selvaggia-
il mio mondo in cui cieco
inciampavi?
Non ti avessi assegnato compiti
i tuoi padroni al di là del mare
ti avrebbero abbandonato-
ti abbandonarono, molte volte ti
lasciarono raccogliere il frutto delle loro menzogne;
eppure sei sopravvissuto oh mio biondo marito
e hai portato loro ricchezza
carpita a un raccolto che io ti ho insegnato
a piantare. Tabacco. Non
è senza ironia che a causa di questo raccolto
i tuoi discendenti muoiano, poiché altri poteri
a te sconosciuti sono in esso presenti.
Ed io ti ho proprio salvato
non una volta ma migliaia e migliaia di volte
e hai dormito tra le mie braccia, stupido irresponsabile,
e hai scherzato con me,
dicendo sciocchezze riguardanti un Dio
cui non eri in grado di dare un nome;
 e ti sei meravigliato del mio silenzio-
tu vedevi una licenziosa fanciulla, stupida e ingenua,
scura figlia di barbari antenati
cui sconosciute erano le vie della salvezza-
senza dubbio, senza dubbio.
Parlavo poco, dicevi.
E tu ascoltavi ancor meno.
Ma ti trastullavi con sogni sfarzosi
e inviavi al trono voluminose missive
adoperandoti quindi per accattivarti i favori
del tuo re. Ti avevo ben compreso.
Mi era chiara la tattica ed eppure ti proteggevo,
tanto da morire in tua custodia-
una morte sprecata, putrida, e tu,
ingannatore, mio marito, padre di mio figlio,
sei sopravvissuto e il tuo spirito ha raccolto
i frutti del mio insegnamento, carpendo
vita dal disfacimento delle mie ossa.


Paula Gunn Allen   1939 - 2008    

martedì 1 agosto 2017

2 AGOSTO 1980...ore 10.25...



Agostini Natalia - Ales Vito - Alganon Mauro - Avati Maria Idria - Barbaro Rosina -
Basso Nazzareno - Bergianti Euridia - Bertasi Katia - Betti Francesco - Bianchi Paolino -
Bivona Verdiana - Bonora Argeo - Bosio Anna Maria - Boudman Breton Irene -
Bugamelli Viviana - Burri Sonia - Caprioli Davide - Carli Velia - Casadei Flavia -  
Castellaro Mirco - Ceci Antonella - Dall'olio Franca - De Marchi Roberto -
Di Paola Antonino - Di Vittorio Mauro - Diomede Fresa Cesare Francesco -
Diomede Fresa Vito - Drouhard Brigitte - Ebner Berta - Ferretti Lina - 
Fornasari Mirella - Fresu Angela - Fresu Maria - Frigerio Errica - Gaiola Roberto -
Galassi Pietro - Gallon Manuela - Geraci Eleonora - Gomez Martinez Francesco -
Gozzi Carla - Kolpinski John Andrew - La Scala Antonio Francesco - Lanconelli Vincenzo -
Laurenti Pier Francesco - Lauro Salvatore - Lugli Umberto - Mader Eckhardt - Mader Kai -
Manea Elisabetta - Marangon Maria Angela - Marceddu Rossella - Marino Angelina -
Marino Domenica - Marino Leo Luca - Marzagalli Amorveno - Mauri Carlo - Mauri Luca -
Messineo Patrizia - Mitchell Catherine Helen - Molina Loredana - Montanari Antonio -
Natali Nilla - Olla Lidia - Patruno Giuseppe - Petteni Vincenzo - Priore Angelo - 
Procelli Roberto - Remollino Pio Carmine - Roda Gaetano - Rohrs Margret - Ruozi Romeo -
Sala Vincenzina - Salvagnini Anna Maria - Secci Sergio - Sekiguchi Iwao - Seminara Salvatore -
Serravalle Silvana - Sica Mario - Tarsi Angelica - Trolese Antonella Marina - Vaccaro Vittorio -
Venturi Fausto - Verde Rita - Zappalà Onofrio - Zecchi Paolo - 
 
    

venerdì 28 luglio 2017

Dresda,1945 - Namibia,1904...Genocidio...



genocidio [ge-no-ci-dio], o genicidio, s.m. sterminio di un intero gruppo razziale,
etnico o religioso. Comp. del gr. ghénos "stirpe, famiglia" e -cidio, sul modello di
omicidio, parricidio ecc.











Fotografie di Simon  Norfolk

lunedì 24 luglio 2017

Ucraina,1932-33 - Vietnam,1964-73...Genocidio...


genocidio [ge-no-ci-dio], o genicidio, s.m. sterminio di un intero gruppo razziale,
etnico o religioso. Comp. del gr. ghénos "stirpe, famiglia" e -cidio, sul modello di
omicidio, parricidio ecc.





Nelle zone dell'Ucraina, del Volga e del Caucaso settentrionale secondo le stime sovietiche tra il 1930 e il 1933 vengono "dekulakizzate" ( i kulaki sono i piccoli proprietari terreni ) 600.000 proprietà e deportate più di 200.000 famiglie. A partire dal 1932 quelle stesse regioni sono colpite da carestia determinata dai cattivi raccolti degli anni precedenti. Nondimeno la dirigenza staliniana continua ad esportare grano da quelle regioni per l'ammasso statale. Le stime più recenti valutano tra i 4 e i 6 milioni di morti il frutto di questo uso della carestia come strumento di normalizzazione della struttura di classe delle campagne. Questo "uso politico" della carestia non è un esclusiva di Stalin. Amartya Sen ha documentato l'esistenza di flussi di esportazione di grano in molte delle zone colpite da carestie nel corso di questo secolo (dall'Hunan nel 1906,all'Etiopia nel 1973,al Bangla Desh nel 1974 )


da "Gulag Il sistema dei lager in URSS" a cura di M. Flores-F. Gori






Fotografie di Simon Norfolk

giovedì 20 luglio 2017

Ruanda,1994...Genocidio...


genocidio [ge-no-ci-dio], o genicidio, s.m. sterminio di un intero gruppo razziale,
etnico o religioso. Comp. del gr. ghénos "stirpe, famiglia" e -cidio, sul modello di
omicidio, parricidio ecc.





Fotografie di Simon Norfolk

lunedì 17 luglio 2017

Cambogia,1975-79 - Armenia,1915...Genocidio...


genocidio [ge-no-ci-dio], o genicidio, s.m. sterminio di un intero gruppo razziale,
etnico o religioso. Comp. del gr. ghénos "stirpe, famiglia" e -cidio, sul modello di
omicidio, parricidio ecc.










La deportazione è concepita come un percorso a ostacoli, alla partenza del quale sono stati sapientemente eliminati i più resistenti, ovvero gli uomini adulti, al fine di sopprimere ogni possibilità di ribellione organizzata e nel corso del quale si decimano regolarmente i partecipanti affinché, al termine, non resti che un relitto disumanizzato soggiogato dalla fame, dalla sete, dal freddo e dalla malattia. Camminando per sentieri di montagna, senz'acqua né viveri, i deportati sono regolarmente attaccati da tribù curde che li taglieggiano, rapiscono donne, ragazze e bambini e da bande che, in punti prescelti, come le gole che piombano sull'Eufrate, annientano interi convogli, precipitandoli nel fiume. Il paese non è più che un carnaio. Migliaia di cadaveri sono ammucchiati sulle strade, gli alberi e i pali del telegrafo sono carichi di impiccati, i corsi d'acqua trascinano corpi mutilati, abbandonandoli lungo gli argini. L'Armenia turca è divenuta una terra bruciata, un paese in rovina. Dei 1.200.000 armeni che abitavano i distretti orientali, solo 300.000 hanno potuto raggiungere il Caucaso con il favore dell'occupazione russa. Il resto è stato eliminato dalle misure della deportazione. Donne e bambini, al massimo 200.000, sono stati rapiti e islamizzati. Gli altri sono stati uccisi sul posto o lungo la via, poiché non vi erano più di 50.000 sopravvissuti ad Aleppo, punto di convergenza delle carovane dei deportati.


da " Storia degli armeni " a cura di G. Dédéyan



Fotografie di Simon Norfolk

venerdì 14 luglio 2017

Auschwitz-Birkenau,1942.45...Genocidio...



genocidio [ge-no-ci-dio], o genicidio, s.m. sterminio di un intero gruppo razziale,
etnico o religioso. Comp. del gr. ghénos "stirpe, famiglia" e -cidio, sul modello di
omicidio, parricidio ecc.







Quanto più una cultura è sviluppata, tanto più crudeli sono i suoi assassini, quanto più civilizzata una società, tanto più incivili i suoi barbari: con il suo sviluppo, i suoi misfatti diventano più terribili.


Scritto di Salmen Gradowski, membro del Sonderkommando di Auschwitz, interrato nell'ottobre
del 1944 nei pressi della camera a gas



Fotografie di Simon Norfolk

lunedì 10 luglio 2017

Gary Snyder...


Per i bambini

Le colline in salita, i pendii,
dei dati statistici
sono davanti a noi,
la ripida ascesa
di ogni cosa, va su,
sempre più su, mentre tutti noi
andiamo giù.

Nel prossimo secolo
o in quello dopo ancora,
dicono,
ci saranno vallate, pascoli,
dove potremo incontrarci in pace,
se ce la facciamo.

Per scalare queste future creste
due parole a voi, a
voi e ai nostri bambini:

restate uniti
studiate i fiori
viaggiate leggeri



lunedì 3 luglio 2017

Arthur Rimbaud... Acqua che corre...



Le bateau ivre   -    Il battello ebbro

Perduta sui Fiumi impassibili la guida
dei miei alatori, ho udito le grida
dei Pellirosse che li avevano inchiodati
come nudi bersagli ai pali colorati.

Me ne ridevo di equipaggi portatori
di grani fiamminghi e di cotoni inglesi.
Quando ogni strepito svanì con gli alatori
lungo i miei fiumi liberamente discesi.

Più sordo della mente dei fanciulli, nei tonfi
furibondi delle invernali mareggiate,
ieri io corsi!, e le Penisole salpate
mai subirono più caotici trionfi.

La tempesta segnò i miei risvegli marini.
Dieci notti, indifferente all'occhio annidato
dei fari, sopra i flutti, gli eterni arrotini
di vittime, più lieve di un sughero ho danzato.

Dolce più che la carne dei pomi ai bambini,
la verde acqua penetrò il mio scafo di pino
e mi lavò, sperdendo il timone e il grappino,
dai vomiti e dalle macchie di azzurri vini.

D'allora mi immersi nel poema del mare
lattescente e infuso d'astri, divorando
verdi azzurri, ove, rapito e livido flottare,
talvolta, discende un annegato pensando:

dove, le azzurrità a un tratto nel rossore
del giorno tingendo, ritmi lenti e deliri,
più forti dell'alcool, più vaste delle lire,
fermentano le vampe amare dell'amore!

Conosco i cieli in lampi squarciati, e le trombe,
risacche e correnti; la sera ho conosciuto,
l'alba esaltata come stirpe di colombe,
e a volte ho veduto ciò che l'uomo ha creduto:

il sole basso macchiato di mistici orrori
che, di lunghi viola rappresi come attori
di drammi più antichi, illuminava lontane
onde rotolanti in sussulti di persiane.

Sognai la verde notte di nevi abbagliate,
su occhi di mare lenti baci scalatori,
la circolazione di linfe inascoltate,
il giallo risveglio dei fosfori canori,

Seguii, per mesi, come mungitoi eccitati,
il mareggiare all'assalto dei frangenti,
ignaro che Marie dai piedi lucenti
forzassero il morso agli oceani sfiatati.

Mischianti ai fiori occhi di pantere, strane
flore ho urtato, sapeste! dalle pelli umane,
arcobaleni tesi come finimenti,
sotto l'orizzonte dei mari, a glauchi armenti.

Vidi paludi in fermento, come bisacce
enormi dove imputridisce un leviatano
tra i giunchi, frane d'acqua in mezzo alle bonacce
e ai gorghi un diluvio d'orizzonti lontano.

Ghiacciai, soli d'argento, cieli incandescenti,
perlacei flutti,orridi incagli in golfi mori
dove rosi da cimici mostri serpenti
piombano da alberi storti con neri odori.

Avrei voluto ai bimbi mostrare le orate
dell'onda azzurra, quei pesci d'oro e cantanti.
-Schiuma di fiori incensò le mie bordate,
e ineffabili venti mi alarono a istanti.

Il mare, dal pianto che dolce mi rullava,
stanco martire dei poli, a volte aizzava
le gialle ventose della sua flora ombrata
e io restavo come donna inginocchiata...

Penisola agitante ai miei bordi il letami
e le risse d'uccelli chiassosi dal biondo
occhio, e vogavo mentre tra esili legami
si voltano annegati a dormire sul fondo...

Ora, io, barca persa in anse di capelli,
dall'uragano spinto nell'aria senza uccelli,
carcassa ebbra d'acque che mai Corazzata
o Vela Hanseatica avrebbe ripescata;

libero, fumante, io,salito da viole
brumali, sbrecciante il cielo come pareti
rosseggianti, squisita conserva ai poeti,
di azzurre mucose e di licheni di sole;

io in corsa, da elettriche lunule macchiato,
legno folle, da neri ippocampi scortato,
quando il randello dei lugli mandava in rovine
gl'imbuti ardenti delle volte ultramarine;

tremando per i gemiti a cinquanta leghe
dei Maelstrom e dei Behemòt dalle dense freghe,
io, eterno filatore di azzurrità uguali,
rimpiango l'Europa dai vecchi davanzali.

Siderali arcipelaghi ho veduto ed isole
dai cieli deliranti aperti al vogatore:
-è in queste notti senza fondo che dormi esule,
milioni d'aurei uccelli, o futuro Vigore?-

Ma troppo ho pianto. Le albe sono tormenti,
tutti i soli atroci e tutte le lune amare.
L'acre amore mi gonfiò d'ebbri assopimenti.
O scoppi la mia chiglia! O m'inabissi in mare!

Se desidero un acqua d'Europa, è la nera
e fredda pozza ove alla balsamica sera
un bimbo, accoccolato e triste, scioglie in viaggio
un'esile barca come farfalla a maggio.

Non posso più, onde! immerso nei vostri languori,
rubare il solco ai portatori di cotoni,
violare l'orgoglio dei vessilli e degli ori,
nuotare sotto gli occhi orrendi dei pontoni!

traduzione di Gian Piero Bona


Arthur Rimbaud   1854 - 1891





Lorenzo Mattotti

martedì 27 giugno 2017

André Frénaud... Acqua che corre...


Sul mar dei Caraibi

alla memoria di Jean Lajeunesse morto a Mauthausen (1944)


Si balocca il battello sul mar dei Caraibi.
Miti sono le onde con i pesci erranti.
Quel battello non ferma in nessun posto, balla.
Le rive son di vigne che l'inebriano.
Girando il globo intero, la troveranno
la terra di Cànaan?

Laggiù i vicini dormono, e la Sprea.
Anche i cani nei cucci dei nuovi padroni.
I fuochi artificiali rischiarano la luna
che ormai si pavoneggia solo per i Gentili.

- Compare, la congruenza dell'uniforme
con uno spirito formato di sola Autorità
riempie d'emozione un'anima infatuata
della grandezza della patria.
- Compare, la giustizia s'estende sui nostri territori.
- Beviamo al radioso avvenire!

Le onde sono miti sul mar dei Caraibi.
Si balocca il battello coi pesci volanti.
L'ebreo errante è nell'interponte, sogna:

Sua figlia è pazza nel carcere di Moabit.
Suo figlio è disteso in una viuzza di Mala Strana.
I suoi fratelli vanno in cerca di bacche
nei forteti della terra di nessuno.

I sempliciotti sono nuovi, loro.
Il vecchio ha visto ben altro.
Gli olmi d'Amsterdam cullano i canali.

Lasceranno alla nave, almeno, far carbone?
I topi sono discesi a terra.
Ad ogni atollo una cintura d'armi automatiche.
Il giro del mondo continua. Ci son dei matti a bordo.

Era appena ieri, già storia passata,
e le carezze alle lunghe trecce di Geltrude.
La domenica, si metteva il servizio di cristallo di Boemia.
Oh la dolcezza inquieta in Francoforte millenaria!

Il battello rolla sull'oceano arido.
La gente è scappata, che le importa dei triboli altrui!
I soldati fan buona guardia alle coste tra i fiori.
Dolci all'ebreo errante le alghe del fondale.

8-10 giugno 1939


Un battello con a bordo un migliaio d'ebrei espulsi dalla Germania, naviga per il mondo in cerca d'una terra che voglia accogliere i suoi passeggeri. Dovunque respinto, si trova ora nel Mar dei Caraibi e tenta uno sbarco clandestino  (dai giornali).


André Frénaud    1907-1993






Lorenzo Mattotti

sabato 24 giugno 2017

Attilio Lolini............sabato


Per i poveri non c'è nessuna storia
chi distratto ci degno'
di uno sguardo
è sepolto da tempo

ci tirarono le orecchie
vomitandoci addosso
le nuove morali

preziose carte d' identita' la morte
       distratta
        non ci riconosce
        mica sa quello che fa
ci trascura
ci fa dispetti
è al serviziodal senatore amintore

perche' ti ho rivista stanotte
dopo dieci anni cinque un secolo che ne so
gobba come allora
cacciata dai polfer
dalla sala d'attesa di seconda classe
tua residenza

oh civilta' costituzione
neppure il freddo ci stende secchi
siamo eterni
mister rumor
onorevole de martino
santo padre dei borghesi paolo



da " Negativo parziale " 1974

mercoledì 21 giugno 2017

Haiku d'estate.......


..........Haiku d'estate..........



Takarai Kikaku   1661-1707

si veste d'estate
di cielo e terra
il mendicante


Kato Shuson   1905-1993

     Se chiedo la strada
sul vialetto del giardino
si riempie di bimbi nudi.


Iida Dakotsu   1885-1962

   Le persone in lutto
per la bomba atomica
    non sono orfane:
    pregano la Terra.



..........Haiku d'estate..........




giovedì 15 giugno 2017

Wang Wei... Acqua che corre...


Il ruscello alla casa dei Luan

Folate di vento
              nella pioggia d'autunno;
precipita l'acqua,
              dagli scogli a fiotti si sparge.
Balzano l'onde capricciosamente
              l'una e l'altra in fuga;
l'airone bianco
              spaurito ridiscende.

Wang Wei  699 - 759

martedì 13 giugno 2017

13 Giugno 2017...Oggi...cento anni fa



13 giugno 1917
13 giugno 2017

Il posto dove siamo si chiama il vallone Doberdo' bisognerebbe vedere
quante baracche che ci sono quanti ricoveri quanti lavori di offesa e di
difesa qua si è creato un altro nuovo mondo trasformato tutto dalla
natura di un terreno civile in una natura artificiale bellica poveri omini
tutti i vostri studi come male li ai adoprati! Io sono qui e posso essere
nelle ultime ore di vita ed ai miei bambini cosa li lascierò? altro che
della fame perché tutto ciò che noi, e i nostri padri avevano prodotto
siamo venuti a distruggerli sopra a questi monti quanto siamo in civili!
Si trova dei paesetti che fanno piangere anche i sassi per che non ci e rimasto
un muro che sia alto più di due metri ma poi in che condizioni povere
famiglia che ci abitano e si combatte per la civiltà?
Io non so quale siano le barbarie.

da una lettera di Giuseppe Manetti





sabato 10 giugno 2017

Wang Wei... Acqua che corre...



Le rapide delle bianche rocce

Limpide e non profonde
               sono le rapide del torrente;
le verdi canne
               quasi le puoi toccare.
Quelli delle capanne
               ad est ed ovest dell'acqua,
lavano la seta
               sotto il chiaro di luna.


Wang Wei  699 - 759



mercoledì 7 giugno 2017

7 Giugno 1917...Oggi...Cento anni fa


7 giugno 1917
7 giugno 2017

Anche quei poveri soldati nostri che erano feriti leggermente non potevano venire indietro cera i Carabinieri che li sparavano e ne hanno uccisi tanti Ma anche dei Carabinieri ne abbiamo gettati anche di loro colle gambe pel aria vedeste che cosa fanno.


lettera di un fante sul fronte di Trieste



Karl Blossfeldt

lunedì 5 giugno 2017

Franco Fortini... I cani del Sinai...

                                                                                                                       


"Fare il cane del Sinai" pare sia stata locuzione dialettale dei nomadi che un tempo percorsero il deserto altopiano di El Tih, a nord del monte Sinai. Variamente interpretata dagli studiosi, il suo significato oscilla tra " correre in aiuto del vincitore " , " stare dalla parte dei padroni", "esibire nobili sentimenti". Sul Sinai non ci sono cani.


... I cani del Sinai non sono soltanto quei miei connazionale europei che hanno sfogato il loro odio per il diverso e il contrario (ieri gli ebrei, oggi gli arabi, domani il cinese, il sudamericano, qualunque " rosso") : sono anche metafora ironica dei nostri più vicini e goffi nemici, quelli che latrano in difesa delle tavole d'una legge che nessun dio ha mai dato e che nessuno sa più decifrare, tanto è lorda di vecchia strage...


da "I cani del Sinai"

mercoledì 31 maggio 2017

31 Maggio 1917...Oggi...Cento anni fa

31 maggio 1917
31 maggio 2017

Caro Arturo, quando ero a casa avevo paura veder dei morti, qui invece bisogna camminare sopra, avevo paura caminare di notte, qui si viaggia quasi sempre di notte e si cerca l’impossibile e di andare tra i campi e i boschi per non farsi vedere dal nemico, e sempre curvi si viaggia, ti dico Arturo che la vita che si passa non si può comprenderla se non la si prova, poi quelli che stanno sempre in trincea è più brutta ancora perché quel poco che dormono son sempre per terra, son dolori passare un mese senza poter riposare una notte e per il vito stanno molto male, o parlato anche coi Austriaci quelli che fanno prigionieri e dicono che anche loro stanno malissimo sul vivere e sono molto stanchi anche loro di questa vita di macello, lo dicono anche loro che questa guerra non è per acquistare teritori e terreni e solo una guerra di macello, tanto per distrurre delle persone.


lettera inviata dalla zona di guerra a Rovagnate  





Karl Blossfeldt

lunedì 29 maggio 2017

Il paradosso delle macchine...



Negli Stati Uniti si racconta spesso un aneddoto in cui
Henry Ford II e Walter Reuther, il leggendario dirigente
del sindacato degli United Auto Workers, visitano insieme
una fabbrica automobilistica recentemente automatizzata.
L'amministratore delegato di Ford Motor Company 
punzecchia Reuther: "Walter come riuscirai a fare in modo
che questo robot paghino le quote sindacali?". Il dirigente
ribatte:"E tu, Henry, come riuscirai a fare in modo che
comprino le tue automobili?".

Martin Ford


Ed Emhswiller

venerdì 26 maggio 2017

Massimo Zamboni - Vasco Brondi... Acqua che corre...



...e un salice  piangente gigantesco che esce da un cancello
e piange persino sulla strada...

...l'argine del Po sulla sinistra, qualche ciclista e la casa di qualcuno
che nell'orto si è fatto un minuscolo vigneto di due file...

mercoledì 24 maggio 2017

Mariangela Gualtieri...



Forse si muore oggi - senza morire.
Si spegne il fuoco al centro.
Sanguinano le bandiere. Generale è la resa.
Ciò che nasce ora crescerà in prigionia.
Reggete ancora porte invisibili dell'alleanza
bastioni di sereno. Puntellate il bene
che si sfalda in briciole in cartoni.
Il popolo è disperso. In seno ad ognuno cresce
il debole recinto della paura - la bestia spaventosa.
A chi chiedere aiuto? E' desolato deserto il panorama.
Si faccia avanti chi sa fare il pane.
Si faccia avanti chi sa crescere il grano.
Cominciamo da qui.

venerdì 12 maggio 2017

Rocco Scotellaro...



Terronia


Noi siamo tutti un'anima d'un Dio
siamo gl'innocenti nocivi
e i penitenti ignavi.

E i nostri avi furono latini
che lasciarono i lupi far lamenti
padroni dei boschi recinti.

lunedì 1 maggio 2017

Rocco Scotellaro...



Noi che facciamo?


Ci hanno gridata la croce addosso i padroni
per tutto quello che accade e anche per le frane
che vanno scivolando sulle argille.
Noi che facciamo? All'alba stiamo zitti
nelle piazze per essere comprati,
la sera è il ritorno nelle file
scortati dagli uomini a cavallo,
e sono i nostri compagni la notte
coricati all'addiaccio con le pecore.
Neppure dovremmo ammassarci a cantare,
neppure leggerci i fogli stampati
dove sta scritto bene di noi!
Noi siamo i deboli degli anni lontani
quando i borghi si dettero in fiamme
dal Castello intristito.
Noi siamo i figli dei padri ridotti in catene.
Noi che facciamo?
Ancora ci chiamiamo
fratelli nelle Chiese
ma voi avete la vostra cappella
gentilizia da dove ci guardate.
E smettete quell'occhio
smettete la minaccia,
anche le mandrie fuggono l'addiaccio
per qualche stelo fondo nella neve.
Sentireste la nostra dura parte
in quel giorno che fossimo agguerriti
in quello stesso Castello intristito.
Anche le mandrie rompono gli stabbi
per voi che armate della vostra rabbia.
Noi che facciamo?
Noi pur cantiamo la canzone
della vostra redenzione.
Per dove ci portate
lì c'è l'abisso, lì c'è il ciglione.
Noi siamo le povere
pecore savie dei nostri padroni.

sabato 29 aprile 2017

William Morris... Acqua che corre...



Il vento soffia sui monti e fredda è la notte
E il Tamigi scorre gelido tra i campi e le colline
Ma cara e amica e questa vecchia casa
E il mio cuore è caldo nel mezzo dell'azzardo invernale...

mercoledì 26 aprile 2017

Toti Scialoja...Acqua che corre...



Scende la sera sul Mississippi
e i moscerini si addensano fitti...
I pipistrelli, sempre più vispi,
vengono e vanno, ma credo si strippino.

sabato 22 aprile 2017

Marina I. Cvetaeva...Acqua che corre...



E - il lungo fiume. All'acqua
mi tengo, come a uno spessore compatto.
Giardini di Semiramide
pensili - così siete voi!

All'acqua (sbarra d'acciaio
con sfumature di cadavere)
mi tengo, come al suo spartito
la cantante, all'orlo del muro

il cieco... Non ridai indietro?
No? Mi piego - mi senti?
All'appagatrice di ogni sete
mi tengo, come all'orlo del tetto

il sonnambulo...
                        Ma non viene dal fiume
il tremito - sono nata naiade!
Al fiume tenersi come a una mano,
quando l'amato è a fianco -
e fedele...
              I morti sono fedeli.
Sì, ma non è per tutti una topaia...
La morte a sinistra, a destra
tu.
   Come morto il fianco destro.

Un fascio di luce abbagliante.
Una risata -  come un sonaglio da un soldo.
" Voi ed io dovremmo...
                                    (Un brivido.)
... Saremo coraggiosi? "


Marina I. Cvetaeva   da "Poema della fine"

martedì 18 aprile 2017

Mariangela Gualtieri... Acqua che corre...



La garonna è forte acqua che corre
natura liquefatta che si impenna
pericolosa in gorghi
srotola un cielo deforme
e lo trascina per la campagna.
E' fiume femmina.
Si vede dall'aperto che sprigiona -
da come accoglie.

1951

venerdì 14 aprile 2017

Velimir Chlébnikov... Acqua che corre...



" L'Unico Libro "


Io vidi che le nere Vede,
il Corano e il Vangelo
e i libri dei mongoli
in tabelle di seta,
con polvere di steppe,
con letame fragrante,
come sogliono fare
le calmucche ad ogni alba,
da soli innalzarono un rogo
e vi si posero sopra da soli.
Le bianche vedove in una nube di fumo si nascondevano,
per affrettare l'avvento
dell'Unico Libro,
le cui pagine sono più grandi del mare
e vibrano come le ali d'una farfalla turchina,
ed un filo di seta è il segnalibro,
dove il lettore ha fermato lo sguardo.
Grandi fiumi dal flusso turchino:
-il Volga, ove cantano a Ràzin di notte,
-il Giallo Nilo, ove pregano il sole,
-lo Jangtsekiang, ov'è densa brodaglia di gente,
-e tu, Mississippi, ove gli yankies
portano come calzoni il cielo stellato,
nel cielo stellato avvolgendo le gambe,
-e il Gange, dove uomini scuri sono alberi di intelligenza,
-e il Danubio, ove in bianco bianchi uomini
in bianche camicie stanno sull'acqua,
-e lo Zambezi, ove gli uomini sono più neri d'uno stivale,
-e l'Ob' impetuoso, ove frustano l'idolo
e lo mettono con gli occhi all'angolo,
mentre mangiano dei cibi grassi,
-ed il Tamigi, dov'è grigio tedio.
Il genere umano è il lettore del libro!
E in copertina è la scritta del suo creatore,
il mio nome a caratteri azzurri.
Sì, ma tu leggi con negligenza,
fa più attenzione,
sei troppo distratto ed hai l'aria d'un perdigiorno.
Sono come lezioni di legge divina
queste nere catene e i grandi mari!
presto, presto tu leggerai
quest'Unico Libro!
Nelle sue pagine balza la balena
e l'aquila reale, doppiando la pagina d'angolo,
si adagia sulle onde marine, sui seni dei mari,
per riposare sul letto dell'aquila oceanica.


1920

martedì 11 aprile 2017

Gary Snyder... Acqua che corre...

Alle cascate di Frazier Creek

In piedi, su una roccia alta, corrugata
guardo dall'alto -

Il torrente cade in una valle lontana.
le colline oltre
di fronte, in parte coperte dal bosco, aride,
- cielo limpido
vento forte tra i
ciuffi degli aghi
di pino, duri e splendenti-i tronchi,
corpi rotondi, marroni,
dritti e immobili;
fruscio vibrante di rami e ramoscelli

ascolta.


Questa terra fluente, viva
è tutto ciò che esiste, per sempre

Noi siamo lei
lei canta attraverso noi -

Potremmo vivere su questa Terra
senza vestiti e senza attrezzi!

martedì 4 aprile 2017

David Nash... Acqua che corre...2 di 2



Nel nuovo ambiente, tra i riflessi del cielo e gli ampi orizzonti, la scultura aveva assunto una statura eroica e, come un santo celtico, aveva cominciato a peregrinare tra le acque dell'estuario, sparendo misteriosamente nelle insenature, tornando sui suoi passi all'infinito con le maree, cavalcando ogni nuova onda, seguendo la luna. Ormai ossessionato, Nash le andava dietro dappertutto con la barca finché un giorno l'aveva persa di vista. Definisce il suo comportamento "capriccioso". Per ritrovarla aveva affisso poster segnaletici lungo tutto l'estuario. Durante i gelidi giorni invernali del suo rimpiattino aveva studiato tutte le maree, chino sulle carte, cercando di tracciare una mappa del suo misterioso viaggio.  Poi, un giorno di gennaio, la grande mela di mela quercia era riapparsa nella palude costiera. Per un momento era sembrata intenzionata a fermarsi lì ma la grande marea dell'equinozio, il 19 marzo 2003, l'aveva portata nel mare aperto. Dalla sua barca Nash osservava la pesante sfera nuotare "come una foca", con la maggior parte del corpo sott'acqua. Cavalcando le onde rollava leggermente e rimbalzava col fondo, un tempo rozzamente scolpito ma ormai con gli angoli smussati e arrotondati dal lungo percorso sulle rocce e la sabbia. Pochi giorni più tardi qualcuno aveva avvistato Wooden Boulder galleggiare vicino alla bocca dell'estuario ma nell'aprile 2003 era scomparsa. Stavolta i poster non erano serviti a niente. Nash non ha ancora accettato l'idea che la scultura abbia raggiunto il Mare d'Irlanda, forse persa per sempre, come un messaggio in bottiglia. Continua a cercarla per tutte le spiagge e le insenature dell'estuario, perlustrandolo in barca all'infinito, come ha sempre fatto. A differenza di Ash Dome, che Nash descrive come una scultura "in arrivo" o "in divenire", Wooden Boulder è un'opera "in allontanamento". L'idea stessa di un masso di legno è una sfida metafisica, proprio come in Grecia lo fu la prima colonna di pietra. Prima che venisse concepita e costruita l'originale colonna dorica, tutti i pilastri dei templi erano alberi, e in un successivo fusti di pietra scanalati che finivano con frondosi abbellimenti in un'audace imitazione degli alberi stessi. Come nei "cani dai nasi umidi nei giardini" in Sotto il bosco di latte di Dylan Thomas,  la fusione di due elementi sino allora separati sorprende e diletta. In un dei suoi primi quaderni, Gerard Manley Hopkins fa uno schizzo  del fiotto che attraversa un rapido canale di tracimazione sul canale di Wolvercote, vicino a Oxford, e scrive che l'acqua corre "come una raffica di vento". L'improvvisa traslazione dell'acqua in un elemento diverso è, anche in questo caso, sorprendente e straordinaria. Mentre Nash mi raccontala storia del masso di legno siamo proprio sul ponte dove si era incastrato e il nostro sguardo corre lungo il ruscello, verso l'estuario. C'è la bassa marea, altrimenti saremmo potuti venire in barca. Ho l'impressione che le ricerche di Nash dureranno a lungo, indipendentemente dal risultato: sono diventate parte dell'opera, quasi un'abitudine. Più tardi Clare mi dirà: "Non ho mai visto un uomo più felice di David quando perlustrava in barca il limite dell'estuario in cerca del masso". Torniamo alla macchina e seguiamo la vecchia via di transumanza oltrepassando la casa natale dell'architetto Inigo Jones e attraversando in Dwyrid sul delizioso ponte di pietra a tre arcate da lui costruito, con i sedili in ardesia delle isole pedonali triangolari, dalle quali nelle sere d'estate la gente osserva il fiume bordato di querce. Lungo la strada siamo costretti a passare accanto a una fattoria dove, come Nash ha previsto, due cani da pastore assalgono la macchina mordendo il paraurti mentre tiriamo su i finestrini. Lui e suo fratello da ragazzi percorrevano spesso questo viottolo e, all'approssimarsi della fattoria, preparavano sempre un paio di robusti bastoni per tenere a bada i cani.      








David Nash...Wooden Boulder...2 di 2

domenica 2 aprile 2017

David Nash... Acqua che corre...1 di 2



Se, Ash Dome è un'opera che parla di  radicamento, Wooden Boulder è un'opera sul distacco, altrettanto radicale. E' un'avventura in tutti i sensi, un grande gesto di liberazione con cui Nash ha consegnato il suo lavoro alla natura e agli elementi, senza porre limiti.  Nell'estate del 1978 aveva sentito che, proprio sulla collina dove ci trovavamo, era da poco stata abbattuta una grande quercia, che era a disposizione. I proprietari l'avevano tagliata temendo che gli potesse cadere sulla casa.
Scolpendo l'albero sul posto per due anni, Nash ne aveva ottenuto almeno una decina di sculture.
Si era proposto di portare la prima, una gigantesca palla di quercia dal diametro di quasi un metro, a seccare nel suo studio. Quando era arrivato il momento di staccare la sfera mezza scolpita dal tronco e farla rotolare per lavorarla dalla parte di sotto, Nash aveva avuto l'idea di sfruttare il vicino ruscello per spostare la sfera di mezza tonnellata fino a un laghetto sottostante. Da lì l'avrebbe tratta in secco e portata su un sentiero per farla rotolare lungo la strada, fino allo studio. Il programma era questo, solo che la palla di legno si era incastrata a metà percorso mentre scivolava nel ruscello e non si muoveva di un centimetro. All'inizio sembrava un bel problema ma, guardandolo da una prospettiva zen, Nash si era reso conto che era un'opportunità, un felice imprevisto che avrebbe trasformato l'opera permettendogli di restituirla alla natura, come una foglia al vento. L'avrebbe lasciata seguire il suo destino, trasformarsi in una roccia del ruscello, perdersi nel gioco dell'acqua pronta ad avvilupparla nei flutti gelidi e a tappezzarla di foglie morte. Da quel momento era diventata il Masso di legno, un'opera di nuovo tipo con una sua vita indipendente, una storia e un biografo.
L'anno seguente, durante la piena invernale, la decidua scultura si era spostata, trasferendosi nello specchio d'acqua sotto la cascata. Nash, che aveva gia' cominciato a documentare il cammino con foto e disegni, come una scarabeo stercoraro l'aveva aiutata a raggiungere le acque meno profonde da cui poi sarebbe stata trascinata in un'altra cascata e in un'altra polla nell'agosto 1980. Qui aveva dimorato altri otto anni, scurendosi sotto l'azione dell'acqua e assumendo i colori delle altre rocce del fiume. La scultura aveva sviluppato una vita indipendente e Nash disegnava e fotografava i suoi sbalzi d'umore e le sue peripezie nei giorni di gelo e di neve, quando si dibatteva tra la schiuma furiosa durante le tempeste o finiva impiastricciata di foglie e pezzi di legno. Si era spostata verso il basso altre tre volte finché nel 1994, dopo una violenta tormenta, si era nascosta completamente, incastrandosi sotto un ponte. Trasformandosi nuovamente in scarabeo, Nash l'aveva tirata fuori con delle funi e l'aveva fatta rotolare dall'altra parte del ruscello, vicino al punto in cui si immetteva nel Dwyryd. La scultura si era posata su un letto di roccia sotto alcuni alberi e vi era rimasta per otto anni finché,  nel novembre 2002, una forte inondazione l'aveva portata nel fiume principale. Aveva seguito la corrente per 5 chilometri verso il mare e si era arenata su un banco di sabbia nell'estuario.







David Nash...Wooden Boulder...1 di 2


giovedì 23 marzo 2017

mercoledì 22 marzo 2017

Ernesto De Martino... 22 Marzo...



Nu iurno ca d'a sete me murivo,
pe nnanzi ci 'ncontrai na fontanella.
Tanto ca era fresca e bella,
le iunegghielle 'nterra la'appuggiai.
Tanto ca era fresca e bella,
core non me ricii d'alluntanà.
Pigliai la via ca me n'aveva scì,
la funtanella appresse me venìa.
- Se sì' funtana fàttete bevè,
se sient'amante ràttete a scuprì.
- Non sò funtana e neanche amante,
sò li suspiri de la bella tua!

Un giorno che di sete mi morivo, davanti mi apparì una fontanella. Tanto era fresca e bella che inginocchio a berne mi piegai. Tanto era fresca e bella mi mancava il cuore di allontanarmene. Ripresi il cammino, la fontanella dietro mi veniva. " Se sei fontana fatti bere, se sei amante fatti riconoscere ". " Non sono fontana e neanche amante, sono i sospiri della bella tua ".

canto raccolto a Tricarico da Ernesto de Martino nell'ottobre del 1952

martedì 21 marzo 2017

Haiku di primavera......



...........Haiku di primavera...........


Takahama Kyoshi   1874-1959

  Arrivano le prime farfalle
"Di che colore sono?" chiedi.
  "Gialle" rispondo.


Nakamura Kusatao   1901-1983

   I ragazzi le guardano.
  Le ragazze
   hanno la testa tra le nuvole.



Masaoka Shiki   1867-1902

Nella sera di primavera
quale lettura per l'uomo
senza compagna?


...........Haiku di primavera...........

lunedì 6 marzo 2017

Fabio Pusterla...


Crespi d'Adda

Lungo i due lati del viale d'accesso
in doppia fila
si dispongano le tombe dei bambini:
piccole pietre uguali.
Il termine "bambino"
vuole indicare chi non ha raggiunto
l'età idonea al lavoro.

Si evitino
le formule patetiche.
Il grande edificio grigio sullo sfondo
suggerisce compostezza
e abnegazione.

Di fronte al cimitero
la natura ha disposto il suo omaggio:
grano e papaveri.
Ciò sia di sprone a tutti
affinché l'ordine regni in ogni orto.

La geometria perfetta delle strade
non è senza rapporto
col senso del dovere: ricordàtelo:
Un giorno
tutto sarà così.

Se qualcuno
volesse per avventura andare altrove,
faccia pure.
Sappia però di non avere alternative.





giovedì 2 marzo 2017

Lawrence Ferlinghetti...




E ancora La Patria es primera 
                                   dovunque questo divide la terra
      dove il povero nascerà senza buco del culo
           se la merda dovesse mai diventare di valore


da " Carnaval de Maìz " - 1972