venerdì 8 marzo 2019

Philip K. Dick... 2 di 13


Se questo mondo vi sembra
spietato, dovreste vedere
cosa sono gli altri



Apprezzo moltissimo che mi abbiate chiesto di condividere con voi alcune delle mie idee. Un ro-
manziere porta costantemente con sé ciò che la maggior parte delle donne porta nella borsetta:
molta roba inutile, pochi oggetti assolutamente essenziali e, per ogni evenienza, un gran
numero di cose che stanno a metà strada. Ma il romanziere non porta con sé tutto questo fisi-
camente, perché l'oggetto del suo possesso è mentale. Di tanto in tanto aggiunge una nuova
idea completamente inutile; di tanto in tanto, con riluttanza, elimina la spazzatura - cioè le
idee chiaramente prive di valore - e se ne libera con qualche lacrima sentimentale. Una volta
ogni tantissimo, però, gli capita di imbattersi casualmente in un'idea per lui davvero sorpren-
dentemente nuova, che egli spera sia nuova anche per gli altri. E' questa categoria finale che
dà dignità alla sua esistenza. Di queste idee senza prezzo, nel corso dell'intera vita, egli può
al massimo acquisirne un piccolo numero. Ma è sufficiente; grazie a loro, il romanziere ha
giustificato la sua esistenza a se stesso a al suo Dio. Una caratteristica strana e inquietante
di queste idee rare e straordinarie è la loro falsa veste - diciamo così - di ovvietà. Una volta
che l'idea è emersa o apparsa o nata - comunque avvenga che le nuove idee arrivino a esi-
stere - il romanziere si dice: "Ma naturalmente, perché non me ne sono accorto anni fa?".
Notate l'espressione "non me ne sono accorto". E' un'espressione chiave. Egli si è imbattu-
to in qualcosa di nuovo, ma che nello stesso tempo, da qualche parte, è sempre esistito e,
in verità, è semplicemente emerso, ma c'è sempre stato. Il romanziere non l'ha inventato
e neppure scoperto. In un senso molto concreto, ne è stato scoperto. Non l'ha inventato,
ma ne è stato inventato - e la cosa è abbastanza inquietante, se ci pensiamo. E come se 
l'idea l'avesse creato per i suoi scopi. Credo che questa sia la ragione per cui noi riscon-
triamo un fenomeno sorprendente e molto noto, e cioè che molto spesso nella storia una 
grande idea nuova colpisce parecchi ricercatori o pensatori esattamente nello stesso momen-
to, benché ciascuno di essi ignori i propri colleghi. "Era giunto il suo momento", diciamo
dell'idea, e così trascuriamo, come se l'avessimo spiegato, qualcosa che considero molto
importante: la nostra ammissione che in un certo senso le idee sono letteralmente vive. 
Che cosa significa che un'idea o un pensiero sono letteralmente vivi? E che si impongono
agli uomini qua e là e li usano per prendere corpo nel corso della storia umana?
Forse i filosofi presocratici avevano ragione: il cosmo è una vasta entità pensante. Può
darsi anzi che esso non faccia nient'altro che pensare. In questo caso, o ciò che noi chiamiamo
l'universo è semplicemente la forma o la maschera che questa entità prende, o in 
qualche modo essa coincide con l'universo - la mia variante preferita di questa visione
panteistica è che quest'entità imita abilmente il mondo di cui abbiamo quotidianamente
esperienza, senza per questo diventare più saggi. Questa è la concezione della più antica
religione dell'India e in una certa misura era la concezione di Spinoza e di Alfred North
Whitehead: l'idea di un Dio immanente, un Dio nell'universo, non trascendente e perciò
al di fuori di esso. Viene qui a proposito il detto sufista: "L'artigiano è invisibile nell'opera",
intendendo con "opera" l'universo e con "artigiano" Dio. Ma questo esprime ancora la
nozione teistica secondo cui l'universo è qualcosa che Dio ha creato; mentre io dico che
forse Dio non ha creato niente, semplicemente è. E noi passiamo la vita in lui o in lei con-
tinuando a domandarci dove lo o la si possa trovare. Mi sono divertito a riflettere su questi
argomenti per parecchi anni. Dio è a portata di mano come la spazzatura nel bidone, Dio
è la spazzatura nel bidone, per essere più precisi. Ma un giorno mi venne una cattiva idea -
- cattiva perché mise in crisi il meraviglioso monismo panteistico di cui andavo tanto fiero.
E se esistesse una pluralità di universi - e qui capirete da dove tira fuori le sue trame questo
scrittore di fantascienza - e se esistesse una pluralità di universi disposti lungo una sorta di
asse laterale, cioè ad angolo retto rispetto allo scorrere del tempo lineare? Devo ammette-
re che, riflettendo, scoprii di aver messo in piedi una spaventosa assurdità: diecimila corpi
di Dio disposti come abiti appesi in un enorme armadio, con Dio che li indossa tutti insieme
o passa a suo piacere dall'uno all'altro dicendo: "Credo che oggi indosserò quello in cui la
Germania e l Giappone hanno vinto la seconda guerra mondiale" e poi aggiungendo tra se
e sé: " Domani indosserò quello in cui Napoleone sconfisse gli inglesi; è uno dei mi-
gliori che ho". Questo appare certamente assurdo e sembra rivelare che l'idea di fondo è 
priva di senso. Ma immaginiamo di riformulare questo "armadio pieno di abiti diversi"
dicendo: "E se Dio provasse un abito e poi, per ragioni note a lui solo, decidesse di cam-
biare? decidesse cioè, per restare all'interno della metafora, che l'abito che indossa non
è quello che vuole?". Nel qual caso il suddetto armadio pieno di abiti diventerebbe una
sorta di progressiva sequenza di mondi, presi, utilizzati per un certo tempo e poi scartati
a favore di un mondo migliore. A questo punto potremmo chiederci: "Come si sentirebbe
l'abito improvvisamente dismesso - cioè l'universo abbandonato? Che cosa proverebbe?
E, cosa per noi ancor più importante, che cambiamenti subirebbero, se mai ne subissero,
le forme di vita di quell'universo?". Ho il sospetto che in realtà avvenga proprio questo;
e ho inoltre l'impressione che l'infinito numero di forme di vita coinvolte penserebbero -
sbagliando - che non sia successo nulla, che non sia cambiato nulla. Esse, in quanto ele-
menti di un nuovo abito, penserebbero erroneamente di essere sempre state indossate
- di essere state ciò che sono ora, con ricordi completi che proverebbero la correttezza
delle loro impressioni soggettive. Noi siamo abituati a supporre che tutti i cambiamenti si
verifichino lungo l'asse del tempo lineare: dal passato al presente al futuro. Il presente è
una conseguenza del passato e ne è diverso. Il futuro sarà una conseguenza del presente e
sarà diverso a sua volta. Che possa esistere un asse del tempo ortogonale, o ad angolo retto,
uno spazio laterale in cui avviene il cambiamento - verificandosi i processi, per così dire,
a latere rispetto alla realtà - questo è quasi impossibile da immaginare. In che modo perce-
piremo questi cambiamenti laterali? A quali indizi - se cercassimo di verificare questa
bizzarra teoria - dovremmo prestare attenzione? In altre parole, come è possibile che si
verifichino dei cambiamenti al di fuori del tempo lineare tout court, in ogni senso, in
qualunque misura? Ebbene, consideriamo uno dei temi favoriti dei pensatori cristiani:
il tema dell'eternità. Questa idea, storicamente parlando, fu una delle grandi novità portate
nel mondo dal cristianesimo. Noi siamo abbastanza sicuri che l'eternità esiste - che il termine
"eternità" si riferisca a qualcosa di reale, al contrario, per esempio, del termine "angelo".
L'eternità è semplicemente uno stato in cui si è liberi dal tempo, in un certo senso al di fuori
e al di sopra di esso. Non c'è passato, presente o futuro; c'è solo il puro essere ontologico.
Il termine "eternità" non indica solo un periodo di tempo molto lungo; essa è essenzialmente
atemporale. Ebbene, permettetemi di formulare la seguente domanda: "In essa - cioè, al di
fuori del tempo - hanno luogo dei cambiamenti?". Se voi rispondete: "Sì, l'eternità non è
statica; avvengono delle cose", io sorrido subito con  superiorità e vi dimostro che avete
reinserito di nuovo il tempo. Il concetto di tempo non fa che indicare - o piuttosto presup-
porre - una situazione in cui si verificano dei cambiamenti. Niente tempo, niente cambiamenti.
L'èternità è statica. Ma se è statica, non ha neanche dimensioni; è piuttosto come i punti geo-
metrici che si trovano in numero infinito lungo qualsiasi linea data. Considerando la mia 
teoria dei cambiamenti laterali o ortogonali mi difendo dicendo: "Perlomeno è meno assurda
sul piano intellettuale del concetto di eternità". E tutti parlano dell'eternità, a proposito e a
sproposito. Permettetemi di sottoporvi un'altra metafora. Immaginiamo che vi sia un ricchis-
simo mecenate. Ogni giorno, nel suo salotto, i suoi servi appendono sopra al caminetto un
nuovo quadro - ogni giorno un capolavoro diverso, giorno dopo giorno, mese dopo mese -
ogni giorno il quadro vecchio è tolto e rimpiazzato con uno nuovo e diverso. Chiamerò questo
procedimento cambiamento lungo l'asse lineare. Ma immaginiamo che i servi si trovino tem-
poraneamente a corto di nuovi quadri. Che cosa faranno nel frattempo? Non possono sem-
plicemente lasciare lì quello già appeso; il loro padrone ha stabilito che il rimpiazzamento -
cioè il cambio di quadro - debba aver luogo senza interruzioni. Essi dunque non lasciano al
suo posto il quadro attuale, né lo sostituiscono con uno nuovo. Fanno invece una cosa molto
intelligente: mentre il loro padrone non guarda, alterano abilmente il quadro già appeso.
Disegnano un albero quì, una bambina lì, aggiungono questo, tolgono quello; rendono lo
stesso quadro diverso e in un certo senso nuovo, ma, come ben capite, non nuovo nel senso
che lo rimpiazzano. Il padrone entra in salotto dopo cena, si siede di fronte al caminetto e
contempla quello che dovrebbe essere - secondo le sue attese - un nuovo quadro. Che cosa
vede? certo non è ciò che ha visto in precedenza. Ma non è neanche... e qui dobbiamo entrare
in sintonia con quest'uomo un po' stupido, in modo da riuscire a capire come lavorano  suoi
circuiti cerebrali nel tentativo di comprendere. I suoi circuiti cerebrali dicono: "Sì, è un
quadro nuovo, non è lo stesso di ieri, ma nello stesso tempo lo è, mi pare, credo di intuire...
sento che in qualche modo l'ho già visto. Però mi sembra di ricordare un albero, e qui non c'è
nessun albero". Ora, se estrapoliamo dalla confusione mentale e percettiva di quest'uomo il 
discorso teorico che facevo sul cambiamento laterale, potete probabilmente farvi un'idea
più precisa di ciò che intendo dire; insomma, almeno in una certa misura, potete vedere che, 
anche se probabilmente ciò di cui sto parlando non esiste - si tratta di un'ipotesi romanzesca
 -  potrebbe esistere. Non è contraddittorio sul piano intellettuale.

                                                                                                                      2 - continua

Philip K. Dick - Se questo mondo vi sembra spietato,
dovreste vedere cosa sono gli altri - Edizioni e/o - 
Piccola biblioteca morale - 1996

mercoledì 6 marzo 2019

Philip K. Dick... 1 di 13


Philip K. Dick


Se questo mondo
vi sembra spietato,
dovreste vedere
cosa sono gli altri.

Introduzione di Stefano Benni

Traduzione dall'inglese di
Alberto Cristofori


Introduzione

Quando anni fa proposi a due editori di sottrarre qualche libro di Dick alla pur meritoria
giurisdizione delle pubblicazioni di fantascienza, ebbi identiche reazioni. Risposero che era
un autore molto interessante, ma cosa era? Una forma di vita letteraria sconosciuta sul
nostro pianeta? Uno scrittore di fantascienza per casi clinici? Un mistico medioevale cali-
forniano? La sua unicità non venne riconosciuta come un pregio, ma come un ostacolo a
future classificazioni, comprensione e fortune editoriali. Ora Dick sta moltiplicando i suoi
lettori italiani; ma mi sembra che abbia dovuto comunque pagare un doppio prezzo per la
sua originalità. All'inizio ha pagato la misteriosa facilità con cui alcuni scrittori "fantastici"
riescono a parlare dei loro tempi con maggior passione e precisione rispetto i loro colleghi
"realisti". Questo per la cronica ignoranza e il sospetto che i "grandi" editori e critici
italiani mostrano verso libri ricchi di invenzione e ironia, perché queste doti abitano le 
culture critiche e curiose, non la nostra, pigra e terrorizzata dal nuovo.
Philip Dick, grazie alla sua fantasia cronistica, fu l'anticipatore di tutti i temi del moderno
incubo americano, e non solo americano: il mutamento cellulare del rapporto 
uomo-macchina e la nascita di sentimenti reciproci, la proliferazione di universi paralleli
nati dalla tecnologia e dalle nuove creature medianiche, la mutazione e riproducibilità
di ogni organo, di ogni corpo e forse di ogni esperienza, lo spaventoso e affascinante
aprirsi di corridoi tra realtà e irrealtà. Troppe cose da studiare, per i mostri giurati a vita.
Meglio importare i più rassicuranti problemi di ricchi rampolli un po' strippati di coca
e polpettoni fanta-lussuoso-politici.
Quando Dick è arrivato, con la sua "altra" America, ha dovuto subire una piccola
lobotomia. Il tema delle mille realtà compresenti, che Dick gioca profondamente tra
angoscia e ricerca di verità, è stato talvolta presentato come una sua abilità nel fondere
linguaggi e immagini esteticamente eccitanti e compatibili, come vorrebbe la nuova 
etica televisiva del frammento, il "siamo disorientati e belli". Lo scandalo di Dick,
come scrivono De Turris e Fusco nell'introduzione all'Uomo variabile, consiste proprio
nella confusione, nella simpatia tra uomo e androide, tra sano e drogato, tra vivo e morto.
Da una parte lo spettatore smaliziato, animale urbano che sa sopravvivere nello sfacelo
e goderne sottilmente turbato le scenografie. Dall'altra parte androidi belli, drogati-clown,
morti da effetti speciali. Dick arriva al grande pubblico e al sospetto interesse dei
"grandi" editori attraverso Blade Runner, film figurativamente splendido e ben
sostenuto dall'idea centrale del replicante, ma assai diverso dal libro. Gli androidi di
Dick sono carogne, non angeli muscolosi e terribili che citano il Bateau Ivre, Rachel non
ha lo splendore da aerografo giapponese di Sean Young, è un androide infelice che
vuole sedurre per vincere, ed esistere. E alla fine Deckard non fuggirà con lei, nel
finale imposto dai produttori, verso un'improbabile Svizzera, ma compagni del suo
futuro saranno un rospo sintetico e la moglie ritrovata.
E' bene dunque che si legga di più Dick ma è bene rispettare la sua unicità. Che non è
quella di un giocoliere tossico dei linguaggi della fantascienza, non il dubbio di
scegliere tra un falso e vero Schwarzenegger, non l'apocalisse con le luci giuste.
E' una scena oscura, il percorso angosciato, segnato da molte cadute, di uno scrittore
che entrò nel futuro americano dal buco temporale degli anni '60, e ne descrisse tutta
la violenza, dando alcune ingenue e geniali istruzioni di fuga. Non inventò figurine
per un'estetica del simulacro, ma un modo unico di usare la fantasia su uno scenario
nuovo, quello della tecnologia e della scienza, rilanciando la sfida della scrittura.
Possiamo amare Blade Runner, ma Dick è qualcosa di più, e non gli si può togliere
questo qualcosa. Anche se ci costerà un piccolo sforzo supplementare di attenzione
verso la sua opera.
      
                                                                                                Stefano Benni

(apparso su "Linea d'ombra" del gennaio 1992)



Nota sul testo e sull'Autore

Il testo di Dick che segue è un compendio della sua ultima filosofia della vita e della
letteratura, ai margini del teorico-quasi teologico e del fantastico, dell'esperienza
psichica tra "salute" e "malattia". Un documento, oltre che della tensione creativa
di Dick, di un attraversamento del tutto insolito della letteratura.
Se questo mondo vi sembra spietato... è noto anche come The Metz Speech, poiché è
stato letto dall'autore - in forma ridotta per ragioni di tempo - al secondo festival
internazionale di fantascienza di Metz il 24 settembre 1977. L'attore John Dowie
ne ha fatto nel 1990 un'interpretazione teatrale. La possibilità di pubblicarlo nella
versione integrale ci è stata offerta da Paul Williams, editor della "Philip K. Dick
Society Newsletter", dove è apparso nell'agosto 1977. Ringraziamo The Estate of
Philip K. Dick e Paul Williams per la loro cortesia. 


Philip K. Dick (Chicago 1928-Fullerton, California 1982) è uno dei grandi scrittori
della fantascienza, autore di opere di coraggiosa visionarietà e acre pessimismo sulla
alienata natura umana di oggi e di domani: Il mondo che Jones creò (1956), La
svastica sul sole (1963), I giocatori di Titano (1963), I simulacri (1964), Le tre stigmate
di Palmer Eldritch (1964), Il cacciatore di androidi (1968), Ubik, mio signore (1969) e 
tanti racconti. Ha cultori innumerevoli e meritati, anche se non tra gli intellettuali
di professione. 


                                                     1 - continua        

sabato 2 marzo 2019

OGGI... Sabato 2 marzo



2019 - AUGURI ITALIA                                   



Uno spermatozoo ingrandito 30.000 volte.



Il destino di queste piccole bestioline che ripugnerebbe vedere galleggiare nella minestra ci lascia come sognanti. Come dimostra questo documento, tutti gli uomini, all'origine, nascono uguali e assomiglianti: essi hanno una grossa testa e una lunga coda, come unica preoccupazione quella di evitare che la coda non si impiglia nella porta d'un preservativo. Dopo, sfortunatamente, le cose cambiano e le inegualità appaiono. 
Se la bestiolina si mette una tiara sulla testa, diventa papa. Se mette un cappello, con visiera e greca, diventa GENERALE. Se mette un berretto qualsiasi, diventa un proletario qualsiasi. Se si mette una bombetta e un sigaro in bocca, diventa un capitalista. Se si mette un casco con visiera di plastica, diventa un POLIZIOTTO, eccetera eccetera.
Quindi, perchè gli uomini siano tutti uguali, è sufficiente impedire alle nostre piccole bestioline d'entrare nella bottega d'un cappellaio.

martedì 26 febbraio 2019

Numeri...





Le vendite italiane di armi all'Arabia Saudita (paese belligerante al quale sarebbe vietata la vendita secondo la normativa vigente) sono pari a 427 milioni di euro nel 2016 e a 52 milioni nel 2017. Agli Emirati Arabi 59 milioni nel 2016 e 29 milioni nel 2017
Al Kuwait, grazie alla vendita degli Eurofighter, 7,7 miliardi di euro nel 2016 e 2,9 miliardi nel 2017


Dati ufficiali governativi

venerdì 22 febbraio 2019

George... EXTRA MONDO



EXTRA MONDO                      




Biodiversità sempre più a rischio. In una stanza dell'Università delle Hawaii, a Manoa, 
è morto l'ultimo esemplare al mondo della specie di chiocciola "Achatinella apexfulva".
Gli scienziati l'avevano chiamata George. Si tratterebbe della prima estinzione di una 
specie registrata nel 2019. Pare che se ne perda una ogni 20 minuti.

lunedì 18 febbraio 2019

Valerio Magrelli...

                                        

                                        Nelle considerazioni umane il diritto è riconosciuto in seguito a una
                                        uguale necessità per le due parti, mentre chi è più forte fa quello che
                                        può, e chi è più debole cede. TUCIDITE


Thyssen: per i senza parole


Continuano ad ardere come
come le lampade ad olio
ad olio della Bibbia.

          "Che devo fare?", chiedeva.

Ma cosa fare quando
quando si è ormai sgusciati via
sgusciati via dal corpo?

           Erano usciti per sempre dalla loro custodia.

Continueranno ad ardere
ad ardere per noi stoppini
stoppini di carne votiva.

           "Non lasciatemi solo!", scongiurava.

Bruciavano al dio del lavoro
lavoro di lingue di fiamma
di fiamma, di forza-lavoro.


Valerio Magrelli  1957

giovedì 14 febbraio 2019

Solo in cartolina...


2019 - AUGURI ITALIA                


Elisa Fabbri



Simona Conti


  
Monica Spada



Dario Carta



Roberta Oriano

lunedì 11 febbraio 2019

Solo in cartolina...


  2019 - AUGURI ITALIA                 




Ferruccio Orioli


Camilla Mazza' e Elisa Rampa



Maddalena Pignatiello



Marco D'Addario



Alberto Casagrande e Ilaria Cairoli

venerdì 8 febbraio 2019

Sembra ieri...


Italiani aiutiamoli a casa loro                     
                



Fino al 2002 nella Repubblica Elvetica gli italiani che ottenevano il permesso di lavoro stagionale non potevano portare le famiglie. Se ambedue i genitori lavoravano, i figli dovevano restare in Italia. Nella provincia di Varese e di Como sorsero molti istituti dove i figli di questi lavoratori venivano tenuti. Altri venivano tenuti "clandestinamente" in casa, in Svizzera. Catia aveva dodici anni
quando arrivò lì: "Ero rinchiusa. Significava non mettere la testa fuori, non uscire dalla stanza, non farsi vedere da nessuno. Nessuno doveva sapere che esistevamo. Non percepivo la mia paura. Ma sentivo chiaramente la paura intorno a me, quella dei miei genitori. Mia madre non avrebbe saputo dove lasciarmi in Italia e contemporaneamente sapeva che la mia presenza lì metteva a rischio il loro stipendio. Li sentivo dire: cosa succede se la scoprono? Ci buttano fuori dalla Svizzera. Come mangiamo? Cosa faremo?"

martedì 5 febbraio 2019

Valerio Magrelli...



Dio è un lapsus


Chi sono i credenti? Orfanelli
abbandonati che si ostinano a credere
il padre ancora vivo
- un padre, inoltre, che li creda vivi:
non sanno rassegnarsi alla solitudine.
Quale struttura incoercibile

è l'antropomorfismo!
Dio con la barba; Dio con un figlio; Dio!
Il suo stesso concetto prova tutto
il terrore dell'uomo sulla terra,
il terrore che vado scongiurando
a forza di bestemmie,

io stesso poveretto...Ma contro chi?
Tutt'al più contro babbo mannaro.
Sarebbe bello avere, un padre perfido.
Macché! nemmeno quello.
Bestemmie imperdonabili, perché inutili.
Se qualcuno risponde, è solo l'eco.

PS. Ad ogni modo, già il fatto che lo scriva,
sta a dimostrare, se fosse necessario,
che proprio non riesco a darmi pace.
Al massimo arrivo a convincermi
che il genitore sia tanto malvagio
da averlo scelto apposta, di non essere.

PPS. Ma resta incorreggibile. Così,
mentre spedisco la mail con questo testo,
mi confondo, e invece che in
"oggetto",
indico Dio sotto
"destinatario".


Valerio Magrelli 1957

sabato 2 febbraio 2019

Valerio Magrelli...



Said, mite Said,
hai attraversato il mondo per pitturarmi casa.
Poi, per i nostri figli, molti altri e altre da Cile e Perù,
Ucraina, Romania, Costa D'Avorio,
Filippine e Sri Lanka.
(Invece Tata mia, mia vice-madre,
era di Primavalle,
che è ancora più lontana del Bengala).
Voci di sradicati dentro casa:
mezzo mondo in cucina.


Valerio Magrelli 1957

mercoledì 30 gennaio 2019

Numeri...



Italiani aiutiamoli a casa loro                   



Gli italiani, giovani o meno giovani, che emigrano - quasi 200.000 quelli stimati nel 2017 - sono più degli stranieri che arrivano con gli sbarchi (119.000 nello stesso anno). Anzi , ultimamente hanno cominciato ad emigrare pure gli stranieri presenti in Italia: 40.000 solo nel 2017.


Del resto, sapete quanti sono gli studenti italiani che, partiti per l'Erasmus, finiscono per sposare un o una partner di nazionalità diversa? Più di uno su tre.


Stefano Allievi "5 cose che tutti dovremmo sapere sull'immigrazione ( e una da fare)"
Laterza ed. - 2018 


domenica 27 gennaio 2019

P. Steinberg.................


...............27 gennaio            




Una mattina, dopo il risveglio, ispeziono la fila di cuccette di cui sono responsabile per assicurarmi che i letti siano stati fatti, e mi trovo faccia a faccia con un vecchio che è rimasto a letto, nella cuccetta di mezzo. E' un ebreo polacco alla fine del percorso, di quelli che, come si dice nel linguaggio del campo, stanno per eingehen. Un termine che in tedesco si usa per le piante morenti. Gli dico di scendere subito e di farsi il letto. Il vecchio mi guarda e borbotta qualcosa in yiddish, mi sembra di cogliere un atteggiamento di sfida. Furioso, alzo di riflesso la mano per schiaffeggiarlo. All'ultimo momento mi trattengo e la mia mana gli sfiora solo la guancia. I n quella frazione di secondo intravedo l'abisso.................... Io rimasi di pietra. Poi mi allontanai, e quella scena, banale nella vita quotidiana di un campo della morte, mi ha tormentato per tutta la vita. Il contagio aveva compiuto la sua opera e io non ero sfuggito alla regola. In quel mondo di violenza, avevo compiuto un gesto di violenza, dimostrando in tal modo che vi avevo preso il posto che mi spettava. Il vecchio ebreo polacco deve esser morto nei giorni successivi e da allora lo porto in me come un embrione. Il ricordo del mio gesto non smette di tormentarmi. Rimane una delle piaghe abiette e difficili a rimarginarsi, che mi accompagneranno dovunque. Ho schiaffeggiato il vecchio ebreo polacco. I khmer rossi hanno massacrato i propri fratelli e le proprie sorelle. Dei soldati di leva hanno compiuto torture in Algeria. Gli Hutu hanno passato i Tutsi al machete. E in questo concerto, io ho eseguito la mia parte.


da  "Un altro mondo"

Paul Steinberg 1926 - 1999  ebreo parigino, internato prima ad Auschwitz dal 1943 al gennaio del 45, poi a Buchenwald fino alla liberazione.

giovedì 24 gennaio 2019

Numeri...



Italiani aiutiamoli a casa loro                

               
Nel secolo tra il 1861 e il 1961 hanno lasciato l'Italia oltre 25 milioni di persone,
 a un ritmo quindi di 250.000 l'anno.



Stefano Allievi "5 cose che tutti dovremmo sapere sull'immigrazione ( e una da fare)"
Laterza ed. - 2018 

lunedì 21 gennaio 2019

Boris Pahor.............CONTENITORE CAPODANNO



" I miracoli non esistono o può farli l'uomo...Io sono un panteista. E mi riconosco nelle parole di Einstein: "sono religioso ma non credente". Mi inchino davanti alla natura, lo faccio ogni giorno da quando sono uscito dal campo di concentramento. Possono distruggere loro stessi gli uomini e con sé stessi quella palla che chiamiamo mondo, il nostro mondo. Uno mi può dire: ma cosa te ne importa che tu fra poco sarai sottoterra? Dico che me ne importa perché c'è gente che vive, gente che nasce. Pensare a questo è un vivere onesto. "



Boris Pahor (1913) autore di "Necropoli", in una intervista del 2018

venerdì 18 gennaio 2019

Amitav Ghosh.............CONTENITORE CAPODANNO



" Le questioni emergenti dai cambiamenti climatici sono sempre state generalmente inquadrate per compartimenti separati: affrontate cioè in relazione alla scienza, alla tecnologia, all'economia. Io credo, invece, che vadano esaminate attraverso i prismi dell'arte, della letteratura e della storia. Anzi:  sono convinto che aver in larga  parte definito il problema climatico come un problema della scienza o della tecnologia sia stato di per sé uno dei principali ostacoli al mettere in atto cambiamenti veri in questa direzione "


Amitav Ghosh autore di "La grande cecità", in un intervista del 2018

martedì 15 gennaio 2019

Judith Malina.........CONTENITORE CAPODANNO


LIVING THEATER              

Judith Malina

Disperiamo di tutte le risposte provenienti dalle antiche aule coperte d’edera dove le questioni classiche sono rimaste irrisolte. Ma vi sono due possibili oracoli che ci diranno il vero: nel segreto luogo interiore in cui ognuno di noi cela una soluzione che la vita gli ha assegnato di rivelare; e nelle arti: nei burleschi palazzi della poesia, nelle intuizioni che pervadono un tela dipinta, nei lampi sprigionati dal rapporto tra due suoni giustapposti, nell’angolo formato dal ginocchio flesso del danzatore e, infine, nel teatro. Questi luoghi hanno rappresentato finora, insieme ai nostri sogni, l’unica chiave per accedere alla consapevolezza di sapere che non possiamo sapere.

Giugno 1960

venerdì 11 gennaio 2019

Fabrizio De André...





il ministro dei temporali
in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia
con la tovaglia sulle mani
le mani sui coglioni



lunedì 7 gennaio 2019

E. Sottsass..............CONTENITORE CAPODANNO





Gli artigiani indiani, i veri artigiani indiani sono molto poveri, molto, molto poveri; non hanno
luogo, non hanno strumenti, non hanno lampadine, forse hanno tempo, forse a loro va bene così,
forse vorrebbero essere diversi. E' difficile saperlo. Disegnare per gli artigiani indiani è un lavoro
molto ambiguo, non si sa fino a che punto si sta usando tutta questa energia della povertà e della
pazienza e fin dove si può pensare di aprire qualche fessura verso un futuro a loro vagamente più
facile. Anche questo è difficile saperlo.  Ho pensato molto a questa situazione, ma non sono
riuscito a chiarirla. Allora ho deciso semplicemente di dedicare questi piccoli disegni agli artigiani
indiani; non soltanto a quelli che ho conosciuto ma anche a tutti quelli che non ho mai incontrato. 
So che sono persone brave e sono persone silenziose, hanno gli occhi attenti, seri, neanche tanto
preoccupati. So che per sopravvivere consumano tutte le possibili forze mentali e fisiche e so
anche che la loro interminabile enciclopedia di regole, di conoscenze, di nostalgie,sparirà piano,
piano chissà dove.

giovedì 3 gennaio 2019

Pier Paolo Pasolini...........CONTENITORE CAPODANNO



Non è vero che comunque si vada avanti. Assai spesso sia l'individuo che le società regrediscono o peggiorano. In tal caso la trasformazione non deve essere accettata: la sua "accettazione realistica" è in realtà una colpevole manovra per tranquillizzare la propria coscienza e tirare avanti. E' cioè il contrario di un ragionamento, anche se spesso, linguisticamente, ha l'aria di un ragionamento. La regressione e il peggioramento non vanno accettati: magari con indignazione o con rabbia che, contrariamente all'apparenza, sono, nel caso specifico, atti profondamente razionali. Bisogna avere la forza della critica totale, del rifiuto, della denuncia disperata e inutile.


Pier Paolo Pasolini da "Lettere Luterane" 1975

lunedì 31 dicembre 2018

Haiku di buon anno..............



............  Haiku di buon anno  ............



Yosa Buson  1715 - 1783


andiamo a letto!
il capodanno
è cosa di domani


 ............  Haiku di buon anno  ............

mercoledì 26 dicembre 2018

Haiku d'inverno...


........ Haiku d'inverno ........



Kobayashi Issa 1763 - 1827

Dietro il muro
si è attaccata
la neve dei poveri


Konishi Raizan  1653 - 1716

alzo il capo e vedo
me coricato
nel freddo


Kato Shuson  1905- 1993

 Anche dopo la mia morte
ci sarà questo cielo azzurro
nelle notti fredde?


........ Haiku d'inverno ........

venerdì 21 dicembre 2018

W. Whitman... SOLO UN CORPO...




Ché se il corpo non è l'anima, che cosa dunque è l'anima?


Walt Whitman da "Canto il corpo elettrico"

martedì 18 dicembre 2018

Margaret Atwood... SOLO UN CORPO...



Il corpo è facilmente danneggiabile,
facilmente eliminabile,
è fatto di acqua e sostanze chimiche,
è poco più di una medusa sulla sabbia.


Il racconto dell'ancella - Ponte alle grazie editore - 1986 -

venerdì 14 dicembre 2018

Salman Rushdie... SOLO UN CORPO...




Il nostro organismo è in continuo mutamento.
I nostri capelli, la pelle, tutto.
In un arco di sette anni tutte le cellule
che ci compongono vengono sostituite
da altre cellule.
Ogni sette anni siamo al cento per cento
diversi da quello che eravamo.


Salman Rushdie - La caduta dei Golden - 2017

martedì 11 dicembre 2018

Satana e i cambiamenti climatici...



AUGURI ITALIA                       





Noi sottoscritti respingiamo la teoria di essere responsabili dei cambiamenti climatici, e vi rimandiamo ad altri ben conosciuti diavoli,
per esempio Alrinach, conosciuto come provocatore di cataclismi
meteoreologici, oppure Batscumbasa propiziatore delle piogge.
Chiedete a loro




Firmato: Belfagor,  Satana, Behemoth, Ammone, Lucifero, Asmodeo, Astaroth, Berith, Nergal, Ufir, Baal, seguono altre centinaia di nomi.  

lunedì 10 dicembre 2018

Walter Siti... SOLO UN CORPO...



La crisi post-2008 ha messo in ombra le preoccupazioni per il clima; questo significa che,
nella nostra percezione, la vita di un uomo del 2150 vale meno della vita di un uomo ora?
Il nostro corpo ha un prezzo: sia perché costa nutrirlo, coprirlo e mantenerlo
in salute. sia perché possiamo affittarlo nella prostituzione o nella
procreazione, sia perché costa seppellirlo - ma anche perché il lavoro
lo consuma, e perché ormai si può vendere a pezzi col commercio
degli organi: in Iran un rene costa 1200 dollari sul mercato legale, in India 860,
ma in quasi tutto il mondo si possono strappare prezzi assai più convenienti
sul mercato clandestino.


Walter Siti - Pagare o non pagare - Nottetempo editore

lunedì 3 dicembre 2018

Patrik Ourednik...



Per composizione lo Zyklon B rientrava nella categoria dei disinfettanti e fu sperimentato
per la prima volta nel febbraio 1940 nel campo di Buchenwald su 250 bambini zingari che
la polizia ceca aveva arrestato a Brno e l'esperimento dimostrò che era il più adatto
all'obiettivo stabilito.


Durante la Prima guerra mondiale sono morti 9 milioni di uomini e 600.000 donne.
E 6 milioni di uomini e 200.000 donne sono rimasti mutilati a vita.
E 7 milioni di donne hanno perso il marito e 9 milioni di bambini il padre.


E ogni settimana scomparivano in media una lingua e 35.000 ettari di foresta, e il
96% della popolazione mondiale parlava 240 lingue mentre il 4% della popolazione
ne parlava 5821 e 51 lingue erano parlate ormai da un solo individuo.


Patrik Ourednik - Europeana - Breve storia del XX secolo - Quodlibet Edizioni

mercoledì 28 novembre 2018

Speranza e disperazione...



Negli ultimi cinque secoli i flussi migratori hanno raggiunto livelli senza precedenti, in
termini sia di distanze coperte, sia di quantità di persone che si spostano. E' tempo di affrontare
una domanda fondamentale: perché la gente migra? Una volta tanto, la risposta è semplice: o
perché vuole o perché deve. Perché vuole: i cacciatori seguono la selvaggina, gli agricoltori cercano
nuova terra arabile; si sposta continuamente chi commercia, di necessità, ma anche gli
industriali, in cerca di migliori infrastrutture e regimi  fiscali; fin dal Medioevo gli studenti
vanno nei posti dove l'istruzione è migliore o costa meno, e i loro docenti verso paesi in cui la
ricerca è meno trascurata. Molti di questi spostamenti incidono sulla società e sull'uso delle
risorse naturali: vivere vicino all'acqua semplifica la vita e i traffici, ma così certe aree si
riempiono di gente mentre altre si spopolano. E poi ci sono i cambiamenti climatici, gli
eventi politici e le epidemie. Allora si migra perché si deve: perché non c'è acqua o non c'è
lavoro; perché c'è la guerra o perché  non c'è ma ci hanno circondato di filo spinato; perché
si è in troppi, o in troppo pochi, o perché il gruppo (etnico, religioso, politico) cui apparteniamo
è perseguitato. Nel corso della preistoria e della storia tutto è cambiato più e più volte,
ma non le due molle che hanno spinto la gente via da casa: speranza e disperazione.


Guido Barbujani - Andrea Brunelli 
Il giro del mondo in sei milioni di anni
Il Mulino edizioni - 2018     

giovedì 22 novembre 2018

Il robot scarafaggio... EXTRA MONDO

                                                        
                        
                                                                                        EXTRA MONDO


E' stato creato un robot che può appiattirsi dimezzando la sua altezza
e continuare ad avanzare in spazi ristretti senza perdere velocità.
I ricercatori si sono ispirati agli scarafaggi. La macchina è dotata di un
guscio rigido, articolato in più segmenti, con basso attrito. Secondo
Pnas, potrebbe essere usata nelle aree colpite da disastri, per esempio
per soccorrere le persone sotto le macerie. 

lunedì 19 novembre 2018

Maurizio Cucchi...




Cartongesso


Lo spazio si apre, il mondo
diventa minima terra e in breve
ovunque percorribile e così spesso
identico a se stesso. E allora
ecco la reazione astorica,
il paradosso, l'autodifesa ottusa,
la trappola, dove affondare in nome
di una diversità meschina, di una
irrilevante identità superflua,
creando barriere, separatezze,
autonomie e confini, cordoni
sanitari, muri di cartongesso
dove a sbattere il muso
sarà, più del diverso, il topo
che si è dentro rinchiuso. 


venerdì 16 novembre 2018

Velimir Chlèbnikov...


                   
                        


Dal sacco
si sparsero al suolo le cose.
Ed io penso
che il mondo
è soltanto un sogghigno,
che luccica fioco
sulle labbra di un impiccato.



- 1908 -



In fondo al sacco... 2013 / 2018

mercoledì 14 novembre 2018

A. Leogrande...



A SUD                        


Arrivando a Taranto in treno, lo sguardo è inevitabilmente portato a seguire il degradare del paesaggio verso il litorale. I campi coltivati a grano, a ulivo, a vite cedono lentamente il passo alla macchia mediterranea che accompagna le coste basse e sabbiose fino alla città; gli ultimi chilometri di ferrovia si dividono fra la monotonia irregolare degli arbusti bassi e verdi e la comparsa del mare, generalmente calmo. Poi, tutto a un tratto, ecco spuntare i primi segni della fabbrica: quell'impressionante ammasso di acciaio, cemento e fumo che devasta la terra su cui si erge. Ciminiera dopo ciminiera, cumulo di ghisa dopo cumulo di ghisa, deposito dopo deposito, la distesa sconfinata dell'Italsider occupa un territorio di quasi duemila ettari, una superficie, cioè, persino più estesa di quella occupata dall'intera città! La fabbrica è un mondo a sé, una città al di là della città: un universo chiuso che negli anni, nei decenni, non ha accettato altro rapporto con il territorio circostante che non fosse quello di puro dominio.


Alessandro Leogrande da  " Dalle macerie. Cronache sul fronte meridionale "

lunedì 12 novembre 2018

Marco Aime...



3 proverbi africani




La menzogna segue il sentiero,
la verità cercala tra l'erba

Il bambino che non è mai uscito di casa
crede che solo sua madre sappia fare bene il sugo

Se hai un solo dente in bocca,
                                                                  usalo per sorridere.


da "Il soffio degli antenati" di Marco Aime
Einaudi editore - 2017

venerdì 9 novembre 2018

Guido Barbujani...






... che dopo un po' di tempo dalla prima immigrazione africana, diciamo intorno a 29.000
anni fa, non c'erano più Neandertal, c'eravamo solo noi, e nel giro di pochissimo tempo
anche tutte le altre forme umane arcaiche, in Asia, sono scomparse  e siamo rimasti solo
noi: gli africani. Noi che abbiamo la fronte verticale, noi che abbiamo il mento, e la testa
schiacciata sul retro. Basta controllare: chi ha queste tre caratteristiche è africano.
Siccome ce le hanno tutti, siccome non si trova più in giro nessuno che non ce le abbia,
significa per forza che siamo tutti discendenti degli stessi antenati: gli africani che già intorno
a 150.000 anni fa avevano il mento, la fronte verticale e l'osso occipitale ridotto.
Siamo gli immigrati che hanno rapidamente costretto a uscire di scena i vecchi residenti,
i vecchi europei, i vecchi asiatici, e nel giro di poche migliaia di anni hanno preso possesso
dell'intero pianeta.


...noi siamo una mescolanza di contributi diversi, arrivati fino a noi da antenati che stavano
in varie parti del mondo: da questo punto di vista siamo come i tonni pinna gialla. Un po'
meno omogenei di loro, in realtà: le diverse popolazioni di tonni pinna gialla hanno in
comune il 99% del loro DNA variabile (noi l'88%) e le differenze sono solo l'1% (da noi
il 12%). C'entra probabilmente il fatto che l'essere  bipedi ci rende più mobili degli scimpanzé,
ma il potersi muovere attraverso mari in cui non ci sono barriere se non quelle climatiche
rende i tonni più mobili di noi che invece, girando a piedi, incontriamo anche deserti, bracci
di mare e catene montuose (e non era ancora stato concepito il muro del Brennero): tutte cose
che non incoraggiano a migrare.


Guido Barbujani - Gli africani siamo noi - Laterza editori - 2016   

martedì 6 novembre 2018

4 Novembre 1918...


L'ALTRO IERI                     


...perché quella guerra non fu per nulla "nazionale", in quanto voluta da ristrettissimi gruppi economici, e dai loro rappresentanti politici, e produsse un enorme arricchimento per i pochi, un immiserimento per i molti; e quella guerra fu combattuta proprio dai poveri, che quando non ci lasciarono la pelle, o un braccio o un occhio, tornarono a casa poveri come erano partiti, e molti furono colpiti dall'epidemia di spagnola che fece più morti della guerra. La "vittoria" del 4 novembre fu una vittoria per la Fiat, per l'Ansaldo, e per gli altri padroni del vapore, e per quegli intellettuali invasati che avevano invocato la guerra come "igiene".


Angelo D'Orsi  da "Il Manifesto" del 2 novembre 2018

domenica 4 novembre 2018

4 Novembre 1918...Oggi...Cento anni fa





4 novembre 1918
4 novembre 2018

Così, ci hanno fatto l’adunata, sempre senza rancio,  e hanno chiamato l’apello per vedire che era asente. Poi, ci hanno detto che chi ave li callette e li scatolette si li mancia, e quelle che non ci n’abiamo manciammo questa mincia, e ci dovemmo contantare che avemmo vinto la querra. E tutte ci abiammo quardate in faccia e tutte diciammo :” Ancora manciare per noi non ci n’è. Abiammo vinto la querra e abiammo perso il manciare!”


da “Terra matta” di Vincenzo Rabito

                                  

venerdì 2 novembre 2018

Hito Steyerl...




Ma ecco emergere la più radicale conseguenza del fatto che internet è passata offline: se le immagini si possono condividere e far circolare, perché non si può fare lo stesso con tutto il resto? Se i dati migrano di schermo in schermo, anche le loro incarnazioni materiali si possono muovere di vetrina in vetrina e attraverso altre recinzioni. Se si può eludere il copyright e criticarne la legittimità, perché non si può fare lo stesso con la proprietà privata? Se si può condividere un piatto in jpeg su Facebook, perché non il pasto vero? Perché non applicare i principi del fair use anche allo spazio, ai parchi e alle piscine? Perché rivendicare l'accesso libero solo alla libreria digitale jstor e non al Mit di Boston o a scuole, ospedali, università? Perché le nuvole di dati non dovrebbero scaricare una pioggia di prodotti del supermercato? Perché non mettere in comune l'acqua, l'energia e il Dom Perignon? Se il circolazionismo vuole avere un peso, deve passare nel mondo della distribuzione offline, della disseminazione in 3D delle risorse, della terra e dell'ispirazione. Perché non ritirarsi piano piano da un internet che sta tra i morti viventi per costruire altre reti?

martedì 30 ottobre 2018

Sembra ieri...


AUGURI ITALIA                                    



Il 10 giugno 1940 il regime aveva emanato il divieto di ballare (IMMORALE) in pubblico.
I locali notturni (IMMORALI) erano stati chiusi.
La musica americana (IMMORALE) categoricamente proibita.
Messi al bando gli autori ebrei (IMMORALI) .
Il jazz (IMMORALE) assolutamente interdetto.


Odio l'estate - Paola De Simone - Donzelli editore - 2010 

domenica 28 ottobre 2018

28 Ottobre 1918...Oggi...Cento anni fa







28 ottobre 1918
28 ottobre 2018

Perché noi, quelle che per fortuna ancora erimo vive, arrevammo nella sua posizione con la scuma nella bocca come cane arrabiate. E tutte quelle che trovammo l’abiammo scannate come li agnelle nella festa di Pascua e come li maiala. Perché in quel momento descraziato non erimo cristiane, ma erimo deventate tante macillaie, tante boia, e io stesso diceva: “Ma come maie Vincenzo Rabito può essere diventato così carnifece in quella matenata del 28 ottobre?” Che io, durante tutta la querra che aveva fatto, quanto vedeva a qualche poviro cechino ferito, se ci poteva dare aiuto, ci lo dava. Ma in questa matina del 28 ottobre era deventato un vero cane vasto, che non conosci il padrone, che fu propria in queste sanguinose ciorne che mi hanno proposto una midaglia a valore miletare.


da “Terra matta” di Vincenzo Rabito
                         

venerdì 26 ottobre 2018

P. Eluard...


AUGURI ITALIA                                                                   


La miseria si fa eterna
La crudeltà si sazia

Le guerre s'irrigidiscono
Sopra i ghiacciai opulenti

Fra gli sterpeti dell'armi
Carni e sangue si disseccano

Quanto basta a calmare le anime amorose
A deviare il corso dei fantasmi

E provocare la dimenticanza
Ma anche a mutare la legge

Legge ragione pratica

Capire è giudicare
L'errore con l'errore

Se vedere fosse fulmine
In terra di carogne

Sarebbe dio chi giudica
Ma non ci sono dei


Paul Eluard  1895 - 1952
da "Poesia ininterrotta"
traduzione di Franco Fortini

mercoledì 24 ottobre 2018

Tiziano Scarpa...


La Terra


1.

La foto della Terra da Plutone
fa il punto della nostra situazione.
Un puntolino blu.
E quello sei tu
che cerchi di aggiustare lo sciacquone.


2.

La geologia a congresso ha inaugurato
l'Antropocene. Il mondo è umanizzato.
La Terra siamo noi.
I nostri cacatoi
riempiono di noi tutto il creato.


3.

La crosta della Terra è solo un velo.
Sotto c'è il magma. Sopra, anossia e gelo.
Non si può andare giù
né evadere all'insù.
Non resta che accudire lo sfacelo.


Tiziano Scarpa da "Le nuvole e i soldi" - Einaudi editore - 2018

lunedì 22 ottobre 2018

Sembra ieri...


- LEGGE 13 maggio 1978 - n. 180 -                                    


- Da vicino nessuno è normale -
Caetano Veloso



A Cesano Boscone facevano diverse maschere e altre cose per bloccare i movimenti. So di uno
che è stato bendato tutto, poi cucito in un sacco e a letto per 20 giorni, nutrito a punture. I bambini
piccoli venivano fasciati con solo la bocca per respirare, perché non riuscivano a dormire.


Nel '63 siamo venuti a Milano dalla Sicilia in cerca di lavoro. Sono stata assunta nella cartiera di
Verona, insieme ai miei fratelli e siccome mi è successo un incidente sul lavoro, ho dovuto smettere,
ho fatto i 3 mesi del contratto e mi sono licenziata. Dalla preoccupazione di trovare un altro
lavoro mi sono ammalata di insonnia. I miei genitori hanno pensato di ricoverarmi, io ero d'accordo.
Ho fatto la cura del sonno al Paolo Pini e mi hanno dimessa dopo 2 mesi e mezzo. Per il Largatil
che è un forte tranquillante, mi è venuto il tremolio alle mani e la bava alla bocca. In casa dove-
vano imboccarmi perché stavo male, mia madre non poteva badare a me per via dal lavoro. Mi
hanno ricoverata ancora, sono stata 3 o 4 giorni di passaggio, poi mi hanno trasferito a Cernusco.
Dopo 2 anni e mezzo. Mi hanno dimessa, sono stata 7 mesi, ho chiesto la residenza a Milano, mi
hanno ricoverata ancora, andavo e venivo. Sono 8 anni che non esco.


Quando è morta mia mamma dopo un po' mi hanno messo subito qua dentro continuavo a piangere
perché dicevano che ero cattiva: sono 19 anni che sono qui.


Appena sono entrato ho avuto l'impressione di essere in un labirinto con qualche cosa di
arcano, di incomprensibile, persone che circolavano intorno a me, nella casa di Arianna.




Matti chi - numero zero - ottobre 1978 - Cernusco S/N

10 giorni da "negri"... 10 di 10


   Appena 50 anni                                       
Edizioni anastatica                                    
Kara kiri ottobre 1968                               







venerdì 19 ottobre 2018

mercoledì 17 ottobre 2018

10 giorni da "negri"... 9 di 10



Appena 50 anni                                     
Edizioni anastatica                                  
Kara kiri ottobre 1968                               
                        


lunedì 15 ottobre 2018

10 giorni da "negri"... 8 di 10




Appena 50 anni                                     
Edizioni anastatica                                  
 Kara kiri ottobre 1968                               



                               

venerdì 12 ottobre 2018

10 giorni da "negri"... 7 di 10


Appena 50 anni                                     
Edizioni anastatica                                  
Kara kiri ottobre 1968                               
                            


                 

mercoledì 10 ottobre 2018

10 giorni da "negri"... 6 di 10



Appena 50 anni                                     
Edizioni anastatica                                  
  Kara kiri ottobre 1968                              



lunedì 8 ottobre 2018

10 giorni da "negri"... 5 di 10


Appena 50 anni                                     
Edizioni anastatica                                  
Kara kiri ottobre 1968                               



sabato 6 ottobre 2018

10 giorni da "negri"... 4 di 10


Appena 50 anni                                     
Edizioni anastatica                                  
Kara kiri ottobre 1968                               



giovedì 4 ottobre 2018

10 giorni da "negri"... 3 di 10


Appena 50 anni                                     
Edizioni anastatica                                  
Kara kiri ottobre 1968                               
                           



lunedì 1 ottobre 2018

Haiku d'autunno...


.......... Haiku d'autunno ..........



Yosa Buson  1715 - 1783

si oscura la montagna,
e ruba il rosso
alle foglie dell'autunno


Kaneko Tota  1919- 2018

  Città della bomba atomica.
        Si raccolgono mele
con l'energia elettrica tagliata.


Matsuo Basho  1644 - 1694

sono arrivato fino a qui
senza morire -
e finisce l'autunno


.......... Haiku d'autunno ..........